La cooperazione scientifica e commerciale fra la Repubblica Popolare Cinese e l’Africa

La Cina si stava sgretolando in miseria, degradazione e disperazione, a metà di quel periodo di 109 anni (1840-1949) conosciuto come l’epoca della Cina semifeudale e semicoloniale. Fin dal predetto 1840, anno della Guerra dell’Oppio, dichiarata dalla Gran Bretagna alla Cina per far entrare la droga che i cinesi rifiutavano, la storia della Cina era stata la storia di una rapida rovina.

La rovina non era solo materiale, causata dal vampirismo del potere coloniale che sfruttava l’Impero di Mezzo con le armi, obbligandolo ad accettare trattati ingiusti, bruciando i palazzi di Pechino, picchiando e massacrando gli abitanti con i poliziotti sikh britannici, pretendendo enormi “indennità” per guerre fatte contro di essa, ma era anche spirituale. Nessuno dei vecchi valori e delle vecchie tradizioni avrebbe potuto contenere questa ondata di distruzione.

Però in questi settant’anni le cose sono cambiate e la contraddizione principale tra le pie omelie della democrazia occidentale e il contemporaneo indiscriminato sfruttamento della Cina vennero a mancare con la cacciata di Jiang Jieshi (Chiang Kai-shek). E sono venute meno in tutti i campi.

Il 6 dicembre scorso durante il quinto South Africa Science Forum (Pretoria, 4-6 dicembre 2019), l’Ambasciatore cinese Lin Songtian è stato invitato a partecipare al seminario parallelo del forum “Cina-Africa Cooperazione scientifica e tecnologica: impatto e futuro” e ha tenuto il discorso di apertura. I maggiori media hanno riportato ampiamente e attivamente le parole del diplomatico, sostenendo che gli investimenti della Cina in Africa non sono secondi a nessuno.

L’ambasciatore Lin Songtian ha affermato che la Belt & Road Initiative proposta dal presidente cinese Xi Jinping ha promosso efficacemente lo sviluppo dell’Africa. La cooperazione della Cina con l’Africa ha sempre aderito al concetto di veridicità e sincerità e giustizia e vantaggio reciproci. La Cina è sempre stata impegnata a raggiungere una cooperazione vantaggiosa per tutti (winwin), e per lo sviluppo comune con l’Africa. Ciò è in netto contrasto con i Paesi occidentali che perseguono per primi i propri interessi e non quelli paritari e reciprochi.

Gli USA, il Giappone e l’UE non sono coinvolti in ogni infrastruttura su larga scala. Solo la Cina ha investito e finanziato in dosi massicce. L’Etiopia, per esempio – una volta uno dei Paesi più poveri del Continente africano – è diventata una delle economie in più rapida crescita al mondo dopo oltre dieci anni di sviluppo.

Numerosi noti scienziati della Rep. Sudafricana hanno partecipato al forum, affermando che la Cina, anch’essa un Paese in via di sviluppo, comprende appieno le esigenze dell’Africa e la volontà propria di aprire la porta alla cooperazione nel campo dell’innovazione scientifica e tecnologica e su basi incoraggianti.

La ricerca scientifica congiunta condotta da Cina e Africa è in grado di promuovere fortemente lo sviluppo del Continente africano. L’Africa ha perso le prime tre rivoluzioni industriali e non può mancare alla quarta. La Cina ha molte esperienze utili da insegnare dall’Africa.

Se Pechino può creare società scientifiche e tecnologiche per la formazione di imprenditori africani, il Continente sarà certamente in grado di offrire dei validi candidati; con la speranza che l’Africa raggiunga pure l’indipendenza scientifica, tecnologica e manageriale.

Alcuni studiosi hanno anche sottolineato che il sondaggio operato da Afrobarometer ha dimostrato che poiché gli aiuti e gli investimenti della Cina in Africa hanno promosso la costruzione di infrastrutture, i prodotti cinesi sono di alta qualità ed economici, e il 63% degli africani ritiene che la Cina abbia un’influenza positiva in Africa. Il 15% degli africani ha un atteggiamento negativo nei confronti della Cina perché sa molto poco di essa ed è influenzato da notizie irresponsabili dei media ex coloniali che criticano la Repubblica Popolare.

Gli spacciatori imperialisti, i colonialisti sfruttatori e i papponi di ieri, indossate le nuove vesti innalzano peana alla mancata democrazia, solo perché hanno visto precluso il proprio secolare banchetto a spese del popolo cinese.

