Turchia, licenziati 18mila dipendenti pubblici “sono una minaccia per lo stato”

Più di 18mila dipendenti pubblici turchi, inclusi funzionari di polizia, militari, insegnanti e professori universitari, sono stati licenziati perché

considerati come minaccia alla sicurezza dello stato. Lo ha reso noto il governo due settimane dopo le elezioni e in anticipo sull’annuncio della fine dello stato di emergenza in vigore dal fallito golpe dell’estate del 2016 atteso per domani, in coincidenza con il giuramento di Erdogan per un nuovo mandato da presidente. Il nuovo decreto prevede anche la chiusura di 12 club, tre giornali, fra cui il filo curdo Ozgurlukcu Demokrasis, e un canale televisivo. Tra il personale licenziato, 18.632 persone in tutto, ci sono quasi 9mila poliziotti, circa 6mila militari e centinaia di professori e accademici. I loro passaporti verranno annullati. Il decreto odierno reintegra inoltre 148 persone che erano state licenziate attraverso decreti d’emergenza.

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