
Viaggio nel Sulcis-Iglesiente con “Dei fiori che rinascono”, il nuovo romanzo di Giulio Neri edito da Il Maestrale, incentrato sulla figura di Antimo, colpito da emorragia cerebrale e ora sospeso tra la vita e la morte in un letto d’ospedale, con prognosi infausta: «è il bell’addormentato, adesso, il ragazzone mani d’oro nei più svariati mestieri, l’escursionista-capocaccia, il figlio amorevole, l’amico leale e generoso». La tragedia che ha colpito la famiglia incombe sull’intera comunità: al capezzale dell’uomo si alternano i parenti più stretti e gli amici d’infanzia, in una triste veglia dove però non mancano le segrete speranze in un ipotetico risveglio dal coma, una possibile quanto improbabile “rinascita” mentre riaffiorano i ricordi del passato, le ingiustizie e i tradimenti, ma anche preziosi momenti di felicità.
La parola all’autore nell’incontro in programma lunedì 1 dicembre alle 18 nel Foyer del Teatro Massimo di Cagliari, a cura di Maria Paola Masala, sotto le insegne di Legger_ezza 2025, il progetto di Promozione della Lettura del CeDAC Sardegna in collaborazione con la Libreria Edumondo. Giulio Neri, antiquario e scrittore, all’attivo, dopo l’esordio con “Carta forbice sasso. Memorie senza raccordo” (Asterios 2016), i romanzi “A tie solu bramo” (2018), “Portoro” (2020); “Carne” (2021) e “Repertorio per mano sinistra” (2023), pubblicato da Il Maestrale, nel nuovo libro evoca le atmosfere di una cittadina del Sud-Sardegna. Una comunità ristretta dove tutti si conoscono e sanno (o credono di sapere) tutto degli altri, dove non esistono segreti e le voci si diffondono come per osmosi, e ciascuno sembra recitare un ruolo cui era forse predestinato fin dalla nascita.
“Dei fiori che rinascono” – con un titolo che rimanda alla frase che spicca tra le rovine dell’antica chiesa campestre, quasi a sottintendere un messaggio di speranza, una promessa di Resurrezione – inizia dal drammatico epilogo con la cronaca di un’emergenza, un decollo in elicottero per un tentativo di salvataggio in extremis, con il trasporto del corpo inerte e inerme di Antimo dalla Casa Rosa di tziu Ginoi Ligas e tzia Loretta Sanna fino all’ospedale. Quel figlio amato e ora irraggiungibile, caduto in un sonno profondo e forse irreversibile, riemerge dalle pagine in tutta la sua fragilità di uomo ferito, abbandonato dalla donna amata e tradito dal suo migliore amico, ma anche nella generosità, nella sua infaticabile energia e nel suo talento per il vino e per la cucina, nella sua abilità nel curare le piante e risolvere i piccoli inconvenienti e i guasti domestici, nella passione per le escursioni in montagna, specialmente prima dell’amaro declino.
Antimo è un uomo buono e mite, che ha molto amato e molto sofferto, e quell’aneurisma celato in fondo corrisponde al suo modo silenzioso di abbandonarsi al dolore, senza rabbia né rancore, ma semplicemente autodistruggendosi, trascurando la propria salute e il proprio aspetto, lasciandosi andare quasi con voluttà, ma che ultimamente sembrava aver ritrovato dignità e voglia di vivere. Quella morte annunciata – procrastinata dalle macchine – non pare ammissibile a amici e parenti, e mentre la cittadina si prepara al lutto, i genitori non rinunciano a sperare e neppure la sorella Olimpia si rassegna, non sa e non vuole immaginare un futuro senza il fratello; e pure «gli amici storici sperano in un risveglio: Ignazio Farci (umile pastore di api) e Stanis Manca-Vaquer (becchino erotomane con ambizioni letterarie), non si danno per vinti e indagano sugli ultimi tempi del compagno in fuga da tutti e da sé stesso».
Fondamentale è cercare un modo per raggiungere la mente di Antimo, per strapparlo al coma, attraverso suoni e voci, sollecitando la sua memoria e i suoi sensi, non mancano gli esempi, anche cinematografici, le storie dei “risvegli”: sul cellulare dell’uomo addormentato si trovano messaggi che riconducono a una donna misteriosa, con cui forse intratteneva una relazione… «Da subito aleggia la figura dell’ex amico Lorenzo Campoformio – traditore di Olimpia, del compare Antimo e del paese tutto – reduce da due anni di prigione per una faccenda di traffico d’armi: ora fa il teatrante a Cagliari, presso una comune, una queer family di cui fa parte anche Niña, la fioraia che due volte a settimana espone al mercato del paese».
Giulio Neri tratteggia un intrigante affresco di vita paesana, costruendo una narrazione corale in cui i vari personaggi di volta in volta si rivelano, tra flashback sul passato e riflessioni sul presente, con tutte le molteplici connessioni tra i vari abitanti, sul filo della suspense… in attesa della fine. «Il villaggio-mondo ci parla, con lingua lussureggiante, di amicizie, solitudini, amori, nevrosi, narcisismi, di arte e religione, di morte e resurrezione» – si legge nella presentazione –. «I fiori sono il grande tesoro della madre di Antimo e rappresentano una legge del popolo codificata a spray sul rudere di una chiesa campestre dove qualcuno ha scritto: “La Pasqua è dei fiori che rinascono”».
Giulio Neri (1978), antiquario cagliaritano, ha esordito nel 2016 con il romanzo Carta forbice sasso. Memorie senza raccordo (Asterios). Per Il Maestrale ha pubblicato i romanzi: A tie solu bramo (2018, seconda edizione nei Tascabili: 2020); Portoro (2020); Carne (2021); Repertorio per mano sinistra (2023).
L’ingresso è gratutito fino a esaurimento posti

Giornalista