Capossela, “Su Componidori” di Hannover sbanca Sant’Antioco

Cantautore, polistrumentista e scrittore con un amore sconfinato per la Sardegna. A tre anni da “Canzoni della Cupa”, Vinicio Capossela porta il suo ultimo lavoro “Ballate per uomini e bestie” all’Arena Fenicia di Sant’Antioco per il primo dei due concerti in terra sarda.

Nel concerto di venerdì sera, il magnetismo presente nel sito archeologico sulcitano viene canalizzato in un viaggio che, grazie agli ottimi musicisti sul palco, non sembra conoscere fermata. Sin dalle prime note di “Uro”, la dolcezza delle ballate si alterna alla durezza degli altri brani. Le canzoni dell’ultimo album si fondono con il ricco repertorio di Capossela, confermato istrionico animale da palco. Il poliedrico artista irpino, canta, suona, balla, si traveste e parla ai suoi fans. A volte, sembra esprimere il desiderio di scendere dal palco per abbracciare ad una ad una le persone presenti.

Grazie alla sua musica, è come partecipare ad una festa fra amici. A titolo di esempio, le canzoni “Dimmi Teresia” e “Danza Macraba” precedono l’allegorico rap di Riccardo Pittau, trombettista di Guasila. E ancora il twist de “La Peste” si connette con l’originale reinterpretazione de “Piga su kaddu” dei Berritas/Benito Urgu. Il cittadino onorario di Ottana ama la Sardegna e l’ultima “La tentazione di Sant’Antonio”, è una canzone ispirata da una conversazione avuta con un anziano signore sardo.

Questa canzone la voglio dedicare all’orso che sta scappando”. Così Capossela introduce le parole e gli ululati de “Le loup garou” seguita da “Il povero Cristo”, un testo dove al centro c’è l’incapacità dell’uomo di salvarsi secondo il precetto.

La serenità nei testi torna con la rivisitazione musicale de“I musicanti di Brema”, favola dei fratelli Grimm, subito contrastata dai suoni della tosta “Brucia Troia”.

Componidori”, altro omaggio alla Sardegna, “La padrona mia”, “Pryntil”, “Che cos’è l’amor?” creano dei passaggi all’energia presente all’Arena Fenicia. Energia che sfocia con “L’uomo vivo” e che porta la gente a ballare sotto il palco sino alla fine della serata,

A kent’annos”. L’augurio del raggiante Capossela ai presenti, arrivato al termine del brano, introduce la vivace interpretazione canora del patrimonio enologico sardo.

E’tempo di saluti? Nemmeno per sogno perchè ci sono ancora da cantare “Solo mia” e “Ultimo amore”. Quando tutto sembrava finito, arriva il colpo di scena finale grazia alla luminosa Luna presente sul cielo di Sant’Antioco. E’ lei a ispirare Capossela per l’arrivederci definitivo con la peronale interpretazione de “Cancion Mixteca”, scritta dal messicano Jose Lopez Alaves.

A presto, Vinicio

(foto di Maura Atzeni)

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