
“Quando sei l’obiettivo di qualcuno, fai come il trapezista: salta sull’altro trapezio. Sarà più difficile farti cadere”. Citando la frase del suo compianto collega Roberto Morrione, Sigfrido Ranucci caratterizza quanto scritto ne “La Scelta”, il suo ultimo libro portato in scena ieri al Conservatorio.
Coadiuvato da immagini proiettate sullo sfondo e da una voce fuori campo che legge pezzi tratti dal suo ultimo lavoro, nei due spettacoli da sold out di due ore, il giornalista romano ripercorre la sua carriera intrecciandola con la sua vita personale. “Diario di un Trapezzista”, questo il nome dello spettacolo, comincia con le immagini del piccolo Sigfrido vestito da Superman, un supereroe come i “trenta giornalisti italiani morti dal dopoguerra ad oggi, i trecento giornalisti caduti a Gaza, cinquecentosedici giornalisti italiani minacciati secondo il rapporto Ossigeno ”. Professionisti che hanno fatto parte di coloro che ogni giorno, hanno dato un valore alla loro scelta: quello di informare a qualsiasi prezzo. Quello di Ranucci è una vita con la scorta, un ordigno di fronte alla sua casa di Pomezia.
Classe ’61, una laurea in Lettere a “La Sapienza”, il conduttore di Report muove i primi passi a Paese Sera per poi approdare a Rai News 24 dove incontra Roberto Morrione, il direttore che scelse di raccontare il legame fra la CIA e la P2.E’ il suo mentore e lo invia a seguire il conflitto nei Balcani, la strage delle Torri Gemelle a New York e la guerra in Iraq. Da una sua inchiesta, partita attingendo dagli stessi archivi della Rai, si è scoperto che l’esercito americano utilizzava il fosforo bianco sui civili a Falluja.
“A che serve lo sguardo se non interroga?”. Questa domanda, posta un giorno da Michele “Vedo Vedo”, un senzatetto che viveva sulla spiaggia, rafforza nel giornalista l’idea di dover guardare meglio la realtà. E pensare che quell’interrogativo è arrivato da una persona che un giorno era un ricco imprenditore della zona.
Se Milena Gabanelli lo ha inserito nel team del programma d’inchiesta in onda da quasi 30 anni, non poteva mancare un omaggio ai suoi genitori. “Mi hanno sempre insegnato la legalità. Mia madre mi ha dato il dono della memoria e mi dicembre sempre di non fare nomi nei miei servizi. Mio padre, uomo di sport, era orgoglioso della mia chiamata a Report. Un tumore lo ha portato via e non ha mai potuto vederne una puntata”.
Tornando all’attività giornalistica, sul palco si parla dell’inchiesta sul crack della Parmalat e sui quadri di Monet, Van Gogh, Picasso, etc nascosti n Svizzera dai Tanzi per sfuggire al pignoramento. Un reportage partito da una conversazione informale con un tassista ex guardia del corpo della famiglia e desideroso di ottenere il 3% sul ricavato della successiva asta.
Fra chi ha un prezzo e chi ha un valore, Ranucci continua parlando della trappola ordita nei suoi confronti in risposta all’inchiesta sull’ex sindaco di Verona Flavio Tosi e sulla presenza della ndranghetta in città. Un falso dossier che aveva messo in crisi i valori morali dello stesso giornalista che, per la prima volta, non aveva escluso l’estremo gesto. E poi, il misterioso incontro fra Matteo Renzi e l’ex 007 Marco Mancini in autogrill, il tentativo di spodestarlo dalla direzione di Report.
Sul finale, Ranucci racconta un aneddoto per sintetizzare il suo modus operandi: “Il motociclista che ho salvato davanti a casa mia, ho scoperto poi che era albanese e faceva parte del clan che voleva uccidermi. Non puoi conoscere il bene se non conosci il male”. Il pubblico cagliaritano, con il suo caloroso tributo, ha stabilito con chi e dove stare. Sua è “La Scelta”.
Giornalista