Intervista a Pier Paolo Arca, fiduciario della condotta Slow Food di Ortistano

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Al fiduciario della condotta Slow Food Terre Oristanesi, Pier Paolo Arca, già apprezzato tecnico dell’agenzia Laore e da anni presidente della Giuria del Premio per l’olio extravergine d’oliva Montiferru, che si sta attivando per la valorizzazione e la promozione del territorio con la degustazione di varie specialità tipiche, come i formaggi e altri prodotti dei Presidi Slow Food, accompagnati dai vini della nostra zona.

Nel nostro territorio sono diversi i Presidi Slow Food, oltre a quello della razza bovina Sardo Modicana, annovera anche quelli dei formaggi Casizolu e Fiore Sardo dei pastori e il Presidio dell’Olio extravergine da oliveti secolari.

A Pier Paolo Arca, abbiamo chiesto che cosa sia Slow Food.

“Slow Food, è un’associazione internazionale no profit, impegnata a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce e in armonia con abitanti ed ecosistemi. Inoltre – sottolinea ancora Arca – lavora per tutelare la biodiversità, costruisce relazioni tra produttori e consumatori, migliorando la consapevolezza sul sistema che regola la produzione alimentare. Ecco perché Slow Food difende la biodiversità, l’agricoltura familiare equa e sostenibile, oltre ai trasformatori artigianali. Tutto questo, attraverso il progetto dei Presidi Slow Food e proteggendo i prodotti a rischio estinzione, con l’Arca del Gusto”.

Cosa si intende per prodotti tipici e prodotti di qualità?

“Innanzi tutto, è necessario operare una netta distinzione fra i due termini. In linea generale una produzione può essere definita tipica di un territorio, quando possiede due caratteristiche: tipicità della materia prima; tipicità del processo di lavorazione. E’ importante, inoltre, dare la massima attenzione al riferimento territoriale della produzione, attribuendo un alto valore alla specificità dell’ambiente, inteso come un contesto di organizzazione sociale della comunità locale, ricca di elementi naturali, storici, culturali, di tradizioni e di saperi, compresi quelli produttivi che definiscono l’identità locale territoriale, differenziandole dalle altre, anche se limitrofe. In questo modo, prodotto e territorio fanno sistema”.

Che rapporto c’è tra agricoltura e turismo?

“Il turismo, costituisce un’opportunità per le imprese agricole che operano nella filiera alimentare dei prodotti tipici, ma anche la valorizzazione delle migliori produzioni enogastronomiche, rappresentano una buona risorsa per il comparto del turismo ecosostenibile, anche se l’alta qualità dei nostri prodotti enogastronomici, la bellezza e unicità dei territori in cui sono realizzati, spesso non sono supportati da una visione sinergica, che metta in rete prodotti, servizi, infrastrutture e marketing. In poche parole, per creare un’economia turistica, legata all’enogastronomia, i prodotti enologici o gastronomici, sono una condizione necessaria, ma spesso non sufficiente, in quanto i turisti, trovano offerte alternative in altri Paesi meno qualificati di noi, ma più organizzati. Il turismo enogastronomico, è un nuovo modo di viaggiare che conquista un numero crescente di appassionati, che sono alla ricerca di sapori e di tradizioni autentiche. Il turismo enogastronomico, è un turismo mirato all’esplorazione delle realtà enogastronomiche di un determinato territorio ed è per questo che si può considerare anche una forma di turismo esperienziale e culturale, in quanto le tradizioni culturali e vinicole di un territorio, esprimono la sua storia, la sua cultura e i suoi valori”.

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