Bus in fiamme. Strage di ragazzi

Del pullman  è rimasto  solo lo scheletro di acciaio annerito dal fumo. Un telo dei Vigili del fuoco  copre questa tomba collettiva da dove solo ieri mattina, otto ore dopo lo schianto, sono riusciti ad estrarre l’ultimo corpo. Un ragazzino forse, ma non è stato ancora identificato. Dei 56 passeggeri più 2 autisti, solo in 12 sono illesi. Agnesz ha 16 anni, la coda di cavallo, zoppica leggermente, indossa ancora la tuta blu con cui stava viaggiando e un paio di sneakers che le hanno dato gli uomini della Stradale: «Stavamo dormendo quando abbiamo sentito lo schianto. C’erano fiamme e tanto fumo. Urlavamo tutti non si vedeva niente. Non si riusciva neanche a raggiungere l’uscita. Qualcuno ha iniziato a rompere i finestrini. Mi sono ritrovata nell’erba senza scarpe».

Come riporta il quotidiano il Secolo XIX, gli uomini dell’Anas ieri mattina lavoravano attorno al pilone di cemento annerito dal fumo, per terra nemmeno un segno di frenata. Il pullman è andato dritto. Un automobilista che percorreva l’autostrada poco dietro ha dato l’allarme e racconta poi agli uomini della Stradale quello che ha visto: «Si sentiva urlare. C’erano persone con le mani nei capelli. Ho visto sul pullman corpi che bruciavano ancora vivi. C’erano ragazzi sbalzati dai finestrini. Erano in maniche corte senza scarpe. C’erano 3 gradi sotto zero».

Quello che è successo lo si legge negli occhi di questi ragazzini che affollano la hall dell’Hotel Ibis. Sono i sopravvissuti. I feriti leggeri. Qualcuno ha un braccio ingessato. Altri cerotti e bende sul viso a coprire i punti di sutura. Ai piedi hanno ciabatte. Alcuni genitori sono arrivati da Budapest dopo aver guidato per 8 ore. Uno tiene stretto il figlio che non vuole parlare: «Mi ha detto che stavano dormendo quando si sono accorti che il pullman era oltre la carreggiata. Non riuscivano a uscire perché si erano bloccate le porte. Mi ha raccontato che uno dei suoi compagni ha preso il martelletto di sicurezza e ha rotto i finestrini».

Altri ragazzi raccontano di questo loro compagno di classe senza un nome, che alla fine dopo aver salvato tanti di loro non sarebbe riuscito a salvare se stesso. Andras ha il braccio fasciato quando esce dal comando della Stradale. Ha già raccontato tutto agli agenti. I suoi genitori sono corsi qui da Budapest per riportarlo a casa. Il suo è ancora un racconto confuso, c’era troppo fumo, era buio: «C’era questo ragazzo un po più grande di me. Aveva in mano un martelletto con cui rompeva i finestrini, correva su e giù lungo il pullman per rompere più finestrini che poteva. Quando ha rotto anche quello vicino a me mi sono buttato fuori. Senza il suo coraggio non so se mi sarei salvato. Ma fuori quando sono arrivati i soccorsi e le ambulanze non l’ho più visto». Perché quel ragazzino col martelletto, dal pullman non è mai uscito, racconta il capo della Stradale di Verona Girolamo Lacquaniti: «Il suo corpo era vicino ai finestrini. Aveva ancora in mano il martelletto che ha usato per salvare tanti ragazzi».

A Verona la console magiara Judit Timaffy è corsa qui nella notte da Milano: «Per noi è una tragedia nazionale». Nella hall dell’hotel Ibis è una tragedia e basta. Ci sono ragazzini che non sanno ancora se i loro insegnanti sono vivi, chi dei loro compagni di scuola del liceo classico Szinyei Merse Pal della capitale non ce l’ha fatta. Una ragazzina biondissima con un giubbotto fucsia e azzurro piange disperata. Altri messaggiano  via WhatsApp con i compagni rimasti a casa. La tragedia viaggia sui social ma è soprattutto una tragedia. Un ragazzino alto alto stretto in un giubbotto blu, abbraccia come se fosse sua madre la console e dice piano: «Non so nemmeno io come ho fatto a salvarmi”.

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