
Subire gol dopo sette minuti, in uno scontro diretto per la salvezza, racconta molto più di quanto sembri. Il Cagliari entra in campo con un atteggiamento leggero, quasi distratto, come se la classifica non fosse già abbastanza preoccupante. Colombo segna indisturbato, Malinovskyi rifinisce senza opposizione: la squadra appare passiva, lenta, poco convinta
Il blackout finale è la fotografia della stagione
Tra il 75’ e il 78’ il Cagliari si scioglie. Non è solo un crollo tecnico: è mentale.
- Frendrup trova il raddoppio con un tiro deviato, ma nessuno esce con decisione.
- Ostigard chiude la partita di testa, con una marcatura che definire rivedibile è un eufemismo.
Tre minuti bastano per far crollare un impianto già fragile. Una squadra che lotta per salvarsi non può permettersi simili amnesie.
Una squadra senza scintilla
Il dato più preoccupante non è il risultato, ma l’assenza di reazione. Il Cagliari non dà mai la sensazione di poter cambiare l’inerzia della gara. Pochi duelli vinti, poca aggressività, poca convinzione. È come se ogni episodio negativo pesasse il doppio, mentre ogni occasione per rialzarsi venisse sprecata.
La classifica dice +5 sulla zona retrocessione
Sulla carta, la situazione non è drammatica. Sul campo, invece, il Cagliari sembra impegnato in un esperimento sociologico: capire quanto si possa resistere in Serie A senza mostrare cattiveria, ritmo, o anche solo un po’ di orgoglio.

Giornalista. Direttore responsabile