Erika Stefani  la Ministra che controlla le Regioni

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Agli Affari regionali giunge la leghista veneta Erika Stefani  un Ministero che in prevalenza non promuove il regionalismo ma esercita su Regioni e

città non sempre all’altezza del loro compito una continua funzione di controllo, di mediazione e di gestione di svariati problemi e programmi. Erika Stefani si è appena affacciata al ministero e scoprirà presto di avere molti impegni. Il dipartimento Affari regionali è almeno in parte nato da una costola del ministero degli Interni e svolge un continuo controllo sulle leggi regionali da cui derivano le impugnazioni del governo dinanzi alla Corte costituzionale. Dal 2008 al 2016 sono state esaminate 5.436 leggi regionali e di queste 588, cioè l’11%, sono state impugnate. È un fenomeno in calo, perché si è passati da un 16-18% nel 2011-2012 a un 8-10% del 2015-2016. La neo-ministra dovrà vestire dunque le scomode vesti del controllore – anche sulle attività internazionali, sulle zone di confine, sulle finanze – più che quelle di promotore del regionalismo.

UN MINISTERO DI MEDIAZIONE

Al ministero è affidato anche il compito di mediare con le Regioni ogni decisione statale – legislativa e attuativa – che riguardi le competenze concorrenti. In mancanza di un Senato delle Regioni (fallito il referendum del 4 dicembre 2016) la sede di confronto rimane la Conferenza Stato-Regioni, assieme alla Conferenza unificata in cui si uniscono le altre autonomie locali, città e province. Lo Stato, e quindi il ministro per gli Affari regionali, utilizza la Conferenza quando può come luogo di dialogo e quando non può come cinghia di trasmissione delle decisioni di interesse centrale-generale. È un esercizio defatigante: si discute l’ammontare e la ripartizione dei soldi per il trasporto pubblico locale, i tagli o i trasferimenti a Regioni a statuto ordinario, a province e comuni, di obblighi vaccinali oppure del numero di slot machines da ammettere sul territorio nazionale. E’ un rito mensile di non facile funzionamento, con varie sensibilità politiche e personali. Infatti, in attesa di chiarire idee e indirizzi, le due Conferenze (Stato-Regioni e Unificata) previste per il prossimo 10 giugno sono state annullate.

INTERMINISTERIALI PER NECESSITÀ

In un sistema italiano in cui ministeri e dipartimenti si fanno concorrenza, gli Affari regionali sono obbligati alla cooperazione interministeriale. Come gli Affari europei vivono perciò un quotidiano di resistenze, di scarsa comunicazione e ritardi, così da appesantire il lavoro e renderlo meno efficace. Erika Stefani si dovrà occupare di montagna e zone marginali (es. programma aree interne, passaggio dalle comunità montane alle unioni di comuni ecc.), di politiche urbane (con linee guida europee e globali) di attività internazionale delle Regioni e delle autonomie locali (es. i passaporti austriaci per gli altoatesini germanofoni, le frontiere interne ed esterne, le cooperazioni e accordi territoriali), di minoranze linguistiche. Sono tutti temi con legislazione, regolamenti e circolari, programmi operativi e soldi che si rapportano con altri ministeri, dal Mef al Mise, dalle Infrastrutture per città e campagna all’Istruzione e cultura per le minoranze, agli Affari esteri ed europei per l’attività internazionale. Un po’ di personale resta in via della Stamperia ma qualcuno viaggia a Strasburgo, Bruxelles e in mezza Europa, produce note sul Consiglio d’Europa e sul Comitato delle Regioni, su frontiere europee, smart cities e Paesi terzi. Una discreta quantità di carta da leggere e da capire.

COSA POTRÀ CAPITARE

Per il momento, Erika Stefani potrà salvarsi mostrando i progressi dell’autonomia del Veneto e della Lombardia mentre gestirà preoccupazioni e domande pressanti di città, Regioni e province (compreso l’annunciato default di Campione d’Italia).

Si chiederà allora dove trovare la forza per seguire e indirizzare il resto dell’attività ordinaria della struttura, che pure ha un discreto significato politico. I ministri che l’hanno preceduta in qualche caso hanno lasciato proprio fare. Tra ministero e autonomie regionali e locali il rapporto è stato spesso segnato dal conflitto, e non già dalla “modernizzazione” del sistema. La ministra per intanto ha annunciato la costituzione di un gruppo di lavoro, vedremo su quali temi.

Altri problemi infine si possono affacciare: nell’ambito dell’autonomia differenziata e tra alcuni esperti di area leghista corre infatti da tempo l’idea di ricentralizzare, anche temporaneamente, alcune competenze dove non vengono bene esercitate.

È il caso dei depuratori mancanti, per lo più nelle Regioni Sicilia e Calabria, che comporta acque inquinate e una multa europea da 30 milioni a semestre.

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