
C’è un’idea di teatro che nasce lontano dai riflettori, cresce nei margini e continua a fiorire dove meno te l’aspetti. Il Festival Cantiere organizzato da Progetti Carpe Diem compie trent’anni e torna a Baradili, il comune più piccolo della Sardegna, dal 27 al 29 dicembre 2025, confermando una vocazione che da sempre lo distingue: abitare luoghi laterali, sottrarsi al mainstream, costruire qualità attraverso il tempo lungo della ricerca e della residenza.
La 30ª edizione, significativamente intitolata “Scriteriati”, non celebra un anniversario con effetti speciali o nomi da vetrina. Al contrario, rilancia con coerenza la propria natura originaria: il festival come cantiere permanente, spazio di studio, sperimentazione e creazione condivisa, in cui artisti e comunità si incontrano ben oltre il momento dello spettacolo.
Dal 1996 a oggi, sotto la direzione artistica e organizzativa di Aurora Aru e Franco Marzocchi, il Festival Cantiere ha attraversato e trasformato luoghi abbandonati o periferici: il compendio minerario di Montevecchio, le campagne di Soleminis, il borgo di Tratalias, fino all’approdo a Baradili. Scelte non casuali ma profondamente politiche e culturali: fare teatro dove non c’è, o dove sembra non poter stare, come gesto di cura e riattivazione dei territori.
Anche quest’anno il programma si sviluppa come un racconto corale, in cui gli spettacoli convivono con progetti di studio e ricerca in residenza, cuore pulsante del festival. Laboratori, restituzioni sceniche, processi aperti al pubblico: il Cantiere non mostra soltanto risultati, ma espone il lavoro, il dubbio, il tentativo.
Tra i momenti più attesi di questa edizione spicca “Il Circo delle Pulci” di Bustric, autentico gioiello teatrale che incarna perfettamente lo spirito del festival. Uno spettacolo minuscolo e immenso allo stesso tempo, dove la magia diventa esercizio di immaginazione pura e il teatro si rivela per ciò che è: un patto di fiducia tra chi guarda e chi racconta. Accanto al teatro, come da tradizione, musica e parola attraversano le giornate del festival, intrecciandosi in forme essenziali e non convenzionali. Ma anche qui il racconto resta sobrio: non un cartellone da consumo rapido, bensì un’esperienza da abitare, ascoltare, attraversare con lentezza.
Il programma si sviluppa come un unico racconto articolato in tre giornate, in cui spettacoli, musica e progetti di ricerca convivono senza gerarchie.
Sabato 27 dicembre il festival si apre con Novellando… diletto pigliare, reading musicale ideato e interpretato da Andrea Macaluso, con la voce narrante di Francesco Morittu e la sua chitarra. Nel 650° anniversario della morte di Giovanni Boccaccio, tre novelle del Decameron diventano materia viva, attraversate da ironia, sensualità e intelligenza, restituendo la modernità di un autore che continua a parlare al presente.
Il cuore della serata è affidato a Bustric, artista totale e figura storica del teatro di immaginazione, che porta in scena “Il Circo delle Pulci”, spettacolo da lui scritto, diretto e interpretato. Un gioco teatrale e magico che affonda le radici nella tradizione ottocentesca del circo delle pulci per trasformarla in una riflessione poetica sull’illusione, sullo sguardo e sul patto tra attore e spettatore. Un lavoro che incarna perfettamente lo spirito del Festival Cantiere: minimale, artigianale, capace di aprire mondi attraverso l’immaginazione. Nel gioco tra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, Bustric conduce il pubblico in un territorio di meraviglia leggera e profonda, in cui l’illusione non nasconde la realtà, ma la amplifica.
La giornata si chiude con A metà del sentiero, progetto musicale della cantante Ada Flocco, con Saverio Zura alla chitarra, che intreccia composizioni originali e riletture jazz contemporanee.
Domenica 28 dicembre è la giornata più intensamente teatrale e laboratoriale. La mattina si apre con Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway, restituito in forma di racconto scenico dalla voce di Mario Pietramala, accompagnato dalle musiche di Stefano Casti. Una narrazione asciutta, essenziale, che mette al centro la resistenza umana e il rapporto con la natura.
The Shape of My Harp, progetto musicale di Francesca Corrias (voce) e Marcella Carboni (arpa elettroacustica), con Filippo Mundula al contrabbasso. Un concerto che attraversa jazz, tradizione brasiliana, scrittura originale e sperimentazione, nel segno di un ascolto intimo e non convenzionale.
Il cuore della giornata è dedicato ai progetti di ricerca e sperimentazione in residenza, vera ossatura del Festival Cantiere. Play Otello vede in scena Bustric, Daniel Dwerryhouse e Mario Pietramala in un gioco scenico che attraversa William Shakespeare, smontando e ricomponendo i meccanismi della tragedia attraverso illusioni, parola e abilità attoriale. Umanità – Epilogo, progetto di Andrea Macaluso, lavora invece sulla parola come gesto politico e civile, restituendo un’intensa riflessione sul potere, sulla libertà e sulla responsabilità individuale.
Nel corso della mattinata trovano spazio anche momenti musicali come Arrepicus, con Francesco Morittu, Stefano Colombelli e Carlo Pusceddu, che accompagnano il pubblico in un flusso continuo tra linguaggi.
In parallelo, prende vita Via delle Ombre n. 3, progetto di microteatro ideato e interpretato da Agnese Fois per Scena Otto APS: un’esperienza intima per piccoli gruppi di spettatori, ambientata dentro una “casa magica” in miniatura, pensata per bambine e bambini – e per adulti capaci di tornare a guardare con meraviglia.
Lunedì 29 dicembre è dedicato ai percorsi formativi e partecipativi. Almeno nevicasse, ideato e condotto da Francesca Sarteanesi, restituisce il lavoro svolto in residenza con le allieve e gli allievi del Cantiere: una ricerca sulla parola non detta, sul tempo lento del pensiero e sul gesto creativo come possibilità di trasformazione personale e collettiva.
Chiude il festival Città d’Utopia, atelier di immaginazione collettiva ideato da Maria Vittoria Bellingeri e Simone Petrucci, che coinvolge bambini e comunità in un processo creativo condiviso. Un progetto che unisce teatro, pedagogia e arte partecipativa, lasciando tracce concrete nel territorio sotto forma di mappe, voci e visioni di futuro.
A trent’anni dalla sua nascita, il Festival Cantiere continua a essere un’anomalia preziosa nel panorama culturale isolano e nazionale. Un festival che sceglie i margini per parlare al centro, che rinuncia alle scorciatoie del consenso per restare fedele a un’idea di teatro come pratica viva, profondamente umana.
Dal 27 al 29 dicembre, a Baradili, il grande teatro torna nel paese più piccolo. Non per occupare spazio, ma per crearne di nuovo.






Giornalista