


Per il momento nessuna ipotesi di reato e nessun indagato per l’incendio al disco bar Constellation di Crans-Montana.
Lo spiega Beatrice Pilloud, procuratrice generale del Cantone Vallese, in una intervista alla televisione svizzera Rts, confermando la presenza di una uscita di sicurezza nel locale.
I proprietari del Costel, i francesi Jacques e Jessica Moretti, “sono stati sentiti come persone informati sui fatti e nei loro confronti non ci possono essere misure coercitive perché attualmente sono considerate innocenti “, spiega la procuratrice. “Se si arrivasse a una perizia che ci indica chiaramente che una persona o più persone hanno commesso errori – aggiunge – le imputazioni andrebbero da omicidio per negligenza a incendio per negligenza”. Per il magistrato inquirente “nel bar c’era un’uscita di sicurezza e questo è qualcosa che posso confermare”.
“Tra tutte le ipotesi che abbiamo esaminato – prosegue la procuratrice Pilloud – quella più probabile è che una candela messa su una bottiglia di champagne abbia bruciato il soffitto del bar e successivamente causato l’incendio nell’intero locale”. “Senza una perizia degli esperti – aggiunge – al momento non abbiamo elementi che ci permettano di dire che la schiuma fono assorbente posta sul soffitto del bar fosse un elemento che non doveva essere lì”.
Sono 40 le persone decedute nel rogo di Crans-Montana. Lo ha reso noto in conferenza stampa il presidente del Consiglio di Stato vallesano Mathias Reynard. I feriti sono 119, di questi 113 sono stati identificati. Sono 71 svizzeri, 14 francesi, 11 italiani, 4 serbi, 1 bosniaco, 1 belga, 1 lussemburghese, 1 polacco, 1 portoghese. Per 14 la nazionalità per ora non è conosciuta. Le cifre sono provvisorie, ha detto il comandante della polizia cantonale Frédéric Gisler. L’inchiesta è stata aperta venerdì, tutte le piste sono aperte, nessuna esclusa. Tra le ipotesi alcune si confermano: tutto lascia pensare che il fuoco sia effettivamente partito da bengala o candele scintillanti messe sulle bottiglie, troppo vicine al soffitto, ha detto la procuratrice generale vallesana, Beatrice Pilloud.
Intanto espressioni di cordoglio e vicinanza si susseguono in tutto il mondo, mentre le bandiere sventolano a mezz’asta su Palazzo federale, in Ticino e in altri cantoni.
Attorno alla sorte delle vittime e dei loro familiari si stringono anche il mondo religioso e quello dello sport. Papa Leone XIV ha espresso “compassione e preoccupazione per le famiglie”, mentre società e federazioni sportive nazionali hanno comunicato il loro dolore.
In mattinata il consigliere di Stato vallesano Stéphane Ganzer ha fornito i primi dati concreti sulle condizioni dei feriti. Tra 80 e 100 persone sono ancora “in urgenza assoluta”, ha dichiarato il capo del dipartimento della sicurezza in un’intervista all’emittente francese RTL, fornendo per la prima volta un dato numerico sulla gravità della situazione.
Per l’identificazione dei corpi – lo hanno detto i consiglieri di Stato Mathias Reynard e Stéphane Ganzer – potrebbero volerci però diversi giorni. A chiarire le cause dell’incendio, sulle quali le autorità al momento non si sbilanciano, potrebbero contribuire anche le immagini girate dai telefonini dei giovani che affollavano il locale.
L’identificazione delle persone decedute nel rogo di Crans-Montana è una priorità assoluta, come detto venerdì dalle autorità vallesane. Ci vorrà però ancora tempo. Già dalle prime ore di giovedì è all’opera il “Disaster Victim Identification Team” (DVIT), il gruppo nazionale di esperti, da tutta la Svizzera, composto da specialisti di medicina legale, di criminologia e di altre discipline . Un lavoro, il loro, particolarmente difficile nel caso della catastrofe di Crans-Montana.