Gavino Faa segretario associazione anatomopatologi e citologi

Gavino Faa subentra a Sandra Orrù nella guida della Siapec regionale. L’assemblea regionale della Società italiana anatomia patologica e citologia (Siapec), tenutasi il 22 novembre all’Ospedale Businco di Cagliari, ha approvato all’unanimità candidatura e programma dell’anatomo patologo dell’Università del capoluogo. “Con tutti i colleghi dobbiamo creare una rete che offra un servizio di alta qualità ai pazienti sardi” ha spiegato il professor Faa. Già preside della facoltà di Medicina dell’ateneo, lo specialista ha inserito Giovanni Tolu (direttore servizio Anatomia patologica, ospedale San Martino-Oristano) e Sergio Cossu (Anatomia patologia, ospedale San Francesco-Nuoro) nel Direttivo. “Credo nel gioco di squadra, operativo e scientifico. Invito i colleghi a cooperare per formare reti per lo studio congiunto e la messa in comune delle conoscenze sulle singole neoplasie” ha aggiunto. Originario di Masullas, classe ’52, ordinario di Anatomia patologica – facoltà di Medicina – dirige la divisione di Anatomia e Istologia patologica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari. Conta oltre 400 pubblicazioni, collabora con prestigiosi gruppi di ricerca europei (Robert Chrichton, Nouvelle universitè de Louvain La Neuve; Henryk Koslowski, Università di Wroclaw, Polonia; Valeer Desmet, Karel Geboes, Peter Van Eyken, Katholiek Uniberiteit, Leuven, Belgio) e canadesi (Robert Riddell, Mount Sinai Hospital, University of Toronto) è visiting scientist alla Temple University (Philadelfia). Il professor Faa studia malattie e tumori primitivi del fegato, malattie metaboliche (morbo di Wilson), embriologia del rene, cellule staminali e sviluppo di una serie di tumori, malattie idiomatiche croniche intestinali e patologie delle ghiandole salivari.

Emopatologia, reti scientifiche e assistenziali. Le best practices di Daniela Fanni e Giorgio La Nasa. “La casistica di molti tumori è per fortuna bassa, è necessario mettere insieme la casistica, affinché ogni patologo possa vedere un numero di casi sufficiente per avere un’esperienza utile a una diagnosi di alto livello. Tra le reti operanti al top in Sardegna cito quella di ematopatologia coordinata da Daniela Fanni (Aou Cagliari) e dal dottor Tolu. Negli ultimi anni si sono riuniti periodicamente, hanno discusso i casi più complessi di linfoma e di patologia del midollo osseo, dato diagnosi importanti poi confermate dai più autorevoli patologi italiani. E hanno offerto ai pazienti sardi affetti da tumori dei linfonodi un importante servizio”. Gavino Faa ha evidenziato anche la proficuità della rete di ematopatologia: “Collaboriamo con Giorgio La Nasa, direttore del servizio di Ematologia dell’oncologico. La sinergia tra patologi e clinici è un beneficio per i pazienti”.

Accreditamento e ruolo scientifico regionale. “È necessario unire le forze per incrementare il numero di pubblicazioni su riviste internazionali, che vedano i patologi dei vari ospedali sardi e delle due università lavorare insieme” ha rimarcato il professore. La Società che riunisce anatomopatologi e citologi universitari e ospedalieri italiani – ai lavori hanno partecipato specialisti di Olbia, Sassari, Nuoro, Oristano, San Gavino e Cagliari – è attesa da un lungo lavoro: “Dobbiamo evidenziare l’importanza del patologo nei processi di diagnosi e cura. L’Anatomia patologica attraversa un periodo di grandi cambiamenti, si passa dalla diagnosi istologica a quella molecolare. L’oncologo chiede al patologo di indicargli i bersagli presenti sulle cellule tumorali, in modo da procedere a una terapia mirata, capace di arrestare la crescita tumorale e di sconfiggere i tumori più aggressivi. La definizione dei marcatori tumorali richiede un grande impegno. Si deve prendere confidenza con nuove tecnologie, che – sottolinea Faa – consentano la ricerca dei geni amplificati responsabili della produzione incontrollata di proteine che causano la crescita incontrollata dei tumori. Si tratta di passare dalla diagnosi istologica, che descriveva la forma delle cellule tumorali, alla diagnosi molecolare, che descrive le molecole prodotte dal tumore che possono essere aggredite da una terapia individualizzata di precisione. I patologi sardi sono di alto livello e possono confrontarsi con i patologi delle regioni del Nord Italia”.

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