I migranti nello stato di Tamaulipas in Messico, muoiono prima di varcare la frontiera

La vita dei richiedenti asilo è impossibile con le regole sulla migrazione adottate dagli Stati Uniti e lo stato di Tamaulipas è pericoloso per l’incolumità e la salute.

È l’allarme che lancia Medici Senza Frontiere (MSF), impegnata nella assistenza medico-umanitaria nell’area: i protocolli per la protezione dei migranti costringono i fuggiaschi ad aspettare in Messico mentre le loro richieste vengono elaborate; per questo motivo, vivere in città come Matamoros dove vi è una oggettiva scarsità di infrastrutture, il tasso di violenza è altissimo con rapimenti, estorsioni, rapine a mano armata e casi di violenza sessuale all’ordine del giorno, è davvero impossibile; in più non esiste la benchè minima assistenza umanitaria da parte del governo messicano.

Il dr. Marcelo Fernandez, capo missione di MSF in Messico, denuncia: “È inaccettabile che persone vulnerabili come donne, bambini, ed intere famiglie, siano costrette a vivere in condizioni pericolose, esposte alla violenza delle bande criminali e trattati senza umanità dalle autorità messicane e americane.

Da quando i protocolli sono stati implementati ad agosto, la situazione è molto peggiorata a Matamoros: le équipe di MSF hanno assistito al ritorno forzato di oltre 100 richiedenti asilo ogni giorno.

La città dispone di pochi campi e non è preparata per accoglierli. La maggior parte di loro vive in condizioni malsane con scarso accesso all’acqua e ai servizi sanitari. Alcuni vivono in tende di fortuna in mezzo alle strade, esposti alla violenza dei gruppi criminali che lottano per il controllo della zona.

Mi hanno rimandato a Matamoros con mia figlia – racconta Monica*, una richiedente asilo dell’Honduras e paziente MSF – Le autorità messicane non mi hanno dato nessuna informazione su dove fossero i campi e dove avremmo potuto passare la notte. Non conosco questo posto, so solo che è pericoloso”.

MSF esprime preoccupazione anche per la recente misura del governo messicano di trasferire gruppi di persone nella parte meridionale del paese, condannandoli definitivamente a ricominciare il loro viaggio verso nord lungo strade altamente pericolose, ponendo la loro vita nuovamente in pericolo.

Tra giugno 2018 e luglio 2019, il 45% dei 2.315 pazienti assistiti dalle équipe di salute mentale di MSF a Reynosa e Matamoros hanno dichiarato di aver subito violenze durante il loro viaggio attraverso il Messico: uno su tre è stato aggredito fisicamente, mentre uno su cinque è sopravvissuto a violenze sessuali.

L’appello di MSF al governo USA, è perchè ponga fine al ritorno forzato dei richiedenti asilo verso i paesi in cui hanno subito violenza e persecuzione.

Alberto Porcu Zanda

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