Conferenza di Bruxelles per la Siria: l’ONU chiede supporto per i siriani e la regione

Nel Medio Oriente, era il paese più ricco e l’unico senza guerre o conflitti interni; nell’antichità, la Siria subì una serie di dominazioni che le consentirono di sviluppare una fiorente civiltà ed una storia millenaria di cultura ed arte, così che in ogni angolo del paese era possibile ammirare i fasti di questo passato glorioso.

Poi dal 2011, di tutto ciò non è praticamente rimasto più nulla, tutto cambiato ed oggi il paese a causa della guerra è ormai ridotto in macerie con una popolazione prostrata da 8 e più anni di guerra sanguinosa ove sono morte più di 350 mila persone.

La Siria, attualmente vive la più grande crisi umanitaria dei nostri giorni con più di 6 milioni di siriani che fuggono dalla guerra assumendo il triste titolo di rifugiati.

Alla vigilia degli incontri fra i Ministri degli Esteri che si terranno a Bruxelles in occasione della terza Conferenza Sostenere il futuro della Siria e della regione (Supporting the Future of Syria and the Region), tre alti rappresentanti delle Nazioni Unite hanno dichiarato oggi che la crisi in Siria non è ancora terminata e hanno lanciato un appello affinché venga assicurato supporto ininterrotto e su vasta scala ai siriani vulnerabili, ai rifugiati e alle comunità che li accolgono.

Mentre la crisi si avvia ormai al suo nono anno, le esigenze umanitarie all’interno della Siria continuano a toccare livelli record: 11,7 milioni di persone necessitano di una qualche forma di assistenza umanitaria e di protezione.; gli sfollati interni sono circa 6,2 milioni e oltre 2 milioni di ragazzi e ragazze non possono ricevere un’istruzione in Siria.

Si stima che l’83 per cento dei siriani viva sotto la soglia di povertà e che le persone siano sempre più vulnerabili a causa della perdita o dell’assenza di mezzi di sostentamento duraturi.

Mark Lowcock, Sottosegretario Generale delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari ha dichiarato: Senza un’iniezione considerevole e immediata di fondi, è probabile che l’erogazione di beni di prima necessità quali alimenti, acqua potabile, cure mediche, alloggi e servizi di protezione dovrà essere interrotta; è fondamentale che la comunità internazionale resti al fianco di donne, uomini, bambine e bambini che in Siria hanno bisogno del nostro aiuto per soddisfare le esigenze più elementari e poter vivere una vita dignitosa. Se i donatori assicureranno i fondi necessari, potremo implementare i piani volti a conseguire tali risultati.”

Tale situazione è, inoltre, all’origine della più vasta crisi di rifugiati del mondo. Vi sono oltre 5,6 milioni di rifugiati siriani, mentre nei paesi confinanti sono 3,9 milioni i membri delle comunità ospitanti coinvolti dalla crisi.

Le Nazioni Unite, pertanto, chiedono con urgenza di incrementare i finanziamenti per assistere le popolazioni colpite lanciando un appello per la raccolta di 3,3 miliardi di dollari USA da destinare alla risposta in Siria, e di 5,5 miliardi di dollari USA per il Piano per i rifugiati e la resilienza nei Paesi confinanti.

Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati afferma: Essendomi recato in visita pochi giorni fa in Siria e presso i rifugiati siriani in Libano, sono profondamente preoccupato dal divario sempre più ampio riscontrato fra le loro enormi esigenze e il supporto attualmente garantito alla risposta internazionale alla crisi in atto. A otto anni dall’inizio della crisi di rifugiati di più ampia portata degli ultimi decenni, circa il 70 per cento dei rifugiati siriani vive un’esistenza al limite, sotto la soglia di povertà; la riduzione dell’assistenza dovuta al taglio dei fondi comporta che i  rifugiati debbano fare ogni giorno scelte strazianti, quali ritirare i propri figli da scuola per farli lavorare o ridurre i pasti. In tal modo, divengono inoltre più vulnerabili a sfruttamenti e abusi; è essenziale – prosegue l’Alto Commissario Grandi – che la comunità internazionale rimanga salda nel sostegno ai milioni di rifugiati siriani che vivono nei Paesi confinanti e che ancora necessitano di protezione e assistenza.

Allo stesso modo, il supporto deve essere esteso alle comunità locali e ai governi che hanno garantito accoglienza a milioni di rifugiati siriani negli ultimi otto anni – prosegue Grandi – è necessario aiutare, inoltre quei rifugiati e gli sfollati interni, presenti in numeri ancora più elevati – che scelgono di fare ritorno nel proprio Paese, in condizioni davvero difficili.”

I Paesi di accoglienza e le relative comunità necessitano di finanziamenti sicuri per continuare a sostenere i rifugiati, garantire che i servizi pubblici siano disponibili, e ampliare le opportunità sia per i rifugiati sia per i cittadini. Essi hanno accolto i rifugiati con generosità, offrendo loro asilo e protezione, rendendo accessibili i servizi pubblici, consentendo a un numero sempre più elevato di persone di contribuire alle economie locali e rafforzando in egual misura la resilienza tanto dei rifugiati quanto delle comunità locali.

In Siria la povertà è in crescita, le infrastrutture dei servizi di base sono danneggiate o distrutte e il tessuto sociale è ormai al limite – ha affermato Achim Steiner Amministratore dell’UNDP – i governi e le comunità di accoglienza dei Paesi confinanti con la Siria hanno bisogno del nostro sostegno per continuare a dare prova di generosità ai rifugiati, senza rinunciare allo stesso tempo a investire nel proprio sviluppo. È necessario che la comunità internazionale incrementi il sostegno alla resilienza sia in Siria che nei Paesi confinanti.”

Nonostante la quantità significativa di fondi garantita dai donatori nel 2018, l’anno scorso solo il 65 per cento dei 3,4 miliardi di dollari USA necessari per il Piano d’intervento in Siria è stato finanziato. Nel 2018, il Piano regionale per i rifugiati e la resilienza da 5,6 milioni di dollari USA è stato finanziato per il 62 per cento. I tre alti rappresentanti delle Nazioni Unite lanciano un appello congiunto alla comunità internazionale dei donatori affinché si impegni con generosità a sostenere gli obiettivi del 2019, in occasione della conferenza di alto profilo che si terrà domani.

Alberto Porcu Zanda

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