Migranti. La Danimarca trova la soluzione: gli irregolari su un’isola deserta

La Danimarca trova una soluzione al problema dell’immigrazione clandestina. E lo fa in una maniera che fino a qualche mese fa sembrava dover essere il sogno proibito dell’ultradestra: creare

un centro di espulsione sull’isola deserta di Lindholm. I primi migranti arriveranno nel 2021 ed è già stato messo tutto nero su bianco nella legge di bilancio per il 2019. Segno che a Copenaghen vogliono fare sul serio. Il problema della Danimarca è che non sa cosa fare dei richiedenti asilo che non ricevono lo Il problema della Danimarca è che non sa cosa fare dei richiedenti asilo che non ricevono lo status di rifugiato perché non ne hanno i requisiti. I migranti ricevono il foglio di via per andarsene dal Paese, ma molti rimangono clandestinamente. Così, per evitare che sfuggano i controlli, il governo danese ha scelto la soluzione drastica: un centro apposito per le espulsioni su un’isola, rendendo così impossibile fuggire.   Il ministro delle Finanze, Kristian Jensen, ha presentato il progetto e dichiarato ai giornalisti che le persone “non saranno imprigionate. Ci sarà un battello che farà la spola da e per l’isola. Il traghetto, però, non effettuerà viaggi per tutto il giorno, quindi queste persone di notte dovranno essere di nuovo al punto di partenza. In questo modo, controlleremo meglio dove si trovano”. Insomma, il confine fra centro di espulsione e centro di detenzione è labile. Un problema a cui se ne aggiunge un altro. Come spiega La Stampa, “da un paio di anni a Copenaghen è in corso una guerra tra bande criminali composte da danesi figli di immigrati, in prevalenza di origine mediorientale, con doppia nazionalità. La lotta per il controllo dello spaccio ha già fatto vittime tra gli abitanti, soprattutto a Nørrebro, quartiere centrale della capitale. Molti vorrebbero il ritiro del passaporto danese e l’espulsione nel Paese d’origine. E l’isola appare perfetta per “risolvere” le complicazioni burocratiche e giuridiche. Stessa sorte che molti vorrebbero per i foreign fighters di ritorno da Siria e Iraq. Che in Danimarca restano un problema estremamente importante e una minaccia che da tempo l’intelligence considera di livello molto elevato. Le caratteristiche dell’isola sono abbastanza particolari. Per molto tempo è stata utilizzata come centro di ricerca per sperimentazioni veterinarie. E per questo motivo, ancora oggi chi la visita deve poi rimanere in quarantena per circa una settimana e assolutamente lontano da animali da allevamento. La bonifica ancora non è avvenuta. E nonostante le malattie presenti sul territorio dell’isola non siano contagiose per l’essere umano, ovviamente non è stato particolarmente apprezzato dai movimenti a difesa dei migranti, che chiedono una soluzione meno drastica e soprattutto meno restrittiva alla libertà delle persone coinvolte.

Ma se questa è l’idea di alcune ong e di gruppi di tutela per i rifugiati, quello che va sottolineato è che in Danimarca non c’è stata una vera e propria sollevazione da parte delle opposizioni. I Verdi hanno protestato parlando di trattamento inumano. Ma per il resto non, nonostante la proposta sia stata realizzata dalla destra radicale del Dansk Folkeparti, che sostiene il governo con un appoggio esterno, l’opposizione è apparsa piuttosto timida. E se da una parte il Danske Folkeparti festeggiava la sua vittoria con un video in cui un uomo scuro di carnagione e vestito con abiti mediorientali viene portato sull’isola, dall’altra parte le critiche sono arrivate sulla fattibilità del progetto, non sull’idea in sé di creare una sorta di Ellis Island al contrario.

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