Edilizia in Sardegna. Rilancio partendo dal territorio

Sono quattro le linee guida sulle quali gli imprenditori edili di Confartigianato Imprese Sardegna chiedono di confrontarsi con Giunta e Consiglio Regionale per lo sviluppo delle costruzioni in Sardegna: norme urbanistiche certe, pianificazione regionale omogenea, riqualificazione dell’esistente e premialità volumetriche per lo sviluppo delle zone turistiche e dei centri urbani.

Quindi, “occorre ridare valore alla Sardegna e alle sue imprese partendo del territorio – afferma Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Edilizia Sardegna – Per questo abbiamo necessità di norme urbanistiche chiare, certe, stabili e immediatamente applicabili. Lo abbiamo detto alle Giunte passate e lo ripetiamo anche a questa; norme che ovviamente – sottolinea ancora Meloni – dovranno essere concordate con le imprese, perché è indispensabile che la Regione si muova insieme al tessuto produttivo in un’ottica di collaborazione e non di sterile contrapposizione. Ciò sarebbe un forte segnale di sensibilità e di comprensione dei problemi per il comparto”.

Gli ultimi dati del settore parlano di 22.378 imprese attive, di cui il 58,1% artigiane (13.011 realtà), che impiegano oltre 40.000 addetti. Tra il 2008 e il 2017, il comparto ha perso il 34,4% della sua forza, con oltre 22mila imprese che hanno cessato definitivamente l’attività, lasciando per strada più di 45mila addetti.

Per ciò che riguarda il cosiddetto ex Piano Casa, sul quale si sta dibattendo in questi giorni, Confartigianato Edilizia chiede un’accelerazione e concretezza: “Crediamo che questo sia uno strumento che possa, nel breve periodo, continuare a far sopravvivere il settore – continua il Presidente degli edili artigiani – e riteniamo che le proposte fatte in Commissione in Consiglio Regionale siano di buon senso, anche alla luce del fatto di come, in tutti gli anni della sua vigenza, la norma non abbia creato scempi edilizi o tanto meno forme di speculazione che abbiano compromesso il territorio; l’importante è non demonizzarlo – rimarca Meloni – perché è stato capace di dare risposte alle famiglie garantendo contemporaneamente la sussistenza di tante piccole imprese e di conseguenza posti di lavoro”.

Dai costruttori di Confartigianato Edilizia, anche la richiesta di incentivare l’attività di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente: “Abbiamo delle strutture ricettive e civili che hanno bisogno di questi interventi di riqualificazione ma bisogna anche invogliare i proprietari – dice Meloni – per questo sarebbe utile creare delle condizioni di vantaggio con delle premialità, anche volumetriche, sia nei centri storici che nelle zone F ed E per consentire di avviare interventi con una ricaduta economica per gli investitori e per le imprese, senza consumare nuovo suolo”.

E’ fondamentale che ogni Comune approvi finalmente il proprio piano urbanistico comunale – spiega ancora il Presidente Meloni – affinché si diano certezze a chi vuole investire. Sappiamo che ci sono su questo tema molte resistenze anche da parte delle Amministrazioni Locali, ma se solo pochi a oggi hanno adottato il PUC la responsabilità va condivisa sui vari livelli, compreso quello regionale. Chiediamo che la Regione abbia il coraggio di imporre tempi certi e improrogabili ai comuni affinché adottino il proprio PUC”.

Poi la proposta finale che – secondo i costruttori sardi di Confartigianato – potrebbe contribuire a rivitalizzare i centri urbani, utile alle imprese esistenti e a quelle che potrebbero nascere nei prossimi anni. “Il recupero di edifici, non solo in centro storico, ma anche in zone di completamento – conclude Meloni – potrebbe passare anche attraverso degli incentivi quali sgravi per i locali da restaurare e destinare a bottega artigiana di prossimità”.

In ogni caso, l’auspicio del Presidente di Confartigianato Edilizia Sardegna, è che per tutto ciò che riguarderà le costruzioni ed in generale l’edilizia, “venga messo da parte un approccio ideologico che descrive in maniera negativa il settore edile, identificato come principale ‘distruttore’ del patrimonio ambientale sardo o come categoria di speculatori, nel senso più negativo del termine, che non tengono conto degli interessi generali della collettività”.

Alberto Porcu Zanda

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