mercoledì, Dicembre 10

CeDAC/ Prosa,”La Fata” di e con Lella Costa: sabato 8 novembre a Tempio Pausania, domenica 9 novembre a Dorgali 

Viaggio nell’universo femminile con “La Fata”, ironico e coinvolgente monologo scritto e interpretato da Lella Costa (produzione Teatro Carcano – distribuzione Mismaonda) e liberamente ispirato alla «figura più misteriosa e mutevole» de “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Lorenzini, in arte Collodi, in cartellone sabato 8 novembre alle 21 al Teatro del Carmine di Tempio Pausania e domenica 9 novembre alle 20.30 all’Auditorium Comunale di Dorgali per un duplice appuntamento sotto le insegne della Stagione di Prosa 2025-2026 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna. Una pièce originale in cui l’attrice e autrice milanese racconta la Fata Turchina, creatura enigmatica, madre o sorella, che nella “storia di un burattino” nata dalla fantasia dello scrittore e giornalista fiorentino «indirizza, con le ricorrenti apparizioni e sparizioni, il corso del viaggio archetipico e allegorico, sublime e grottesco, che è soprattutto un viaggio interiore».

La Fata” rappresenta quindi un percorso nell’immaginario – tra la dimensione magica e fiabesca e la concreta realtà del quotidiano – a partire dal fortunato romanzo, pubblicato dapprima come racconto a puntate sul Giornale per i bambini, supplemento de Il Fanfulla, dal luglio 1881 poi in volume nel 1883, conosciuto e tradotto in tutto il mondo. Se in virtù del successo dell’opera letteraria Pinocchio è assurto a moderno archetipo della fanciullezza, simbolo dell’innocenza, ma anche della malizia e dell’irriverenza dell’età dei giochi, non meno affascinante è la Fata, creatura «salvifica e incantevole», come afferma Lella Costa, che incarna la complessità e le molteplici sfaccettature dell’animo femminile, in corrispondenza con le diverse stagioni della vita. Nella favola del ragazzo di legno, figlio della solitudine di un falegname, Geppetto, che spinto da un’insolita sete d’avventura, decide di costruirsi «un burattino meraviglioso, che sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali», con cui «girare il mondo», trasformandosi così in artista di strada, la Fata Turchina compare d’improvviso, nei momenti di maggior pericolo, quando Pinocchio, con quella sua abilità tutta speciale di cacciarsi nei guai rischia davvero di perdersi o morire.

La Fata incarna la poesia e il sogno, ma anche colma il dolore e il vuoto per l’assenza di un affetto materno, il desiderio e quasi la nostalgia della tenerezza e della dolcezza dell’infanzia: donna e bambina, gentile e affettuosa, ma anche severa, fa da madre o sorella, a quel discolo irriducibile, lo accoglie e lo cura, cerca di ricondurlo sulla retta via e infine, in sogno, favorisce la sua metamorfosi in un bambino in carne ed ossa… E per citare Marco Aurelio, attraverso Elemire Zolla, il monologo di Lella Costa ripropone anche un prezioso insegnamento, e un monito: «Ricordati che colui che tira i fili è questo Essere celato in noi… è lui l’Uomo… cosa ben più divina delle passioni che ci rendono simili a marionette e nient’altro».

Ne “La Fata”, l’artista milanese, conosciuta e amata dal grande pubblico grazie a trasmissioni come La TV delle ragazze, oltre a “Ieri, Goggi e domani”, “Omnibus”, “Fate il vostro gioco”, “Ottantanonpiù ottanta” e il “Maurizio Costanzo Show”, oltre alle rare apparizioni cinematografiche – da “Ladri di saponette” di Maurizio Nichetti e “Visioni private” di Francesco Calogero, dopo “500!” di Giovanni Robbiano, Lorenzo Vignolo e Matteo Zingirian, è tra le voci di “Zero – Inchiesta sull’11 settembre” di Franco Fracassi e Francesco Trento, cui seguono “La donna della mia vita” di Luca Lucini e “Manuale d’amore 3” di Giovanni Veronesi (2011) – trae spunto dal capolavoro di Carlo Collodi per affrontare (anche) la natura “magica” e fantastica” legata al femminile.

Lella Costa racconta la Fata Turchina – nelle sue diverse incarnazioni e metamorfosi all’interno del libro, da cui sono scaturite anche versioni cinematografiche e teatrali, tra cui quella indimenticabile di Carmelo Bene – ma si confronta anche con la narrativa popolare e fantastica, con le fate (e forse) le streghe delle fiabe… e perfino dei films di Walt Disney, per approdare alla figura di Morgana, la fata della saga arturiana, con un ricordo della scrittrice Michela Murgia. Ne “La Fata”, l’attrice, moderna affabulatrice, conduce gli spettatori alla (ri)scoperta dell’intelligenza e del potere femminile, tra immaginazione e realtà, con ironiche digressioni intorno all’unica figura femminile presente nel romanzo di Carlo Collodi, e alle sue ideali “sorelle” che in ogni epoca son state simbolo di sapienza e saggezza, in un meraviglioso e sorprendente gioco di specchi tra arte e vita, invenzione e realtà.

Riflettori puntati su Lella Costa, autrice di monologhi teatrali come “Adlib” (1987), “Coincidenze” (1988) e “Malsottile” (1990) – cui fa eccezione la scrittura duale di “Due, abbiamo un’abitudine alla notte” (1992) – e ancora “Magoni” (1994) e “Stanca di guerra” (1996), con un messaggio che suona oggi più che mai attuale, “Un’altra storia” (1998) e “Precise parole” (2000), da “La Tragedia di Otello” di William Shakespeare, per una riflessione sul tema scottante dei femminicidi, riproposto in una nuova versione, “Otello / di precise parole si vive”, con la regia di Gabriele Vacis, in cartellone lunedì 10 e martedì 11 novembre alle 20.30 al Teatro Massimo di Cagliari per la rassegna Pezzi Unici del CeDAC Sardegna.

Tra i testi dell’artista milanese, applauditi anche in Sardegna, l’avvincente “Traviata / l’intelligenza del cuore” (2003) con regia di Gabriele Vacis e l’incantevole “Alice, una meraviglia di paese” (2005); e ancora “Sherazade” (2005), “Amleto” (2007), “Ragazze” (2009) e “Arie” (2013); tra i suoi spettacoli più recenti, “Intelletto d’amore”, con regia di Gabriele Vacis (2021), “Se non posso ballare… non è la mia rivoluzione” scritto insieme a Serena Dandini e Gabriele Scotti e diretto da Serena Sinigaglia (2020) e “Le Nostre Anime di Notte”, con regia di Serena Sinigaglia (2022). Applaudita nei teatri dell’Isola anche in “Human”, scritto con Marco Baliani, sulle moderne migrazioni, in “Nuda Proprietà” di Lidia Ravera accanto a Paolo Calabresi e ne “La vedova Socrate” di Franca Valeri (al Festival “La Notte dei Poeti”), Lella Costa ritorna ora nell’Isola (anche) con “La Fata”, un divertissement teatrale con musiche di Paolo Fresu che pur attingendo a un capolavoro dell’Ottocento, offre interessanti spunti di lettura sulla società contemporanea e sul ruolo delle donne – e delle “Fate” – alle soglie del Terzo Millennio.

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