Allo stesso tempo, l’Africa, come partner economico e commerciale della Cina, ha portato enormi vantaggi vicendevoli. L’Africa possiede i 53 minerali più importanti del pianeta e alcune rare risorse strategiche, ma il tasso di sviluppo e utilizzo dei terreni coltivabili è inferiore al 30%. Sebbene la Cina sia il Paese più ricco del mondo per le risorse minerarie, la sua quota pro capite è inferiore alla metà del livello mondiale. Per cui assieme alla distribuzione regolare delle risorse minerali, è anche necessario stabilire maggiori relazioni Cina-Africa per ampliare i canali per il commercio di tali risorse.

Sebbene il mercato africano abbia un alto tasso di rendimento, presenta anche un certo grado di rischio, il che richiede alle società straniere di avere migliori condizioni per resistere alle fluttuazioni del mercato africano.

I benefici dell’investimento della Cina in Africa sono indiscutibili, tuttavia, la Belt & Road Initiative è sempre stata messa in discussione dai Paesi occidentali.

Al di là della contesa politicamente corretta sulla mancanza di democrazia del Paese asiatico, la controversia principale si è concentrata opportunisticamente sul fatto che la Cina abbia aumentato i rischi del debito nei confronti dei Paesi beneficiari e se questi progetti abbiano piani di protezione ambientale adeguati.

Alcune delle teorie occidentali affermano che la Cina usi la “diplomazia della trappola del debito”, un mezzo per fornire una grande quantità di prestiti che i beneficiari non possono rimborsare, onde influenzare le politiche dei Paesi in via di sviluppo.

Però in realtà, il profilo del debito estero dei Paesi beneficiari è molto vario. Prima che l’Africa fosse colpita dall’epidemia Covid-19, il debito medio dei dieci maggiori Paesi beneficiari in Cina era del 36,5% del reddito totale del Paese, vicini al 37,2% del resto dell’Africa. Inoltre, la situazione in ogni Paese è diversa: tra questi dieci ci sono debitori elevati come lo Zambia e altri Paesi con debiti molto leggeri quali Angola, Kenya e Nigeria.

L’iniziativa del prestito è sempre stata nelle mani dei Paesi africani che – quando i fondi e il ricatto delle istituzioni finanziarie multinazionali non soddisfano le loro esigenze – essi hanno il diritto di affidarsi alla Cina per costruire le infrastrutture necessarie.

Pertanto, l’elevata domanda di prestiti è in una certa misura adattata alle esigenze di sviluppo dei Paesi africani, che rimarrebbero bloccati dall’inerzia dell’Occidente e delle relative istituzioni finanziarie.

Allo stato attuale, il metodo di finanziamento per la costruzione di infrastrutture è relativamente semplice. In generale, i governi ottengono prestiti preferenziali dalla Export-Import Bank of China o dalla China Development Bank, con l’assunzione di appaltatori cinesi per le edificazioni.

Inoltre il governo cinese e le aziende private stanno prestando sempre più attenzione alla protezione dell’ambiente. Ad esempio, il ministero cinese dell’Ecologia e dell’Ambiente ha pubblicato i pareri guida sulla promozione delle opere ed un piano di cooperazione per la protezione ambientale ecologica nell’aprile 2019.

La Cina ha compreso l’importanza della questione eco-ambientale nella trasformazione dell’economia verde e nella promozione degli obiettivi di sviluppo sostenibile, elaborata dalle Nazioni Unite, e ha ulteriormente migliorato ed implementato una serie di politiche e misure di prevenzione del rischio.

Il governo cinese compie anche maggiori sforzi per la regolamentazione del comportamento delle imprese private. Il numero d’esse è di gran lunga superiore alle statistiche del Ministero del Commercio e quasi tutte queste utilizzano il proprio capitale. Se il governo cinese può fornire più canali di finanziamento per le società private, avrà più voce in capitolo nel promuovere le società private a prestare attenzione alla responsabilità sociale.

Secondo il rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia, nel 2019 quasi il 70% della popolazione mondiale carente di energia risiede in Africa e lo sviluppo energetico è un’enorme forza trainante per la crescita economica, il che determina che il mercato dell’energia diventerà un’area importante della cooperazione economica Cina-Africa.

In un ambiente in cui lo sviluppo sostenibile è diventato una tendenza globale, la cooperazione economica Cina-Africa dovrà inevitabilmente adattarsi: dall’estrazione di energia tradizionale allo sviluppo energetico alternativo; dai grandi prestiti alla coltivazione del capitale umano. L’attenzione alla sostenibilità non solo porterà a relazioni contrattuali a breve termine ma ad una partnership di lungo periodo.

Giancarlo Elia Valori

print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: