giovedì, Gennaio 22

“La Favorita”, il gran ritorno al Teatro Lirico.

115 anni esatti. E’ questo il tempo intercorso dall’ultima apparizione a Cagliari de “La Favorita”, l’opera in quattro atti scritta da Gaetano Donizetti e andata in scena per la prima volta all’Opèra di Parigi nel 1840.

Nella prima di ieri sera, (è in calendario sino al 15 giugno), si è sviluppata l’idea del Teatro Massimo di Palermo con la regia di Allex Aguilera, le scene e i costumi di Francesco Zito e le luci di Luis Perdiguero. Ma soprattutto, c’è il debutto assoluto nel campo del compositore bergamasco della direttrice Beatrice Venezi (al terzo titolo con l’orchestra del Lirico e le sue maestranze) e della compagnia di canto.

Cosi, rispetto alla versione francese del 2019 di Parigi, quella italiana appare più diretta, più a misura d’uomo e più vicine alle atmosfere spagnole del ‘300. Qui si articola la vicenda di Fernando (ieri interpretato da Antonino Siragusa), un novizio del Monastero di San Giacomo di Compostela innamorato di Leonora Di Gusman (Nozomi Kato) ma ignaro della relazione clandestina fra essa e il coniugato Re Alfonso XI (Damiano Salerno) che dimora nell’Alcazar di Siviglia.

Fernando, pur scoraggiato da Baldassare (Ramaz Chilkviladze), suo superiore e suocero del sovrano, lascia l’ordine ecclesiastico per raggiungere l’isola di Leon per rivedere la sua amata accompagnata da Ines (Michela Varvaro) e il resto delle ancelle. Leonora, al suo spasimante concede la nomina di ufficiale del regno mentre al suo amante confessa di non essere felice. Al quadro, si aggiunge una lettera d’amore a lei inviata e intercettata da Don Gasparo (Andrea Schifando). Intanto Baldassarre, per difendere sua figlia Maria dal ripudio del Re di Castiglia, gli paventa la scomunica papale.

Fernando, il suo grande amore, offre un grande contributo nella vittoria sui Mori e questo lo porta in evidenza agli occhi di Alfonso XI pronto ad offrirgli una ricompensa. Peccato che il premio desiderato sia proprio la mano di Leonora, la Favorita. Il Re, intenzionato a disonorarla, acconsente alla nozze e conferisce a Fernando i titoli nobiliari. Don Gasparo e i Cavalieri non ci stanno e rivelano tutto al neo conte che umiliato e deriso, lascia Leonora e l’ordine cavalleresco per fa ritorno al convento desideroso di riprendere il percorso religioso.

Leonora si presenta in condizioni critiche al suo cospetto spiegando tutto. Fernando, ancora innamorato di lei, la perdona con l’intenzione di fuggire via insieme ma la donna, esalato l’ultimo respiro, si lascia morire fra le sue braccia.

“Leonora! E’ spenta!” L’acuto finale, netto e senza fronzoli, testimonia ulteriormente la differenza fra la versione italiana e quella francese che avrebbe previsto ancora qualcosa. “La Favorita”, per quanto visto ieri, riesce in ogni caso a rendere giustizia al significato delle parole rispetto ai seppur graditi virtuosismi delle quattro voci principali.

Aguilera omaggia la grande tradizione del melodramma italiano con costumi colorati e ricchi di dettagli. Ambientando il suo spettacolo nell’800, lo stesso periodo di Donizetti, riesce a far indossare abiti di lusso che si sposano elegantemente con i giochi di luci e di ombre, con le strutture tridimensionali e con le tele dei maestri italiane. Veramente bella la ricostruzione della cattedrale gotica con i fasci luminosi in uscita.

E’ un debutto travolgente ed emozionante per un’opera non molto frequente nei teatri musicali. E’ questo, tuttavia, non intacca la sua potenza musicale nel raccontare un periodo storico politico.

1 Comment

  • Marinella Cossu

    Finalmente un teatro decide proporre una messa in scena degna e rispettosa di quest’arte così maltrattata ultimamente con invenzioni spesso indegne e soprattutto brutte. L’opera lirica ha ancora speranza, e questa produzione dimostra chiaramente che con talento e volontà si può ridare valore a ciò che stiamo perdendo inesorabilmente. Grazie ai responsabili di questa meravigliosa produzione. Continuate così.

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