
“Era un piacere bruciare tutto. Era un piacere particolare vedere le cose divorate, annerite, trasformate”. Comincia così Fahreneit 451, il romanzo di Ray Bradbury scritto per denunciare le dittature e la censura nella libertà di espressione.
Ad esso si ispira “Il Fuoco era la cura” l’ultimo spettacolo di Sotterraneo (Sara Bonaventura, Claudio Cirri e Daniele Villa”) andato in scena ieri al Massimo nella rassegna Pezzi Unici di CeDAC. Un titolo che richiama alla fisica e precisamente alla presunta temperatura di combustione della carta. E’ davvero questa? Non importa saperlo perchè equivarrebbe a compromettere la bellezza di una storia a vantaggio della verità.
Da qui comincia un bellissimo viaggio, da qui prende forma Il prologo con cinque sedie allocate sul palco dove trovano posto gli ottimi attori si presentano con una voce fuori campo. Essi sono Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu, Cristiana Tramparulo.
Ognuno di loro, porta in dote un libro da memorizzare: Cristiana prova con Infinite Jest di D.F. Wallace, Radu agisce fra le mille pagine di Quaderni di E. M. Cioran, Davide non va oltre la prima pagina di Harry Potter. Flavia è alle prese con Americanah di Chimamanda Ngozi Adichie, Fabio, infine, legge Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust. Tuttavia, nonostante le palesi difficoltà, la conoscenza di Fahreneit accomuna il loro operato. Loro sono i Book People, quelli che si ritrovano fuori dalla città per commentare un testo intorno ad un falò ma sono anche coloro che sul palco, in continuità di narrazione, si alternano fra passato, presente e futuro.
Nei due monitor appesi, quanto scritto meriterebbe di essere più chiaro (forse l’unica nota storta) ma facendo un pochino di attenzione, è possibile leggere citazioni, frasi, interrogativi, titoli di libri che vanno in contraddizione. La particolarità risiede infatti nel fatto che se una parola in uno scherma afferma, nell’altro nega. Se la lista dei libri contiene ” Guerre, crisi climatiche, regimi totalitari e persino un questionario base di Diritto Pubblico pongono il condizionale d’obbligo nei confronti della società attuale.
Nelle cinque parti dello spettacolo, gli attori sono bravi a turnare nell’essere la voce fuori campo e lo sono altrettanto quando vanno ad interpretare i protagonisti del romanzo da cui tutto prende forma.
E’ una recitazione allegra ma comunque efficace perchè funzionale all’ipotesi di un pensiero unico e totalitario che lascia poco spazio alla libertà. I libri, appunto, sono i nemici di tutto ciò che da spazio ai propri pensieri. Essi nascondono o modificano la realtà mentre leggere è discriminante, emarginante, deprimente. Conservarli è pericoloso per la società e pertanto devono essere vietati e bruciati quando individuati E il paradosso è che a farlo, nel racconto di Bradbury, sono proprio i pompieri.
Guy Montag, il protagonista principale, è il vigile del fuoco con i sensi di colpa. La sua stessa moglie, Mildred, invece, lo tradisce in nome di un visore dove i “clown bianchi” vanno in streaming. Beatty, il capo dei pompieri, è un uomo assertivo al potere mentre solo la vicina di casa Clarissa e il vecchio professore Faber sono gli unici a dare il giusto valore ai libri.
Una condizione che il quintetto affronta nell’anno 2051 in una sorta di conferenza stampa dove non si conoscono le domande ma solo le risposte relative al tempo che fu, a quel 2030, anno della loro ultima recitazione. Nelle loro frasi, le contraddizioni si palesano fra la nostalgia del passato e l’attuale voglia di comfort zone.
“Il fuoco era la cura”, spicca anche grazie alle coreografie (vedi la danza rituale attorno al fuoco o l’esibizione finale dei clown bianchi) e ai diversi piani narrativi associati ad una colonna di assoluto rispetto contenente “For Whom The Bell Tolls” dei Metallica, “Tender” dei Blur”, “White Rabbit” degli Jefferson Airplaine, “Leviathan” di Nick Cave “Moby Dick” dei Led Zeppelin mentre, non a caso, “Fire Water Burn” della Bloofhoud Gang è quella che chiude la serata.
Da questo lavoro distopico arriva il forte il tema dell’intolleranza verso la cultura, il fastidio verso la pluralità del pensiero. E’ un avvertimento verso quello che potrebbe succedere se le persone rimanessero inermi dinnanzi a certe derive democratiche. Chi non rimane fermo, in ogni caso, è il pubblico che dopo 135′, dedica un lungo applauso a tutto il Sotterraneo.

Giornalista