Codrongianus. Migliaia di fedeli per la Beata Elisabetta Sanna

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A 160 anni dalla morte della venerabile di Codrongianos, davanti alla Basilica della Santissima Trinità di Saccargia  in provincia di Sassari, il cardinal Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, ha presieduto davanti a migliaia di fedeli la solenne cerimonia della beatificazione di Elisabetta Sanna. Si è concluso il percorso di fede della donna che lasciò il suo paese per dedicarsi completamente alla preghiera a Roma dove la sua beatificazione venne invocata dal popolo subito dopo la sua morte. L’arcivescovo di Sassari monsignor Paolo Atzei, che ha concelebrato la cerimonia, ha proposto che la nuova Beata diventi la patrona dei disabili. Elisabetta Sanna aveva infatti contratto il vaiolo che le aveva provocato una disabilità degli arti superiori e una funzionalità limitata di tutto il corpo. Alla cerimonia ha partecipato una delegazione di sacerdoti pallottini, ma c’era anche   Suzana Correia da Conceição, la donna brasiliana che soffriva di una grave distrofia al braccio destro guarita il 18 maggio 2008, nella chiesa parrocchiale di Niteroi, nella cappella del Santissimo Sacramento, mentre pregava la venerabile Elisabetta Sanna.
La spianata della Basilica di Saccargia ha accolto migliaia di fedeli, da tutta l’isola e non solo,  per assistere alla cerimonia di beatificazione.Sono stati due mesi di intenso lavoro, un esercito di volontari, una macchina organizzativa coordinata dall’amministrazione comunale di Codrongianos che ha lavorato senza sosta, e con importanti risorse economiche, per accogliere un evento straordinario.

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Elisabetta, nata a Codrongianos (Sassari) il 23 aprile 1788, a sette anni fu vittima di una epidemia di vaiolo, che la rese invalida alle braccia. Pur sentendosi attratta alla vita religiosa, seguì la volontà della madre, che la esortava a sposarsi. Il matrimonio fu celebrato il 13 settembre 1807 e la famiglia fu allietata da sette figli. Morto il marito nel 1825, Elisabetta continuò ad occuparsi dei suoi figli e ad amministrare i beni della sua famiglia facoltosa.  Nel 1831 era partita per un pellegrinaggio in Terra Santa, per la mancanza del visto per l’Oriente, non riuscì a proseguire. Si fermò quindi a Roma, senza più fare ritorno in patria. Ma non potè tornare in Sardegna, su consiglio dei medici, perché gravemente sofferente di cuore. A Roma rimase 25 anni, lavorando, pregando e visitando i poveri e gli ammalati. Morì il 17 febbraio 1857. A Roma riceveva notizie tranquillizzanti sulla crescita e formazione dei figli lasciati in casa del fratello sacerdote Don Antonio Luigi. Era finalmente giunta a vivere la vocazione, avuta fin da piccola, di consacrarsi totalmente a Dio. A Roma era nota la sua disponibilità verso chi si rivolgeva a lei, nobili e plebei, amici e nemici, ricchi e poveri, romani e forestieri, grandi e piccoli. Con le sue parole metteva pace nelle famiglie e ristabiliva la concordia tra i coniugi. Elisabetta era la donna della misericordia. La sua vita fu una pratica continua delle opere di misericordia corporale e spirituale. Nonostante il freddo, la fatica del cammino e le braccia rattrappite, si recava all’ospedale san Giacomo o in case private per servire le ammalate. Delle elemosine che riceveva, toltone quel poco che serviva per il suo misero vitto, ne faceva elemosina agli altri. Non si turbava per gli insulti ricevuti. Non permetteva che si parlasse male del prossimo. Pregava e faceva pregare per i condannati a morte. Le opere di san Vincenzo Pallotti furono il principale destinatario della sua carità: per esse lavorava di maglia e cucito e ad esse mandava oggetti e denaro. Il Pallotti soleva dire che due erano i grandi benefattori dell’Istituto: una donna povera, Elisabetta Sanna, e il Cardinale Luigi Lambruschini (1776-1854). Alla sua morte, avvenuta il 19 febbraio 1857, nella sua stamberga nei pressi della Basilica Vaticana, la gente sussurrava: «È morta la Santa, la donna che stava sempre a pregare in S. Pietro».

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