La pandemia è finita? Così sembra, ma chissà

Da quel 21 febbraio 2020 in cui si scoprì il primo caso di contagio in Italia, sembra passato un secolo, eppure dopo un anno e mezzo di maledetto Sars-Cov2 che ha cambiato le nostre abitudini, siamo ancora qui a parlarne.

Si certo, le cose in un anno sono radicamente cambiate in meglio; adesso il nemico invisibile è stato studiato, è più conosciuto e sappiamo come difenderci; la scienza, inoltre, ha trovato a tempo di record le contromisure per le cure.

Oggi il vaccino è decisamente l’arma in più che sta permettendo di voltare pagina e di riappropriarci di una indispensabile normalità di vita.

Il green-pass europeo è pronto e scatterà dal 1 luglio, le vaccinazioni seppur con differenze a volte notevoli tra regione e regione aumentano considerevolmente ogni giorno: ad oggi in Italia sono state somministrate 39.495.769 dosi per un totale di 13.394.797 vaccinati. In Sardegna sono 1.023.840 le inoculazioni effettuate.

In sostanza ad oggi, un italiano su quattro è vaccinato con la prima dose, e uno su dieci con la seconda.
Dopo vari lockdown e zone di tanti colori, adesso dopo tanto tempo sembra tornato il sereno, le riaperture agognate e giuste ci sono, la libertà è riacquistata.

E, almeno a vedere i numeri dei report quotidiani emessi dal Ministero della Salute che scandiscono ormai abitualmente le nostre giornate, il virus sembra sconfitto: oggi i contagi in Italia sono 2.199 ed i morti 77. Nelle ultime 24 ore sono stati eseguiti 218.738 tamponi e l’indice di positività è all’1%. I pazienti in terapia intensiva sono 661 (-27 da ieri), con 24 nuovi ingressi. I ricoveri ordinari sono 4.382 (-303 da ieri).

In Sardegna sono stati rilevati 37 nuovi casi e 2 nuovi decessi; sono invece 94 (-6) le persone attualmente ricoverate in ospedale in area medica, mentre resta invariato il numero dei pazienti (6) in terapia intensiva, dove non si registrano nuovi ingressi. Le persone in isolamento domiciliare sono 12.104 e i guariti sono complessivamente 43.252 (+109).

Questi i dati: ma è davvero così?, è proprio tutto finito?, la lotta contro il virus è definitivamente vinta? Il dubbio è legittimo, perchè sembra di vedere un film già visto e qualcosa effettivamente non torna; anche un anno fa infatti, il rallentamento della curva dei contagi era stato marcato con numeri decisamente bassi, poi però a fine estate sappiamo tutti come è andata a finire.

Rispetto ad allora, oggi ci sono i vaccini che fanno la differenza, però quel che emerge è che da qualche settimana, un pò dappertutto si fanno meno tamponi e questo appare inspiegabile e contraddittorio dato che il tracciamento dei contagi è strumento importantissimo: se ci si rinuncia, si fa a meno di una difesa efficace e di una strategia fondamentale per contrastare il virus.

E’ da giorni che il virologo Andrea Crisanti già consulente della Regione Sardegna, continua a ripetere che non c’è certezza sulla situazione dei contagi, invitando alla prudenza e sottolineando che – numeri alla mano – il conteggio dei positivi è sottostimato ed il virus continua a girare più di quanto appaia.

In Sardegna, un’altra autorevole voce sanitaria, quella del dott. Ferdinando Coghe direttore del laboratorio di analisi dell’AOU di Cagliari, conferma la tesi secondo cui il virus continua a circolare sotto traccia in tutta l’isola, con la mancanza di una attività di controllo e screening efficace: fare meno tamponi non è certo sistema logico e corretto.

Spiega infatti il dott. Coghe (in una recente intervista apparsa sul maggiore quotidiano isolano), che oggi si fanno 200/250 tamponi al giorno con molti contagi rilevati, mentre un anno fa se ne facevano nello stesso periodo, una media di 1000/1200 al giorno, senza casi rilevati di positività.

Insomma, i numeri ci parlano di una condizione che appare calma, ma probabilmente fotografano una situazione che non è reale. E’ lecito domandarsi perchè ciò accada; cui prodest fare pochi tamponi?

Di certo, meno tamponi si fanno, meno casi positivi si trovano e questo faciliterebbe la permanenza nella zona bianca; tuttavia anche il numero troppo basso di test effettuati può provocare da parte del Ministero della Salute un declassamento della regione con il passaggio ad una zona di rischio considerata più alta e quindi con maggiori nuove restrizioni.

Inoltre, la situazione è complicata anche da altri fattori di non poca importanza: le varianti al virus estremamente più contagiose, che andrebbero a maggior ragione monitorate per comprenderne pericolosità e resistenza ai vaccini e poi i cluster che – qua e la – esplodono inaspettati e virulenti: il caso di Aritzo – tuttora zona rossa – con ben 50 contagi in pochissimi giorni è emblematico e deve far riflettere.

Come pure, non meno gravi sono i casi di mala-movida che hanno caratterizzato negativamente lo scorso fine settimana a Cagliari e che necessitano di contromisure efficaci per evitare recrudescenze di focolai di contagio.

Quindi, ammesso che la pandemia sia al suo epilogo e lo speriamo tutti, non si abbassi la guardia, perchè se il peggio è davvero passato, non si cada nell’errore di pericolose fughe in avanti che possano compromettere la vittoria finale di questa guerra epocale contro il virus.

Alberto Porcu Zanda

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