LiberEvento a Portoscuso, con Ritanna Armeni

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LiberEvento 2020, il festival letterario del Sulcis che si divide quest’anno tra Portoscuso, Calasetta, Iglesias e Gonnesa, ha visto ieri – presso la suggestiva tonnara di ‘Su Pranu’ a Portoscuso – la partecipazione della giornalista e scrittrice Ritanna Armeni che ha presentato la sua ultima fatica letteraria: ‘Mara. Una donna del Novecento’. (Ponte delle Grazie 2020). 

La Armeni – 40 anni di giornalismo alle spalle, con l’impegno per tante testate, Unità, Manifesto, Rinascita, il Mondo, solo per citarne alcune, portavoce dell’ex presidente della Camera Fausto Bertinotti, resa famosa al grande pubblico per la co-conduzione con Giuliano Ferrara in tv sulla emittente La7, di 4 edizioni della fortunata trasmissione 8 e 1/2 – ha spiegato a grandi cenni la figura di Mara, una ragazza del ventennio, protagonista del suo romanzo.

Un racconto – quello del libro – declinato tutto al femminile intorno alla figura di Mara che nata nel 1920, all’inizio del romanzo ha solo 13 anni.

Tutto attorno, tante figure femminili: intanto Nadia, amica del cuore, giovinetta coetanea e fascista convinta, proprio innamorata della figura del Duce. 

E poi ancora la figura della zia Luisa, di Lina mamma di Nadia, della vecchia Assunta la pettegola del palazzo, di Clotilde ragazza a servizio.

Sullo sfondo del romanzo quasi di contorno, ma non in contrapposizione negativa, le figure maschili.

Il bello di questo romanzo storico – di fantasia quanto a personaggi e contesto, ma assolutamente veritiero e aderente alla realtà sociale e culturale di quegli anni – è che racconta il vissuto e la storia vera delle persone nella vita di tutti i giorni di quegli anni, scandito da regole, costumi e leggi del regime fascista.

Mara, la protagonista sta a Roma, vicino a largo di Torre Argentina; la famiglia è come la maggior parte moderatamente fascista: il padre ha un negozio di tessuti che gli permette a fatica di mantenere la famiglia dignitosamente; la madre fa la casalinga, economa, classica icona di donna esemplare del regime. 

Mara, è ragazza volitiva ed estremamente curiosa, le piace leggere, scrive giornalmente sul suo quaderno nero un diario segreto; più grandicella, si cimenta in un romanzo e da grande dichiara apertamente di voler fare la scrittrice o la giornalista. 

Nutre tanti sogni ed ha la speranze di studiare letteratura latina, niente liceo femminile appositamente ideato in quegli anni dal filosofo Giovanni Gentile: una scuola per sole donne dove – diceva il regime – ci si potesse  preparare a diventare le mogli e madri ideali della classe dirigente. 

Mara è moderna per natura, è ambiziosa, vorrebbe i capelli corti e sbarazzarsi per sempre della lunga treccia d’ordinanza: in questa sua propensione al bello e all’eleganza, le è d’esempio la zia Luisa, snella, leggiadra, dal passo elegante e veloce, coi suoi abiti di fattura ed i cappellini sempre intonati come colore.

Questo (ed altro ancora) è Mara e quello che pensa, fino alla comparsa dei primi dubbi che scalfiscono pian piano le sue convinzioni pro-fascismo, sulle quali sempre di più comincia ad interrogarsi ed a riflettere.

La vita di Mara prosegue in una crescita personale ed intellettuale, costellata anche da una tragedia che la colpirà duramente. 
Il romanzo offre uno spaccato trasversale di quegli anni e di storia del nostro Paese,  raccontata attraverso i fatti della vita quotidiana di una giovinetta che ha contraddizioni, sogni e ambizioni figlie di quei tempi.

Il libro propone all’attenzione del lettore quelle che furono le macroscopiche contraddizioni che contraddistinsero il regime fascista, con particolare riguardo alla condizione femminile: le donne subalterne e sottomesse ai mariti, era necessario fossero casalinghe, buone econome ma anche fattrici e mamme, perché l’impero abbisognava anche di molte ‘baionette‘; e per essere perfette, l’ideale è che avessero un aspetto florido, con ampi fianchi e grandi forme. 

Al tempo stesso però, il regime fascista – malgrado l’opposizione della Chiesa – incoraggiava lo sport femminile e la bellezza filiforme dei corpi (di cui la nuotatrice Ondina Valla vincitrice alle Olimpiadi del ‘36 era esempio ed icona).

I famosi sabati fascisti, erano dedicati alle attività ginniche ed ai saggi a corpo libero, con le piccole e giovani italiane e le giovani fasciste che si esibivano sfilando in pantaloncini corti e gambe nude, con un’esposizione di corpi atletici e scattanti che stridevano in maniera totale con altri dettami ideologici opposti, che vedevano nelle robustezza delle donne, l’ideale da perseguire per dare figli e stabili famiglie alla patria.

E poi ancora tanto altro propone il romanzo, come spunto di riflessione: dal femminismo nero delle donne che si arruolarono nell’esercito della Repubblica di Salò, al salario  sperequato ed inferiore della metà rispetto a quello degli uomini che nonostante tutto – contrariamente a ciò che era il disegno del regime – permise (sopratutto nel settore dell’industria tessile) una crescita occupazionale femminile negli anni ‘30 di ben il 40%, proprio grazie al grande vantaggio a favore del padronato che assumeva volentieri personale (femminile) cui era tenuto a corrispondere un salario dimezzato rispetto a quello da riconoscere agli uomini.

Insomma, un romanzo di 290 pagine davvero d’interesse e da leggere d’un fiato, per chi ha curiosità di scoprire attraverso la leggera narrazione della vita dei personaggi, la storia ‘minuta’ e reale che ha contraddistinto il nostro paese negli anni immediatamente precedenti al secondo conflitto mondiale.

Alberto Porcu Zanda 

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