Bosnia: migranti picchiati, al freddo, bloccati al confine

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Quest’anno sono circa 20.000 le persone arrivate in Bosnia nella speranza di continuare il loro viaggio verso nord e cercare protezione in altri paesi europei. Le sempre più restrittive misure di sicurezza lungo i confini balcanici, le durissime condizioni di vita aggravate dall’inverno in arrivo e le testimonianze di violenti respingimenti dalla Croazia rendono la Bosnia uno dei nodi più difficili lungo le rotte della migrazione in Europa.

La situazione peggiora sempre di più: migranti e richiedenti asilo sono bloccati al confine con temperature già prossime allo zero, vivono in tende, edifici abbandonati e ripari di fortuna.

Raccontano di violenze da parte della polizia croata, anche contro i bambini, quando tentano “il gioco”, come chiamano il tentativo di attraversare il confine. Il campo di Vucjak, sorto in un’area disseminata di mine, doveva essere una soluzione temporanea ma le autorità hanno deciso che resterà così tutto l’inverno e ospiterà i nuovi arrivi.

Nessun essere umano dovrebbe vivere così. Se le autorità non forniranno a queste persone ripari sicuri, appropriati e adatti ad affrontare l’inverno, temiamo sia solo una questione di tempo e le persone inizieranno a morire” dice Nihal Osman, vice coordinatore di MSF nell’area.

MSF sta fornendo cure mediche e psicologiche in due località al confine; molti pazienti sono minori non accompagnati.

Qui la situazione è terribile. Non ho mai dovuto dormire in una tenda prima d’ora”, racconta Muhallil*, originario del Pakistan, che da due mesi vive a Vucjak con il fratello di 16 anni. Durante la notte, il gelo penetra attraverso la tenda e quando piove entra l’acqua. Il cibo è cattivo, i bagni sono così sporchi che non possiamo usarli e l’acqua delle docce è gelata”.  

Il campo di Vujcak è un posto pericoloso e disumano – dichiara Nihal Osman, vice coordinatore di MSF nell’area – e nessun essere umano dovrebbe vivere così; le persone arrivano alla nostra clinica in ciabatte, senza calze né giacche, molti di loro soffrono di infezioni respiratorie e malattie della pelle dovute alle terribili condizioni in cui vivono. Ci si spezza il cuore a vedere e curare queste persone, sapendo che a fine giornata dovranno tornare alle loro tende e dormire per terra. È inaccettabile che questo campo rimanga aperto. Dovrebbero chiuderlo ora”.

Alberto Porcu Zanda

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