Catherine Deneuve contro il nuovo puritanesimo scaturito dal caso Weinstein

La star del cinema francese, Catherine Deneuve, è fra le firmatarie di una lettera aperta pubblicata sul sito del quotidiano Le Monde in cui 100 donne, del mondo della cultura e dello spettacolo, sostengono l’idea che lasciarsi importunare, per una donna, vuol dire difendere la libertà sessuale, mentre il movimento #metoo esprimerebbe puritanesimo e odio per gli uomini. Un intervento controcorrente rispetto al movimento di denuncia delle molestie sessuali sul posto di lavoro e nella vita quotidiana nato sulla scia del caso Weinstein negli Stati Uniti.

La traduzione delle parti principali della lettera pubblicata da Euronews:
-Lo stupro è un crimine, ma flirtare in modo insistente o goffo non è un delitto, così come la galanteria non è un’aggressione machista.
In seguito all’affare Weinstein c’è stata una legittima presa di coscienza in relazione alle violenze sessuali commesse contro le donne, specialmente sul luogo di lavoro dove alcuni uomini abusano del loro potere. Era necessario. Ma questa liberazione della parola si è tramutata, oggi, nel suo opposto: ci intimano di dire come stanno le cose, di mettere tacere ciò che fa arrabbiare, e coloro che si rifiutano di eseguire tali direttive sono viste come traditrici e complici.
E’ una cosa propria del puritanesimo di prendere in prestito, nel nome di un preteso bene comune, gli argomenti della protezione delle donne e della loro emancipazione per meglio incatenarle allo status di eterne vittime, piccole povere cosette sotto l’influenza dei demoni fallocratici, come ai bei vecchi tempi della caccia alle streghe.
Denunce e rinvii a giudizio. Metoo ha nei fatti portato, sulla stampa e sui social network, ad una campagna di denunce pubbliche e di incriminazioni di individui che, senza avere la possibilità di rispondere o difendersi, sono stati posti esattamente allo stesso livello degli autori di abusi sessuali. Questa giustizia affrettata ha già avuto le sue vittime, gli uomini sono stti puniti nell’esercizio della loro professione, costretti a dimettersi, eccetera, anche se hanno sbagliato solamente per aver toccato un ginocchio, cercato di rubare un bacio, parlato di cose “intime” ad una cena professionale o per aver inviato messaggi con connotazioni sessuali ad una donna la cui attrazione non era reciproca. Questa febbre di mandare i “maiali” al macello, lungi dall’aiutare le donne a diventare autonome, serve in realtà gli interessi dei nemici della libertà sessuale, degli estremisti religiosi, dei peggiori reazionari e di coloro che credono, in nome di una concezione sostanziale del bene e della morale e della morale vittoriana che l’accompagna, che le donne siano esseri’ separati’, bambini con volto adulto che chiedono di essere protetti.
Di fronte a loro, gli uomini sono chiamati a battersi il petto e a trovare, nella profondità della loro coscienza retrospettiva, un “cattivo comportamento”, anche risalente a 10,20 o 30 anni fa, per il quale dovrebbero pentirsi. La confessione pubblica, le incursioni degli auto-proclamati pubblici ministeri nella sfera privata, tutto questo crea una sorta di clima totalitario nella società.
(…)
Questo dibattito ricorda un po’ quel collega fastidioso, quello zio noioso che non capisce ciò che sta succedendo. Appena si fa un passo avanti nell’eguaglianza, anche se di mezzo millimetro, delle anime pure ci mettono subito in guardia sul fatto che rischiamo di cadere nell’eccesso. Ma nell’eccesso ci siamo in pieno, in Francia ogni giorno centinaia di migliaia di donne sono vittime di molestie, decine di migliaia di violenze, centinaia di stupri. Ogni giorno.
(…)
Noi difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale […], siamo abbastanza mature per ammettere che la pulsione sessuale è per sua natura offensiva e selvaggia, ma siamo anche sufficientemente accorte per non confondere il corteggiamento maldestro con l’aggressione sessuale
(…)
Come donne, non ci riconosciamo in questo femminismo che, al di là della denuncia degli abusi di potere, prende il volto dell’odio verso gli uomini e verso la sessualità. Crediamo che la libertà di dire no ad una proposta sessuale non giunga senza la libertà di esserne preoccupate. E pensiamo che si debba essere in grado di rispondere a questa libertà di preoccupazione in modi diversi dal chiudersi nel ruolo di preda.
Per coloro tra noi che hanno scelto di avere figli, crediamo che sia più sensato allevare le nostre figlie in modo che siano informate e consapevoli abbastanza da poter vivere la vita al massimo, senza essere intimidite o sentirsi colpevoli. Gli incidenti che possono colpire il corpo di una donna non ne compromettono necessariamente la dignità e non dovrebbero, per quanto duri possano essere, necessariamente trasformarla in una vittima perpetua. Perché non siamo ridotti al nostro corpo. La nostra libertà interiore è inviolabile. E questa libertà che amiamo non è priva di rischi e responsabilità.-

La lettera sta suscitando una vasta polemica in rete. Su twitter Ségolène Royal si è detta costernata per il fatto che un monumento del cinema francese abbia controfirmato una lettera che per l’ex collega Laurence Rossignol è un ‘ammasso di stupidaggini nate nella mente di donne che non sanno esistere se non nello sguardo degli uomini’.
La star del cinema aveva già espresso perplessità sullo scandalo Weinstein e sul movimento #balancetonporc («denuncia il tuo maiale»), versione francese dell’anglosassone #metoo, nell’ottobre scorso: «Lo trovo terribile. È una forma di sollievo? Ha una qualche utilità? E risolverà forse il problema?». Adesso Deneuve mette il peso della sua celebrità e del suo prestigio al servizio di una presa di posizione più meditata, che ha provocato immediatamente reazioni e polemiche. Questo accade in Europa, mentre a Hollywood le donne si vestono a lutto in occasione dei Golden Globes, per mostrare solidarietà con le vittime di molestie sessuali a Hollywood.

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