Faita Federcamping. “No a contrapposizione datori di lavoro – dipendenti ma analisi seria e programmazione”

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“Il turismo in Sardegna ha bisogno di una seria analisi e programmazione,  e soprattutto che nel dibattito si superi la contrapposizione e la considerazione dei concetti di “datori di lavoro sfruttatori” e di “stagionali che non vogliono lavorare”, perché rischiamo di rincorrere le conseguenze e tralasciare le cause”.  

E’ la riflessione dei vertici di Faita Sardegna, per voce del presidente Nicola Napolitano, che da rappresentante del settore dell’open air, (in Sardegna con 53.248 posti letto il settore campeggi è la seconda voce dopo le strutture alberghiere per l’offerta ricettiva), prova ad analizzare i fattori che hanno portato nel tempo alla crisi del comparto in termini occupazionali.

“Finchè in Sardegna si continuerà a considerare il turismo un fenomeno ristretto alla stagione estiva, allora sarà impossibile fare programmazione seria anche per quanto riguarda il mercato del lavoro – sostiene – un problema che non trova soluzione al momento se non quella di programmare una stagione ampia, e nella nostra terra si può fare tranquillamente, che parta da aprile e finisca a novembre, mettendo le basi per quella che deve essere una stagione turistica lunga. In questo modo si darebbe maggiore stabilità ai lavoratori perché avrebbero una prospettiva di lavoro a più lungo termine e maggiori certezze anche per i datori di lavoro, i quali – sottolinea ancora Napolitano – andranno a scomparire anche loro, a poco a poco, se non si interviene immediatamente con una strutturazione organica del turismo”. 

“Il problema è che abbiamo un sistema di regole che non vanno incontro ai bisogni della Sardegna – continua -. La programmazione di una stagione turistica che duri per gran parte dell’anno nell’isola sarda deve partire ascoltando le reali necessità del comparto. Programmazione pluriennale e comunicazione, devono essere assieme al nodo trasporti la base da cui rifondare il turismo in Sardegna, e con esso l’esercito dei lavoratori. E di questo prima di tutto si deve far carico una politica che ha a cuore le sorti delle decine di aziende che operano nel settore turistico – precisa -. Si parte sempre dagli strumenti normativi, al momento vecchi, fermi a una programmazione di oltre trent’anni fa. Ma ora il mondo è profondamente cambiato. Si devono adeguare norme e leggi a quelle che sono le richiesta del turista e le esigenze delle aziende ora. Lo si deve fare perché il turismo può rappresentare una garanzia lavorativa tutto l’anno, lo si deve fare alla luce dei cambiamenti intervenuti anche all’indomani della pandemia. Abbiamo tutti i requisiti per farlo e stiamo perdendo tempo davanti ai nostri competitori”.

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