Buddusò dice no (con ragione) ai migranti

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Il sindaco di Buddusò ha convocato ieri mattina il Consiglio Comunale in seduta pubblica, sessione straordinaria e urgente alle ore 10:30, per discutere e deliberare sull’ordine del giorno: “Attentato locale Agriturismo Le Querce“. La notizia importante riguarda lo stesso agriturismo che ha subito l’attentato alcuni giorni fa,  ha infatti ritirato la disponibilità ad accogliere i migranti. Durante l’adunanza, il sindaco Giovanni Antonio Satta, ha denunciato che mentre in paese in tanti condannano la violenza “troppo spesso gli amministratori siano lasciati soli. Abbiamo lavorato tanto per rendere il paese più accogliente, ci abbiamo messo sei anni a riportare un po’ di serenità e in una notte hanno distrutto tutto“. La notizia importante riguarda lo stesso agriturismo che ha subito l’attentato alcuni giorni fa,  ha infatti ritirato la disponibilità ad accogliere i migranti. Forse non tutti sanno che la struttura si trova a cinque chilometri dal paese, sulla strada per Alà dei Sardi, una zona che solo ora sta uscendo dal Piano operativo contro la criminalità. Il sindaco ha chiesto alla prefettura di Sassari, la convocazione in tempi rapidi del Comitato provinciale per l’ordine pubblico perché quel malessere di tanti anni fa evidentemente cova sotto le ceneri e basta poco per riaccendere un clima incandescente. La gente è preoccupata perché  ricorda bene  quel periodo in cui frequentemente saltavano in aria le proprietà private. Aggiungiamo una crisi economica che ha colpito duramente Buddusò che ha visto la chiusura di molte cave, ridotte da ventiquattro a quattro e abbiamo un quadro completo della situazione in quella zona. Ciò non toglie che l’integrazione esiste già al’interno della comunità, dove  scuole e attività sportive sono frequentate da ragazzi originari del Marocco perfettamente integrati nella comunità locale, così come gli albanesi che sono nel paese da tanti anni. A Buddusò come in tanti altri centri della Sardegna, non son tutti diventati razzisti, sono stanchi, senza lavoro, senza futuro. Ecco perché maggioranza e minoranza insieme alla popolazione sono d’accordo nel respingere l’apertura del centro. Si tratta come al solito di scelte calate dall’alto, imposte da chi poco, o meglio niente, sa di questi territori ma soprattutto poco gliene frega. Il bello è che questi timori il sindaco li aveva segnalati alle istituzioni con una lettera al prefetto.
Solidarietà e condanna non si discutono ma è giusto anche parlare delle difficoltà di ospitare 50 persone in un locale non adeguato e un territorio socialmente molto fragile, L’europa e il Governo parlano bene ma razzolano male.

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