Erdogan. Salvato dai servizi segreti russi

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Il golpe della scorsa settimana in Turchia è fallito forse per via di una “soffiata” russa all’intelligence di Ankara: media arabi ed iraniani citano anonime fonti diplomatiche turche, secondo le quali il presidente Recep Tayyip Erdogan sarebbe stato informato dai servizi di Mosca dell’imminenza di un colpo di Stato per mano dell’esercito, poche ore prima che effettivamente avesse luogo. Comunicazioni-radio tra alti vertici militari sarebbero state intercettate e decodificate da una stazione di ascolto russa non identificata: potrebbe tuttavia trattarsi di quella dislocata dal GRU (il servizio segreto militare russo) nella vicina Siria, presso la base militare di Hmeimim, dove da settembre sono di stanza i Sukhoj di Mosca impegnati nella lotta contro lo Stato islamico. Il barometro delle relazioni tra Ankara e Mosca, dopo mesi tumultuosi seguiti all’abbattimento di un bombardiere russo da parte di due caccia turchi al confine con turco-siriano, da alcune settimane sembra – un po’a sorpresa – essersi assestato sul bello: Erdogan si è scusato dicendosi pronto a risarcire le vittime dell’incidente, e un vertice a Mosca con Vladimir Putin è stato fissato in agenda per inizio agosto.

Già, ma perché la Turchia si è riavvicinata così repentinamente alla Russia? E perché Putin si è mostrato così disponibile verso Erdogan? L’ipotesi più probabile è quella che il presidente turco, resosi conto dei pesanti danni conseguiti alle ritorsioni economiche russe (che sono andate a colpire in pieno l’agroalimentare turco e il settore turistico, ma anche quello energetico-nucleare), abbia voluto sanare lo “strappo”. Ma c’è anche una seconda ipotesi, più di fantapolitica, ma neppure tanto.

Da rapporti di varie agenzie di sicurezza è emerso che in Turchia fin da marzo si erano fatte più insistenti le voci di un possibile golpe, la cui origine il MIT (il controspionaggio turco) imputava a manovre di nazioni straniere, non necessariamente nemiche. E gli strali lanciati all’indomani del fallito putsch fanno intendere che i servizi di Ankara temevano un’azione proprio da parte dellaCIA e dei servizi sauditi contro il Potere costituito. Di qui dunque la mossa a sorpresa di Erdogan, che potrebbe aver deciso di normalizzare i suoi rapporti con Mosca pur di avere dai russi delle informazioni d’intelligence utili a prendere le dovute contromosse. In cambio di cosa, visto che Putin dal canto suo non fa nulla per nulla?

E’ molto probabile che una risposta l’avremo dopo il vertice russo-turco di Mosca, e c’è da aspettarsi che consisterà in un via libera definitivo della Turchia al gasdotto Turkish Stream, “congelato” dopo le note vicende siriane. Al momento però Putin qualcosa l’ha già ottenuto, eccome: è riuscito a incrinare l’ “Asse del Mar Nero“, ovvero la partnership politico-militare tra Ucraina e Turchia nata lo scorso inverno in ottica anti-russa, con la benedizione della NATO. Non poco.

fonte: Ostpolitikerdogan

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