
Quanto vale un mito? E sopratutto, cosa lascia?. Paolo Fresu prova a dare una risposta con “Kind of Miles”, il suo spettacolo dedicato a Miles Daves, suo grande idolo sin dall’infanzia. Accompagnato da Bebo Ferra alla chitarra elettrica, Dino Rubino al pianoforte, Marco Badoscia al contrabbasso, Federico Malaman al trombone e alle tastiere, Stefano Bagnoli e Christan Meyer alle batterie, l’artista sardo rende omaggio con la sua tromba e il flicorno a una delle leggende del jazz in un Teatro Massimo da sold out.
Per descrivere la vita del grande artista fra suoni e parole, si parte dal 28 settembre del 1991 al Bastione di Cagliari, il giorno della scomparsa del grande musicista americano. Droghe, donne, auto, boxe da un lato, capolavori della musica dall’altro. Fra parole e musica, Fresu e soci utilizzano due ore per descrivere la vita di “un uomo geniale, visionario, pragmatico e cinico”.
Dopo l’esecuzione di “Diane”e “Orange”, c’è un tuffo nella Berchidda degli anni ’70 dove un bambino che suona nella banda del paese e ai matrimoni “lunghi una settimana”, sente per la prima volta la musica di Miles Daves da una cassetta presa in prestito da un amico: è amore a primo ascolto. Il piccolo Paolo vuole avvicinarsi a quella musica. La suona ogni giorno e non smette sino a quando a chiederglielo è la madre in seguito alle lamentele dei vicini. “Non riuscivo a immaginare – dice il fondatore del Time in Jazz – come un umano potesse suonare cosi”.E pensare che nel 1984, Fresu scappò letteralmente via davanti alla prospettiva di incontrare il suo mito: “Tornando a Bologna, mi superò una Mercedes nera. Immaginavo che all’interno ci fosse lui.”
“Il principe delle tenebre”, cosi veniva defiinito il trombettista amaricano, abbandonata l’eroina, si avvicina alla boxe diventandone un cultore. L’esecuzione di “Autumn Leaves”e “Round Midnight”marca questo passaggio mentre “Venere”è suonata da Fresu con le spalle rivolte al pubblico cosi come Miles faceva per trovare la maggiore intesa con i suoi musicisti: “Cantava ogni singola nota della canzone, la interpretava. La musica è questione di stile, lui lo incarnava”.
Si proseuge con“Berlin”, “It never entered my mind”, “My funny Valentine” per poi menzionare “Kind of blue”, un capolavoro della musica jazz registrato insieme a Julian Adderley, John Coltrane, Bill Evans, Paul Chambers, Wynton Kelly e Jimmy Cobb. E poi spazio anche a “Jean Pierre”, “Call it nothing”, “Bess you is my woman now”.
Sono brani che hanno portato al successo il figlio di un dentista e di una violinista dell’Arkansa ma sono anche brani che rendono omaggio ad una personalità indiscussa. Il suono raffinato, variegato ed energico proveniente dal palco, si adatta perfettamente a chi guidava una Ferrari rossa e contemporanemante doveva scontrarsi con il razzismo della società americana dell’epoca.
Nel ’59, Miles fu picchiato e arrestato da un poliziotto solo perchè trovato in compagnia di una donna bianca all’uscita di un locale di New York. Fresu e compagni, interpretando le sue canzoni, rendono omaggio a colui che con la propria arte ha dimostrato impegno e l’orgoglio degli afro-americani.
“You’re under in arrest”, la frase dell’agente di sicurezza, fra le altre cose divenne il titolo di un album registrato qualche anno. In esso c’era anche una versione di “Time after time” di Cyndy Lauper proposta sul finale dello spettacolo terminato con “MalaMiles” e gli assoli dei rispettivi artisti. Niente da aggiungere se non che è la prolungata standing ovation del pubblico e è ampiamente meritata.
Giornalista