domenica, Gennaio 18

CeDAC / Prosa, “SOS SINNOS”: lo spettacolo di e con Giovanni Carroni stasera al Teatro “San Giuseppe” di Nuoro

La memoria al centro di tutto con “Sos Sinnos”, uno spettacolo di e con Giovanni Carroni, tratto dall’omonimo romanzo di Michelangelo Pira e impreziosito dalle musiche originali scritte e interpretate da Mauro Mibelli e dai canti polifonici del Tenore di Bitti “Mialinu Pira”, una produzione della compagnia Bocheteatro in cartellone giovedì 11 dicembre alle 20.30 al Teatro “San Giuseppe” / Bocheteatro di Nuoro e venerdì 20 marzo alle 20.30 all’Auditorium Comunale di Dorgali per un duplice appuntamento sotto le insegne della Stagione di Prosa 2025-2026 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna.

Una pièce affascinante sulla falsariga del libro dell’intellettuale bittese, in cui si contrappongono idealmente l’arcaica civiltà agro-pastorale e la moderna società dei consumi, per un auspicabile ritorno alle radici in cui, senza rinunciare ai vantaggi del progresso, si riesca meglio ad apprezzare la dimensione umana della vita paesana e perfino la solitudine agreste, a stretto contatto con la natura, dove si colgono i riflessi di un’ipotetica infanzia del mondo a fronte dei vuoti e superficiali riti mondani e dell’animazione delle città. “Sos Sinnos” (“I Segni”) – con un titolo che rimanda alla scoperta dell’alfabeto come strumento prezioso per comunicare e raccontare la realtà – mette l’accento sulla forza icastica de sa limba, la lingua materna, le cui parole permettono di nominare e quindi identificare gli oggetti del quotidiano e gli elementi del paesaggio, a fronte dell’astrazione letteraria dell’italiano, quasi una lingua della filosofia, che dà forma alle idee.

Sos Sinnos” di Michelangelo Pira, scritto in logudorese, nella variante bittese, rappresenta un manifesto dell’identità e della cultura isolana: un’opera autobiografica in cui l’autore ripercorre i momenti cruciali della propria esistenza, dalla dimensione protetta e in qualche modo “selvaggia” e libera dell’infanzia fino all’età adulta, con la piena consapevolezza del rapporto ambivalente tra ciascun individuo e il mondo. Un romanzo autobiografico, con un respiro universale: la storia del protagonista, da cui emerge il profondo sentimento di appartenenza alla propria terra, diventa emblematica e potrebbe essere declinata in tutte le lingue del mondo, alle diverse latitudini, tra peculiarità e analogie. Un racconto di formazione, un cammino verso la conoscenza, che culmina nel ritorno alle origini, con un patrimonio di saperi per nutrire la mente e un rinnovato desiderio di semplicità e autenticità.

«“Sos Sinnos”, pubblicato postumo nel 1983 a tre anni dalla morte prematura dell’autore Michelangelo Pira, intellettuale che ha lasciato un grande vuoto nella cultura isolana, rimane il tentativo più importante di usare la lingua sarda – nella varietà bittese – per un’opera di respiro mondiale, che facesse propri gli esiti più importanti della letteratura e delle scienze umane del ‘900» sottolinea Giovanni Carroni nelle note di presentazione. Il romanzo, nell’edizione curata da Bachisio Bandinu, si articola in cinque “capitoli”: “Su tempus de su parpu e de s’arrastu” (Il tempo del tastare e del fiutare); “Su Deinu” (L’indovino); “Milianu” (Milianu); “Sa cramata de sos mortos” (La chiamata dei morti) e “A sa Libra” (A sa Libra). Una struttura rigorosa che sposa un approccio epistemologico a una scrittura immaginifica, a tratti lirica e vagamente onirica, per indagare la complessità e le contraddizioni della natura umana: nell’ordinata disposizione dei materiali, dal generale al particolare, affiorano riflessioni e intuizioni, dilemmi e inquietudini, tra la nostalgia per il passato, la lucida consapevolezza del presente e la visione del futuro.

«Con un percorso di derivazione analitica, “Su tempus de su parpu e de s’arrastu” segna il passaggio dall’immateriale alla natura, e all’incarnazione nell’umano, con la coscienza del vivente che esprime versi inarticolati» – ricorda Giovanni Carroni –. «Questi poi, lentamente, si fanno parola e poi scrittura, ma a-semantica, quasi geroglifica, che solo Su Deinu, l’indovino (che dà il titolo alla seconda parte), sa interpretare». Nei due capitoli successivi, l’autore «entra nell’universo dei personaggi e de sos contos (i racconti) – del suo paese, Bitti. Avendo ben presenti i rischi del realismo e del folclorismo, il mondo pastorale, anche nell’aneddoto su “Milianu” (Emiliano) assume una forte carica simbolica. Infine, nell’ultimo capitolo, “A sa Libra”«più scopertamente, Pira stesso si fa personaggio del mondo che racconta, e in una progressione visionaria chiama l’umanità perduta del proprio villaggio e del mondo intero a tornare sa Libra, malgrado sia una crastazza, una pietraia buona solo per le capre» – afferma Giovanni Carroni –. E spiega: «Sa Libra è il luogo simbolico di una perduta pienezza dell’umano, e risponde a una “gana de ponnere raichinas in dunu locu prezisu, gana de aer zente de arrejonare, e zente e cosas de toccare, ca su ider’e intendere zente chi bivet in campanar de vridu no mi basta’prusu. Su istare in totue est un’istare in neddue” (… voglia di mettere radici in un luogo preciso, voglia di gente con cui parlare, e gente e cose da toccare, perché vedere e sentire gente che vive in campane di vetro non mi basta più. Stare in ogni luogo è stare in nessun luogo)».

Sos Sinnos” nasce dalla volontà di riscoprire un autore e una delle opere più interessanti e originali, anche per la scelta di utilizzare “sa limba sarda”, con «la consapevolezza di rivendicare un’identità», con il preciso intento, quindi, «di non disperdere una memoria dei valori e dei luoghi e di recuperare il senso di appartenenza ad una comunità; in altre parole, che dischiude un mondo nel quale ciascuno può ritrovarsi e riconoscersi». Giovanni Carroni, che firma l’adattamento teatrale del testo e la regia dello spettacolo, sottolinea inoltre come «il Tenore di Bitti “Mialinu Pira” e le musiche originali composte ed eseguite da Mauro Mibelli con le sue chitarre e mandole, frutto di una lunga ricerca all’interno del patrimonio sonoro e musicale della Sardegna e del Mediterraneo si fondano perfettamente con le potenti suggestioni del testo… arricchendo i diversi quadri con la magia di un canto millenario, ormai patrimonio dell’umanità».

«B’at cosas chi pro las cumprèndere bi cheret tempus e isperièntzia; e cosas chi cand’unu at isperièntzia no las cumprendet prus» – scrive Michelangelo Pira in “Sos Sinnos” –. «Cosas chi pro furtuna s’irmentican e cosas chi pro furtuna s’ammentan; e cosas chi si creden irmenticadas e chi imbetzes una die a s’improvisu torran a conca». («Ci sono cose che per capirle serve tempo ed esperienza; e cose che quando uno ha esperienza non le capisce più. Cose che per fortuna si dimenticano e cose che per fortuna si ricordano; e cose che si credono dimenticate e che invece un giorno all’improvviso ritornano alla mente».)

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