Le croci stazionarie o giurisdizionali di Cagliari e dintorni

Simboli religiosi cristiani ma non solo, le croci disseminano da secoli percorsi e cammini, facendo da guida ai viandanti, ma soprattutto marcando con la loro presenza il territorio. Le croci stazionarie o giurisdizionali, sono presenti anche in Sardegna, praticamente in ogni paese; anche il più piccolo centro abitato ne ha una.

A Selargius nell’hinterland cagliaritano, ce n’è una molto ben conservata in marmo bianco all’incrocio tra via Istria e via Trieste, proprio in centro e di fronte al Comune; la croce oggi poggia su un anonimo basamento in cemento che ha sostituito l’originario che era in pietra. E’ di epoca gotico-catalana ed è considerata una delle più belle croci di confine della Sardegna aragonese. Riporta il nome dello scultore (Jeronimo Barder), la data di edificazione (1425) ed il nome degli obrieri che la commissionarono (Simone Castay e Antonio Majia).

Questa croce – come tante altre, del resto – è stata in tempi ormai lontani, testimone di giudizi capitali; l’ultima esecuzione che si tenne dinanzi a ‘sa cruxi de marmuri’ fu quella di Rocco Cogoni nel 1856.

Sempre intorno a Cagliari, precisamente a Quartu Sant’Elena nella Piazza Azuni a pochi metri dalla chiesa di Sant’Agata, si trova una croce gotica del XV secolo; la croce, che segnava il termine giurisdizionale del Convento dei Cappuccini, poggia su di un capitello romano del II-III secolo d.C.

A Monserrato, nella piazzetta di via Giuseppe Zuddas c’è una croce dalla forme gotiche risalente al 1550 eretta sopra un basamento in pietra. La sua funzione era propriamente giurisdizionale poiché segnava il limite di competenza del territorio ecclesiastico e dello jus decimarum. Era un punto di passaggio obbligato: da qui passava la ‘strada maestra’ (el Camino Real) che collegava Cagliari con Pauli Pirri e con le ‘ville’ di Mara, Selargius e del Partiolla e del Gerrei.

A Cagliari ve ne sono ben cinque dislocate in vari punti della città: queste croci che sormontano cippi in pietra di gusto gotico-catalano (XIV-XV secolo), avevano una grande importanza nel mondo di allora, intanto da un punto di vista religioso: in quanto simboli sacri assolvevano ad una funzione processionale ed erano sempre collocate nelle immediate vicinanze di un edificio religioso, una chiesa od un convento.

La loro presenza assumeva anche un carattere giurisdizionale poiché segnava il limite territoriale di competenza del potere ecclesiastico su quella porzione di nucleo urbano. Le croci stazionarie erano anche punti di riferimento giuridico amministrativo poichè spesso posizionate nei punti di accesso della città: marcavano il confine amministrativo e lo jus decimarum fra territorio urbano e territorio rurale: tutte le merci provenienti dal contado che oltrepassavano il luogo della croce erano soggette a tasse ed imposizioni fiscali.

Inoltre, talmente erano importanti Is Cruxis per le comunità di allora, che nello spazio antistante a queste, sovente venissero eretti dei patiboli dove venivano eseguite le esecuzioni capitali per impiccagione emesse dal Tribunale di Giustizia locale.

Nel quartiere Villanova la croce è posizionata nella piazza San Domenico (attuale piazza Gaetano Edoardo Orrù). Importante crocevia della città prima pisana e poi aragonese, si trova non a caso dinanzi all’antico convento domenicano. Le prime notizie storiche di questa croce, sono contenute in un documento del 1482; la croce aragonese in ferro, sormonta un capitello che si eleva su un’alta colonna cilindrica di circa tre metri poggiante su un basamento tornito. La vasta area antistante, risulta fosse anche utilizzata fin dal XV secolo per le esecuzioni capitali.

Molto ben conservata è la croce che si trova nello spazio antistante al crocevia Viale Trieste-Viale Trento-Viale Sant’Avendrace proprio davanti all’edificio che ospita il liceo classico Siotto: nella piazzetta, nascosta tra gli alberi, la croce in stile aragonese è eretta su un grosso basamento squadrato di calcare che riporta su un lato lo stemma di età spagnola riferibile al municipio di Cagliari.

L’alta colonna di granito è liscia e sormontata appena sotto la croce da un capitello in marmo che gli studiosi ritengono di spoglio provenire da un precedente manufatto architettonico. Ci sono documenti datati 1436 e 1619 che riportano come di fronte a questa groce giurisdizionale venissero, nel periodo medievale e rinascimentale, eseguite le pene capitali. Questa croce stazionaria segnava anche il confine della città e porta d’accesso nel versante sud-ovest, poichè da quel punto partiva la strada romana che da Cagliari conduceva a Porto Torres, sul medesimo tracciato di quella che divenne poi la ss.131 Carlo Felice.

Molto bella è la croce stazionaria visibile nel parco delle Rimembranze nella via San Lucifero; lo stato di conservazione è buono: peraltro di questa croce, posta all’apice di un capitello su un’alta colonna in pietra – che nelle sembianze essere coeva rispetto alle altre cittadine – non si sono rintracciate precise indicazioni storiche e nulla si può riferire.

Altra croce stazionaria si trova sulla parte destra della scalinata della Basilica di Bonaria; è oggi visibile un cippo nel punto in cui la tradizione vuole che sia stata rinvenuta la cassa contenente il simulacro della Madonna (che oggi è custodito dietro l’altare del Santuario omonimo). Il valore di questo monumento ha – in questo caso – una valenza soltanto religiosa, tanto più che il manufatto votivo attualmente alla sommità del cippo, non presenta più la croce originaria, sostituita da una più recente effige della Madonna.

Vi è poi una croce stazionaria di gusto tardogotico (XIV-XV secolo) con valenza preminentemente religiosa proviene dal portico di S. Antonio, conservata nella Pinacoteca di Cagliari. L’ultima croce ancora presente, di cui si ha storicamente notizia – anche se non più posizionata nel suo originario sito – è quella visibile sulla parete della piccola chiesa di Sant’Efisio in Stampace.

Alberto Porcu Zanda

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