martedì, Gennaio 13

“Behind the Light”, il monologo di Cristiana Morganti al Teatro Massimo

Sfogarsi e confessarsi con la danza. Cristiana Morganti riesce a mettere insieme le due cose in “Behind the Light”, in cartellone sino a ieri al Massimo con due serate.

Nel suo ultimo lavoro prettamente autobiografico, la Morganti danza, canta, narra,urla. Grazie alle sue poliedriche doti, la sua vicenda personale fortemente messa in discussione dalla pandemia, trova rifugio in uno spettacolo dove convivono disperazione e ironia, dramma e scherzo.

Sul palco, vige l’essenziale: una poltrona in plastica, due phon, un microfono e un telefono. A supporto, un mix musicale che include il punk rock, Vivaldi, Giselle, Adolphe Adam e Ryoji Ikeda, e le variegate proiezioni visive di Connie Pantera.

L’interprete, sin dalle battute iniziale, prova a spiegare il senso del suo ultimo lavoro. Ci prova pure anticipando l’ “incontro con il pubblico” concedendo un inedito spazio per le domande di approfondimento. In realtà, al pubblico piace quel particolare “effetto domino” dove una scena tira l’altra senza continuità apparente. Ci si predispone a sapere cosa accade dopo pur sapendo che l’architrave di tutto lo spettacolo rimane comunque la danza.

La Morganti sa farsi apprezzare sia quando la esegue in punta di piedi, sia quando la usa per le sue divertenti narrazioni. Esilarante il dialogo canzonato fra un implacabile maestro di danza e una ballerina che lamenta un dolore al polpaccio. Ad esso si può aggiungere anche la confessione, giocando con il linguaggio dei segni, di un ex allieva di Pina Bausch che non dovrebbe calzare certi tacchi, indossare certi abiti e proporre una determinata musica.

“Behind the light”, piace. Grazie alla Morganti per questo viaggio danzante nell’intimità.

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