“Amo il presepio perché, come l’Arte, dialoga con l’infinito”

Nell’ambito delle iniziative inserite nella rassegna “Vivi Natale 2018”, importante omaggio all’artista Maria Lai, a lungo trascurata dalla grande critica come altre donne dell’arte ed assurta ad importanti riconoscimenti solo in tarda età.

Il presepio nell’arte di Maria Lai: questo il titolo dell’incontro tenuto dalla docente storica dell’arte Simona Campus, nei locali della biblioteca comunale di Quartu S.Elena.

Sotto l’egida del Comune ed alla presenza dell’assessore ai Beni culturali Maria Lucia Baire, la relatrice ha offerto, in una ora di conferenza, uno stimolante excursus fornendo uno spaccato della figura dell’artista, della sua vita e del suo percorso culturale, spiegando come la sua visione di emozioni artistiche sia strettamente legata ai presepi.

Maria Lai nasce nel 1919 nel paese di Ulassai, è seconda di cinque figli. Durante l’infanzia è di salute piuttosto cagionevole, vive un po’ isolata frequentando le scuole scuole materne ed elementari in maniera saltuaria, iniziando però fin da piccola a scoprire e cogliere in sé l’attitudine per il disegno.

Il primo approccio con l’arte e con la sua affascinante atmosfera, Maria Lai lo ha quando posa come modella di Francesco Ciusa. Frequenta le scuole secondarie a Cagliari ed è qui che conosce Salvatore Cambosu – suo maestro di italiano – che scopre la sua sensibilità artistica. L’artista prosegue i suoi studi a Roma formandosi con importanti maestri di scultura come Angelo Prini e Marino Mazzacurati,

Completati gli studi al liceo, partirà alla volta di Verona e Venezia dove frequenta l’Accademia delle belle arti. Dopo un ritorno in Sardegna di pochi anni, dai primi ’50 è di nuovo in continente, a Roma dove apre un piccolo studio d’arte e tiene la sua prima personale. Da questo momento e per una diecina d’anni, la sua produzione artistica si interrompe per poi riprendere a metà degli anni ’60: è il momento che – lontana dal mondo dell’arte – l’artista incontra nel suo percorso culturale, il mondo dei poeti e degli scrittori: ecco la ricchezza di formazione di Maria Lai, poter intrattenere importanti rapporti nel corso della sua prolifica vita artistica oltre che con grandi artisti come Jorge Eduardo Eielson, Bruno Munari, Costantino Nivola anche con scrittori del calibro di Foiso Fois e Giuseppe Dessì.

Costante attenzione ed ispirazione per Maria Lai è la tradizione della Sardegna, delle sue origini, la montagna, le persone del suo paese, l’arte della tessitura, della panificazione, attività umili e quotidiane che diventano arte nelle sue opere, anticonformiste e complesse, frutto della sua adesione alle correnti contemporanee “dell’arte povera” e “dell’arte informale”, mediante l’utilizzo di materiali poveri o di scarto (come bacchette di gelato o “forchettine” di plastica) nei vari periodi della sua produzione artistica, dal periodo “dei telai” a quello “delle sculture del pane” a quello ancora “dei libri di pane”.

Ma dato caratteristico della sua opera è di certo l’anticonformismo presente ad esempio in “Legarsi alla montagna”, opera anomala – prima nel suo genere di Arte Relazionale a livello internazionale – in cui l’artista propone una forma di arte sul territorio condivisa con gli abitanti del paese di Ulassai: l’occasione è la proposta che le viene fatta nel 1981, dall’allora amministrazione comunale, di realizzare per il paese un monumento ai Caduti in Guerra; l’artista lo fa a modo suo, ideando un opera che servisse per i vivi e non per i morti e reinterpretando una antica leggenda del paese (della bambina e del nastro celeste che da lei viene seguito e che le salva la vita portandola fuori dalla grotta, il cui ingresso crolla immediatamente dopo), legò insieme agli abitanti tutte le porte, le vie e le case con  chilometri di nastri di stoffa celeste fino a che – la sera – gli scalatori legarono i nastri alla cima del monte Gedili che si trova sopra Ulassai.

E nei suoi percorsi di interessi ed emozioni, centrale è poi proprio il presepio in quanto strumento per mettere in comunicazione l’uomo con l’infinito: Maria Lai afferma “Amo il presepio perchè, come l’Arte dialoga con l’infinito”; dopo che per secoli – dal 1200 in poi e fino a tutto il rinascimento – la nascita di Cristo è stata assolutamente centrale artisticamente, il presepe nella storia dell’arte del ‘900 non viene particolarmente frequentato e vi è quindi una involuzione; in questo contesto, l’artista ed il suo interesse per il presepe è assolutamente innovativo ed in controtendenza.

Essenziali nei suoi presepi sono – oltre ai personaggi biblici – le pecorelle e le caprette declinate nei modi e con i materiali più diversi, elementi essenziali che le derivano, come metafora, dalla ispirazione del suo maestro Salvatore Cambosu nell’opera Miele Amaro.

Opere di Natività, ideate e costruite da Maria Lai partendo dagli elementi più umili tipici del proprio vissuto nel paese di origine, con modalità disparate a volte secondo una visione classica, altre in maniera del tutto inusuale con la stoffa o con poca ceramica, ma sempre con la semplicità e l’innocenza di un bambino caratterizzata da una eleganza e da una raffinatezza davvero unica.

La montagna condiziona moltissimo la vita e l’arte dell’artista e non a caso negli ultimi anni della sua vita, Maria Lai sceglie proprio quella collocazione di fronte al monte, per il suo museo che inaugura nel 2006: oggi il Museo di Arte Contemporanea Stazione dell’arte, raccoglie una parte considerevole (circa 140 pezzi) delle sue opere che si trovano però anche all’esterno, nel paese, lungo la scarpata del borgo, davanti alle scuole elementari.

Gli ultimi anni della sua vita fino al 2013 quando muore, Maria Lai li trascorre sempre al lavoro nella casa di campagna vicino al paese di Cardedu. Solo oggi – post mortem – le sono stati attribuiti i meriti artistici che le competono, riconosciuta come una tra gli artisti più significativi della Sardegna e pietra angolare del sistema della cultura artistica isolana, assieme a Costantino Nivola.

Alberto Porcu Zanda

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