
In scena sino a domani al Massimo, “La Ferocia” nella trasposizione teatrale dell’omonimo libro di Nicola Lagioia, certamente non regala allegria o divertimento. E’ esattamente l’opposto.
Nello spettacolo, diretto e interpretato da Michele Altamura e Gabriele Paolocà, con l’adattamento di Linda Dalisi con gli attori Leonardo Capuano, Enrico Casale, Gaetano Colella, Francesca Mazza, Marco Morellini e Andrea Volpetti, con atmosfere cupe e drammatiche si snocciola la vicenda della famiglia Salvemini.
E’ una famiglia che, ad un’agiata condizione economica a rischio, associa la frantumazione dei valori tradizionali. Vittorio, il patriarca, è un ricco imprenditore pugliese con interessi in diverse parti del mondo. Abituato a raggiungere il profitto ad ogni costo fra “fortuna e menzogne”, sembra applicare gli stessi metodi a casa. I suoi cari, nel nome della pacifica convivenza, lasciano fare ma come una spina sotto il fango, sono consapevoli di una convivenza forzata.
La moglie Annamaria, il figlio oncologo Ruggero e il genero ingegnere Alberto non godono della sua stima. Michele, figlio avuto con l’amante, viene semplicemente denigrato per le sue problematiche psicologiche. E poi, c’è la figlia Clara che pur non avendo un ruolo sul palco, è il volano che mette in azione tutta la vicenda. La telefonata che ne annuncia il decesso, è il nesso che accomuna tutti i protagonisti, a loro volta protagonisti, di una resa dei conti all’insegna della ferocia. Piuttosto che una veglia funebre, per i Salvemini sedersi al tavolo di quella villa, equivale a una resa dei conti con gli scheletri che cominciano ad uscire dagli armadi.
Tralasciato l’amore fra Clara e il fratellastro, in questa vicenda manca l’amore, mancano i sorrisi, manca l’armonia che dovrebbe esistere in un gruppo familiare. L’unica nota ironica arriva da Lopez, medico legale cocainomane che falsifica la perizia di morte.
Tra corruzione e tradimenti, fra investimenti e inchieste giudiziarie accomodanti narrate dalla voce del cronista Sangilardi, la verità viene fuori. E questo avviene grazie proprio a Michele, da sempre ritenuto il più debole della famiglia, quello che da bambino incompreso da fuoco alla casa. Eppure, è proprio grazie a lui che la facoltosa famiglia pugliese crolla come castello di sabbia dopo a una folata di vento.






Giornalista