L’incognita voto estero tra scandali brogli e voti spediti per posta ordinaria

Nonostante gli scandali, le inchieste, le condanne, le infiltrazioni mafiose, i video australiani coi pacchi di schede riempite da un gruppetto di

ragazzini il voto degli italiani all’estero resta così come era. Il ricorso alla Corte costituzionale che avrebbe potuto far saltare tutto è stato infatti respinto. La questione del sistema elettorale a rischio non è stata manco sfiorata, spiega la Consulta: un «errore di percorso ha impedito alla Corte di entrare nel merito». Un anno dopo la presentazione del quesito sollevato dal Tribunale di Venezia in occasione del referendum del 4 dicembre 2016 e dodici giorni prima del 4 marzo, i giudici dicono infatti che i dubbi sulla segretezza e la validità dei voti all’estero andavano rivolti «all’Ufficio centrale per la circoscrizione estero» e poi «all’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione», l’unica «legittimata a sollevare l’incidente di costituzionalità». Chiuso il discorso.

Gli italiani che vivono fuori, proprio per le procedure macchinose, hanno già in larga parte votato. La Camera «deve» avere i suoi dodici deputati eletti all’estero e così il Senato i suoi sei senatori e buonanotte al secchio. Sulla regolarità però nascono forti dubbi e lo dimostra anche il video dell’elettrice italiana che sta a Tenerife, come riporta il Fatto Quotidiano, e che ha deciso di registrare una videodenuncia, delle modalità con cui viene consegnato il plico. Nelle immagini, pubblicate sul proprio profilo Facebook, si vedono le buste contenenti le schede elettorali e le istruzioni di voto lasciate nelle cassette postali senza alcuna protezione e quindi facilmente accessibili a tutti. Alcune addirittura si trovano sopra le stesse cassette. La ragazza infatti prende diversi plichi in mano, anche quelli non indirizzati a lei: “E la situazione è simile nei palazzi qui intorno” sottolinea. 

Il caos emerge anche dai dati ufficiali, pubblicati dal ministero degli Esteri: «A fronte di 3.494.687 plichi elettorali inviati dalle ambasciate e dai consolati agli italiani residenti all’estero, compresi quelli aggiunti localmente a norma di legge, risultano restituite, con le schede elettorali votate, alle nostre Sedi 1.122.294 buste, pari al 32,11% di quelle inviate. Non è stato possibile recapitare per irraggiungibilità dei destinatari l’11,38% dei plichi inviati». Ciò significa, scrive il diplomatico, durissimo su tante storture, che «dei circa 3 milioni e mezzo di elettori residenti all’estero meno di un terzo ha votato mentre più di due terzi, cioè 2 milioni e 372.393 elettori, non hanno votato». Di più: «Il problema di possibili brogli riguarda anche le 1.122.294 buste restituite al consolato e le schede votate in esse contenute: chi può garantire che chi le ha votate è realmente l’elettore destinatario del plico?».

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