
Lucio Corsi non è solo “Volevo essere un duro”. Nella sua prima esibizione assoluta a Cagliari voluta da MIS di Bobo Murru e Fabio Carta, ad accorgersene sono stati sopratutto le persone desiderose di andare oltre il brano presentato all’ultima edizione del Festival di Sanremo.
Per le altre, invece, vi è semplicemente una conferma sulle qualità artistiche del 31 enne toscano, un cantautore che canta e suona il piano, la chitarra e l’armonica. Insieme a Iacopo Nieri (piano, cori), Giulio Grillo (tastiere, cori), Filippo Scandroglio (chitarra), Marco Ronconi (batteria), Filippo Caretti (basso, cori), Carlo Maria Toller (polistrumentista, cori), il poliedrico artista riesce a mettere in musica la dolcezza di un amore, l’allegria di un ricordo adolescenziale, l’autoironia del presente, la malinconia di un amore perduto.
Preceduto da Mazulco e Alberto Bianco, il 31 enne toscano si presenta intorno alle 22 per ricevere sin da subito il calore del suo pubblico. E’ il via ad un concerto ad ampio raggio d’azione dove si può sentire la potenza della batteria e la sfumatura dell’armonica, il rock, il folk e persino il metal. Tutto questo avviene sostanzialmente senza pause e Corsi, fra le altre cose, non rinuncia ad effettuare sortite sotto il palco per ricevere e dare calore al suo variegato pubblico.
Metaforicamente, il tutto può essere paragonato una forma d’onda irregolare su un oscilloscopio. Se il terzetto iniziale composto da “Freccia Bianca”, “La bocca della verità” e “Danza Classica” è relativamente “calmo”, con “Magia Nera”e “Let me there rock”, si cambia registro e si balla. Stessa cosa quando la tenera “Tu sei il mattino” si accoda alla coinvolgente “Francis Delacroix”.
Sostanzialmente, è una sorta di festa fra amici dove testi e musica mettono d’accordo tutti. Non si vorrebbe andare mai via e quando Lucio conclude con un vero bis un gran bel concerto, l’atmosfera è ancora impregnata di gioia e positività e c’è ancora chi continua a ballare un twist prima di andare a dormire.
foto MIS




Giornalista