domenica, Marzo 8

Confindustria Sardegna: infrastrutture deboli, sviluppo frenato

Il Centro Studi Confindustria Sardegna ha pubblicato oggi il report “Il deficit infrastrutturale della Sardegna: strade e ferrovie”, uno studio che analizza quantitativamente le condizioni delle infrastrutture di trasporto dell’isola e il loro impatto sullo sviluppo economico e territoriale.

Il lavoro restituisce un quadro organico del deficit infrastrutturale sardo, che non emerge come semplice ritardo rispetto ad altre regioni italiane, ma come una configurazione oramai strutturale del territorio caratterizzata da carenze profonde, persistenti e interconnesse.

L’assenza totale di infrastrutture autostradali e una rete ferroviaria priva di elettrificazione, di servizi a lunga percorrenza e di livelli di velocità competitivi, si traducono in una struttura poco “magliata”, fortemente gerarchizzata e scarsamente interconnessa, incapace di funzionare come sistema territoriale integrato.

I dati ISTAT e le elaborazioni di Confindustria Sardegna evidenziano una forte polarizzazione dell’accessibilità: la metà dei Comuni sardi si colloca nelle fasce di maggiore criticità per l’accesso alla rete stradale, mentre una quota significativa della popolazione regionale vive in territori con accessibilità ferroviaria inesistente o molto bassa, un indicatore nettamente e drammaticamente distante dalla media nazionale. In ampie aree dell’isola, in particolare nella parte centrale ed orientale, i tempi di accesso agli snodi infrastrutturali di trasporto risultano sistematicamente molto più elevati rispetto al resto del Paese, configurando vere e proprie aree di isolamento funzionale per persone e merci.

Il report del Centro Studi Confindustria Sardegna mette quindi in relazione tale quadro infrastrutturale con le dinamiche economiche, evidenziando la correlazione tra livelli di accessibilità e reddito pro-capite.

Le elaborazioni indicano che l’aumento dei tempi medi di percorrenza è associato in Sardegna a una riduzione del reddito pro capite e che il deficit infrastrutturale rappresenta per alcuni territori dell’isola un fattore strutturale di penalizzazione socioeconomica.

Dalle nostre stime, ogni minuto in più nei tempi di percorrenza in Sardegna è associato a una riduzione complessiva del reddito annuale, considerando un milione di contribuenti residenti, compresa tra i 70 e gli 85 milioni di euro/anno.

Pur senza imputare relazioni causali dirette, l’evidenza statistica suggerisce che l’inefficienza della rete di trasporto non incide solo sulla mobilità, ma rappresenta un vincolo economico strutturale che limita le opportunità di sviluppo, frammenta i mercati locali, riduce la competitività delle imprese e comprime il potenziale dei territori interni.

«Questo studio dimostra con dati oggettivi che il problema infrastrutturale della Sardegna non è una percezione, ma una realtà strutturale che incide direttamente sulle possibilità di sviluppo economico e sociale dell’isola», dichiara Andrea Porcu, direttore del Centro Studi di Confindustria Sardegna. «Non si tratta solo di mancanza di opere, ma di un sistema che isola intere aree, aumenta i costi per le imprese, riduce l’accesso ai servizi e penalizza il reddito delle famiglie. È fondamentale e urgente adottare una strategia infrastrutturale organica per garantire spostamenti interni di persone e merci in linea con le altre regioni italiane ed europee con cui il confronto è quotidiano».

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