Il Pd tenta di nascondere la sconfitta, ma il destino di Letta è segnato

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Nel giorno più nero della sinistra italiana, il Pd manda in avanscoperta Debora Serracchiani che dice: “Siamo primo partito d’opposizione” “È una serata triste per il Paese”. Nel giorno in cui il centrodestra di Giorgia Meloni stravince le elezioni, spetta a una donna, Debora Serracchiani, commentare il risultato elettorale del Pd. E come consuetudine lo fa guardando dall’alto in basso gli italiani, ma è inutile arrampicarsi sugli specchi: il Paese ha scelto votando democraticamente e, visti i risultati, la serata è triste solo per la sinistra.

“Siamo però la prima forza di opposizione in Parlamento, siamo la seconda forza politica e quindi riteniamo di dover fare un’opposizione importante”, ha sottolineato la capogruppo dei democratici alla Camera. Parole che, in un certo senso, ricordano quelle di Pier Luigi Bersani all’indomani del deludente risultato delle Politiche del 2013: “Siamo arrivati primi, ma non abbiamo vinto”. A distanza di nove anni colpisce proprio questo: il vizio della sinistra di non riuscire a riconoscere la sconfitta e di scaricare le responsabilità su fattori esterni. Secondo la Serracchiani, infatti, colpa del Rosatellum, “la destra è maggioranza nel Parlamento, ma non nel Paese”. Ora, una coalizione di centrodestra che conquista il 44-45% dei voti e il 55% dei seggi, come può non essere considerata maggioranza del Paese? La cartina dei collegi uninominali, fatta eccezione per qualche “spruzzata” di giallo al Sud, è una macchia uniforme di blu. Alla resa dei conti, la coalizione di centrosinistra ha, nel suo insieme, una percentuale simile al consenso ottenuto da Fratelli d’Italia in completa solitudine. Questa, al momento, è la peggior sconfitta del centrosinistra italiano dal 1948 a oggi. Ma non solo. Il Pd lettiano rischia non solo di prendere una percentuale simile o addirittura inferiore del Pd renziano, ma anche di essere eguagliato o superato dal M5S.

Un vero e proprio smacco che dovrebbe portare alle dimissioni immediate di Enrico Letta. Già dopo le prime proiezioni è iniziato il processo al segretario del Pd, reo di non essere riuscito a costruire quel “campo largo”del centrosinistra di cui prima Nicola Zingaretti e, poi, Letta hanno parlato per oltre due anni. I nostalgici di Conte, come Francesco Boccia, e la sinistra del partito imputeranno a Letta la colpa di non aver stretto un accordo tecnico con il Movimento Cinque Stelle di Conte, mentre i riformisti del Pd gli tireranno le orecchie per essersi lasciato sfuggire Carlo Calenda. Sarà molto triste leggere le dichiarazioni degli esponenti che si scaglieranno, come ha già iniziato a fare la Serracchiani, contro il Rosatellum anziché fare mea culpa per aver condotto una campagna elettorale incentrata quasi esclusivamente sul fascismo e su Viktor Orbàn. Il centrosinistra, infatti, avrebbe perso con qualsiasi altra legge elettorale. Anzi, la sconfitta sarebbe stata anche molto più ampia sia col Porcellum sia col Mattarellum. Una riflessione ampia sul risultato elettorale dovrebbe portare il gotha di Largo del Nazareno a fare un lungo e salutare bagno d’umiltà. Forse..

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