
Quelli attuali sono giorni imprevisti e difficili: solo qualche settimana fa, mai ci saremmo immaginati di dover fronteggiare come Paese, un problema sanitario di così vaste proporzioni.
Zero allarmismo certo, ma decisamente sì ad una informazione esaudiente ed a comportamenti individuali consapevoli e maturi perchè, la nostra vita improvvisamente è cambiata e bisogna porre in essere efficaci contromisure per uscire dall’emergenza sanitaria.
Abbiamo a che fare con il Covid-19 che – seppure di bassissima mortalità – ha delle caratteristiche epidemiche decisamente importanti, con una diffusione rapidissima ed una elevata contagiosità.
Pertanto da oggi in poi – che piaccia o meno – dobbiamo (tutti) mutare abitudini e stile di vita, perchè ognuno di noi può seppur inconsapevolmente essere veicolo di contagio.
Il Governo italiano ha preso negli ultimi tre giorni – di concerto e su indicazione del Comitato tecnico scientifico – delle decisioni impopolari e stringenti ma al contempo necessarie per il contrasto ed il contenimento, sull’intero territorio nazionale del diffondersi del virus.
Sono norme emergenziali di una elevatissima rilevanza giuridica e sociale: in Italia è la prima volta dai tempi della seconda guerra mondiale, che vengono imposte sul territorio nazionale restrizioni alla libertà di movimento individuale e collettiva, di riunione, di manifestazioni pubbliche e sportive, con scuole chiuse ed il nord della penisola addirittura da qualche ora blindato, dal quale non ci si può spostare se non per lavoro o comprovati motivi.
Le misure sono ineludibili, se non si vuole che la situazione degeneri in pandemia e vada fuori controllo: la Regione Lombardia ha le terapie intensive e le rianimazioni che sono già ora in crisi per la scarsa disponibilità di letti, con i pazienti che vengono dirottati in altre regioni; data la situazione critica, fino da oggi i medici sono costretti a dare la precedenza di cura non necessariamente in base a ‘chi arriva prima’ ma a chi ‘ha maggiore speranza di vita’; ciò che bisogna evitare quindi è che il dilagare dei contagi a macchia d’olio, mandi in tilt l’intero sistema sanitario nazionale.
Certo, nel sud Italia la situazione è fortunatamente meno grave e con numeri di contagio meno drammatici, come pure nella nostra città, i connotati del fenomeno Coronavirus (benche non immuni dal contagio) sono effettivamente meno evidenti.
Oggi, in una tranquilla mattinata di ‘esperimento sociale’, per curiosità di cronaca, ho voluto io stesso sondare il campo e vedere che fa la gente, come si comporta, se è cambiato qualcosa a causa di questa evenienza inaspettata.
Il risultato principale è stata l’evidenza di poco traffico nelle strade cittadine, con moderato passeggio al Poetto, affluenza nella norma nei bar; inusuale il saluto senza stretta di mano di una coppia di amici, niente baci neanche al piccolo sul passeggino.
Le file alle casse di un grande store commerciale – oggi stranamente poco frequentato – sono distanziate, con i clienti che un po’ forzatamente non si accalcano e distanti l’uno dall’altro aspettano il loro turno per pagare.
Qualche cassiera ha la mascherina sul volto, sulle porte di accesso e all’interno del market, grandi cartelli indicano le regole comportamentali anticontagio.
La nota davvero strana, è un irreale silenzio che si percepisce, niente musica in diffusione, in un luogo dove solitamente regnano chiasso e caos, segno significativo di disagio individuale e collettivo; la preoccupazione fa diventare evidentemente silenziosi e quindi difficilmente si sbraita.
Si sa che per la soluzione del problema epidemico e per superare le paure e le insicurezze, è necessario un contributo collettivo e la volontà di uniformarsi con pazienza a comportamenti responsabili, secondo le regole e le indicazioni che sono state fornite: vita sociale limitata, attività ludiche all’aperto e non al chiuso.
Evitare i luoghi affollati, evitare il contatto ravvicinato con le persone mantenendo la c.d. Droplet (la distanza di sicurezza anticontagio di un metro), non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani, lavarsi frequentemente e bene le mani, per quanto possibile evitare di salutarsi stringendosi la mano, abbracciandosi e/o baciandosi e se si riesce stare a casa, sopratutto se si ha più di 65 anni o si è affetti da malattie pregresse.
Con queste misure che sono di prevenzione dal contagio, pur senza l’ausilio di cure certe al momento assenti, supereremo questa crisi e ritorneremo a godere appieno delle passioni e delle abitudini standard della nostra vita normale.
Questo è il momento della responsabilità, nel quale – pur senza allarmismi – occorre convincere tutti ad avere comportamenti prudenti e rigorosi, perchè (tutti) insieme ce la possiamo fare.
Alberto Porcu Zanda