giovedì, Gennaio 22

Dibattito sulla legge elettorale per i Comuni capoluogo di Provincia: no a “leggine” su misura, sì a una riforma organica della democrazia locale

Il 29 ottobre, la I Commissione Autonomia e Ordinamento del Consiglio regionale ha audito i Sindaci dei Comuni capoluogo di Provincia, che hanno richiesto una legge ad hoc per escludere la Sardegna dalle nuove disposizioni introdotte dall’art. 3 della legge statale 38/2024. Tale norma prevede, per tutti i Comuni capoluogo, a prescindere dalla popolazione, l’introduzione del sistema a doppio turno per l’elezione del Sindaco e del Consiglio comunale, allineandosi al modello previsto per i Comuni sopra i 15.000 abitanti (artt. 72 e 73 del TUEL).

Il coordinamento “Ricostruiamo la democrazia sarda”, che nell’ultimo anno ha promosso un percorso partecipativo attraverso quattro assemblee pubbliche itineranti a Bauladu, Nuoro, Sassari e Cagliari, con il coinvolgimento di centinaia di cittadini, associazioni e forze politiche e sociali, esprime forte preoccupazione per la richiesta dei Sindaci e dichiara:

«La richiesta dei Sindaci appare conservativa di un sistema maggioritario che ha ridotto il pluralismo democratico, concentrato il potere nelle mani del Sindaco a discapito del Consiglio comunale, e favorito la rielezione automatica di figure già consolidate.

Riteniamo che l’Autonomia della Sardegna debba essere esercitata non per produrre leggi “ponte”, pensate per singole situazioni o per proteggere equilibri esistenti, ma per avviare una riforma organica della democrazia sarda: dalla Regione agli Enti Locali, costruendo una legge statutaria e una legge elettorale coerenti con un modello partecipativo e proporzionalista.

Il sistema del doppio turno per i Comuni capoluogo di Provincia rappresenta un interesse generale: permette una più ampia legittimazione del Sindaco, offre ai cittadini una seconda possibilità di scelta, favorisce il pluralismo e può incentivare la partecipazione sia degli elettori sia delle candidature alternative. In questi Comuni – che svolgono un ruolo politico e amministrativo centrale – è importante che il sistema elettorale rafforzi la competizione democratica e non che la chiuda.

Auspichiamo che il Consiglio regionale rigetti questa richiesta di deroga e apra finalmente una discussione pubblica e organica sulle forme della democrazia locale, senza scorciatoie e senza personalismi. La riforma delle regole democratiche non può essere il risultato di interessi di parte, ma deve nascere dal confronto e dal coinvolgimento della società sarda nel suo complesso.»

Tra le realtà aderenti al coordinamento “Ricostruiamo la democrazia sarda” figurano in ordine alfabetico:  

Associazione Culturale Carlo Nossardi

Autonomie e Ambiente

Comitato Su Entu Nostu

Comitato No Tyrrhenian Link – Quartu

Confederazione Sindacale Sarda

Entula

Generazione Italie

Liberu – Liberos Rispettados Uguales

Il Manifesto Sardo

Partito Comunista Italiano

Partito della Rifondazione Comunista

Sardegna chiama Sardegna

Sardigna Natzione Indipendentzia

Sardegna Possibile

Sinistra Futura

Socialismo Diritti Riforme

UNIGCOM (Unioni de sos Giòvunus Comunistas)

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