sabato, Gennaio 24

“Iliade – il gioco degli Dei”, una famiglia divina in scena al Teatro Massimo

Un padre, una madre, i figli. Una famiglia come tante se non fosse che questo gruppo di congiunti siano gli dei greci che intorno ad un falò su una spiaggia di Troia, appaiono annoiati dopo aver vissuto fasti gloriosi per millenni.

Zeus, interpretato da Alessio Boni, è come un capofamiglia che non ricorda nemmeno il motivo della convocazione oltre al nome dei suoi figli avuti da relazioni extraconiugali. La moglie Era, (Antonella Attili) appare come una casalinga che accetta con rassegnazione i tradimenti del proprio marito mentre i fratellastri Ermes, Ares, Atena, Afrodite, Apollo sono dei ragazzi come tutti. In questo quadretto, le divinità, nei loro abiti informali, non sono cosi distanti dal mondo terreno e loro stesso vengono rappresentate come portatrici di emozioni e volubilità, orgoglio e vendetta, collera e allegria.

Comincia così “Iliade – il gioco degli Dei”, in scena sino a stasera al Teatro Massimo. Lo spettacolo scritto da Francesco Niccolini su drammaturgia del Quadrivio costituito da Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Francesco Nicolini e Marcello Prayer, prodotto da Nuovo Teatro in coproduzione della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo, Fondazione Teatro della Toscana e del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Gli immortali, stanchi di una vita piatta, si interrogano sulle cause del loro stato e fra queste, quella risalente a tremila anni fa quando si pose fine alla guerra fra il popolo degli Achei e la città di Troia. Il registro teatrale cambia e gli stessi attori vivono un’alternanza scenica. Da una parte sono gli dei e i loro desideri, dall’altra sono gli uomini e le donne che rappresentano le volontà e i desideri dell’Olimpo. Ciascuna divinità si sceglie la creatura umana e ciò si manifesta in scena con l’uso delle maschere in perfetta sintonia con le movenze del capo.

Per circa 90 minuti, si trasgredisce al divieto di non intervenire sulle vicende umane, agendo sulle faccende umane scegliendo rispettivamente i propri protetti in carne e ossa. Zeus, arbitro non sempre imparziale, non è cosi al di sopra di tutto. Si commuove per la morte del figlio Sarpedonte e sceglie e interagisce sulle sorti del suo pronipote Achille. Alessio Boni, conseguentemente, è l’attore che si alterna fra la pacatezza di un signore di una certa età e le urla di un eroe di guerra. Marcello Prayer, è l’immaturo Apollo ma è anche l’eroe troiano Ettore e il supplichevole Priamo. Commuovente, da parte di quest’ultimo ad Achille, è la richiesta, poi accolta con 10 giorni di tregua per il solenne funerale, del figlio ucciso dallo stesso semidio per vendicare la morte di Paroclo (Haroun Fall), suo amico e commilitone.

Zeus, si ricorda tutto e quindi l’attore bergamasco con calma e attenzione ai particolari, descrive ciò che successe dopo 12 giorni di non belligeranza fra i Greci e la città di Troia. Fu un eccidio. “Noi dei siamo solo uno specchio. Ma se siamo solo uno specchio, chi fu l’artefice della strage? Gli uomini o gli dei?” – fra le divinità si instilla questo dubbio. “Che differenza c’è?” – risponde convinto Zeus prima di ricevere un lungo applauso finale del Teatro Massimo.

Lo spettacolo è in scena sino a stasera.

Foto Teatro Massimo

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