martedì, Gennaio 20

CeDAC / Natale Solidale al XVII Circolo di Cagliari: domani Michela Atzeni e le “Fiabe sotto l’albero” per i più piccoli

Il fascino delle storie per Natale Solidale 2025: l’attrice, autrice e performer Michela Atzeni porta in scena “Fiabe sotto l’albero”, uno spettacolo interattivo a misura di bambine e bambini, in programma venerdì 19 dicembre alle 17al MUBE in via Carpaccio n.16 a Cagliari e martedì 23 dicembre alle 17 presso il XVII Circolo in via Baldassarre Castiglione n.21 a Cagliari per un doppio appuntamento firmato CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna incastonato nel ricco cartellone di eventi proposto dal Comune di Cagliari. 

Viaggio nel regno della fantasia per due pomeriggi dedicati ai più piccoli, a partire dalle 16 con una allegra festa poi spazio al teatro (alle 17) con “Fiabe sotto l’albero”: una misteriosa narratrice compare dal buio e reca con sé un grande sacco di plastica nero da cui tira fuori eleganti e colorati pacchetti infiocchettati. Si tratta dei doni “a sorpresa” pensati per delle persone speciali e la donna chiede la collaborazione del pubblico per scoprire se quegli oggetti possano davvero avere un significato per i destinatari. 

Nella difficile arte di scegliere i regali, è importante indovinare i desideri e rispondere alle aspettative di chi li riceve: mentre Babbo Natale, il suo predecessore, grazie alle letterine viene informato direttamente dagli interessati, spiega la donna vestita di rosso, lei, al suo primo giorno di lavoro, deve fare tutto da sola e magari bambine e bambini potranno aiutarla a aprire e controllare il contenuto dei pacchetti. In ognuna di quelle scatole si nasconde un oggetto simbolico che diventa la chiave per entrare dentro una storia: prendono così forma le fiabe di “Biancaneve e i Sette Nani”“Cenerentola”“Cappuccetto Rosso”“Hänsel e Gretel” e “Il Brutto Anatroccolo” ma anche l’inedita “Volevo le orecchie più grandi” – scritta dalla stessa Michela Atzeni – sulla capacità di ascoltare (e comprendere) gli altri.  

Fiabe sotto l’albero” diventa una sorta di percorso esperienziale in cui bambine e bambini (ma anche “i grandi”) sono chiamati a riflettere sul senso di ogni novella, reinterpretata con sensibilità contemporanea, immedesimandosi nei personaggi e cogliendo gli insegnamenti nascosti: se la vicenda di Biancaneve, costretta a sfuggire all’invidiosa matrigna, rimanda all’idea della perfezione, tutta femminile e all’ossessione per la bellezza, che trova nuove declinazioni nella civiltà dell’apparire, la moderna Cenerentola può invece sottrarsi allo stereotipo della fanciulla in cerca di un marito (ancorché ricco e di sangue reale) e se mai il principe decidesse di corteggiarla, potrebbe affidarsi alle parole e alla reciproca conoscenza, invece che alla misura delle scarpe… 

Michela Atzeni – con la “complicità” di bambine e bambini riparte dalle fiabe classiche, tra cui l’immancabile “Cappuccetto Rosso” che ricorda come la curiosità non sia una colpa, e neppure la gentilezza, e come sia il “lupo” ovvero colui che mente e si finge qualcun altro per approfittare della buona fede altrui e saziare la sua “fame”, a doversi assumere le sue responsabilità e cambiare i propri atteggiamenti e comportamenti, trasformandosi da “predatore” in persona per bene, rispettosa del prossimo… e in particolare della libertà delle donne. La narratrice privilegia un tono scherzoso e leggero, per non enfatizzare le paure senza sminuire i pericoli, che pure esistono anche nelle moderne città; e poi si sofferma sulla fiaba de “Il Brutto Anatroccolo” di Hans Cristian Andersen, che affronta in forma poetica temi importanti e attuali come l’importanza di essere se stessi e seguire le proprie inclinazioni, ma anche a accettare la diversità. 

Infine “Volevo le orecchie più grandi” – che suona come un invito all’ascolto… del rumore del vento… ma anche dei pensieri e dei desideri…

Fiabe sotto l’albero” è «un’esperienza teatrale intima e partecipata, dove pochi oggetti essenziali e piccoli strumenti musicali accompagnano la voce della narratrice», che racconta e «reinventa le storie più amate», riproponendole «in una forma affettuosa, ironica, luminosa, fedele all’originale ma con uno sguardo nuovo, contemporaneo, vicino ai bambini di oggi» – si legge nella presentazione –. «Fra una fiaba e l’altra, lo spettacolo invita il pubblico di giovanissimi e giovanissime a riflettere su alcuni temi molto importanti nello sviluppo di una visione del sé, come il ruolo delle protagoniste femminili e la loro autonomia; il corpo, spesso “troppo grande” o “troppo piccolo”, come spunto per parlare di diversità, normalità e accoglienza; e la paura, il coraggio, il desiderio, la fiducia. Sono pause leggere ma profonde, un piccolo laboratorio emotivo nascosto nel gioco del racconto. Lo spazio scenico diventa un luogo di vicinanza e meraviglia, in cui il Natale si manifesta non nei doni materiali, ma nella gioia del raccontare insieme».

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