domenica, Gennaio 18

Musica, Raphael Gualazzi “trasporta” il Teatro Massimo

Bella atmosfera ieri sera al Teatro Massimo. Il grande merito va Raphael Gualazzi e ai suoi musicisti di grande talento come Michele “Mecco” Guidi alle tastiere, programmazione e backvocal, Luigi Faggi alla tromba e backvocal, Anders Ulrich al contrabbasso e al basso elettrico e Gianluca Nanni alla batteria e backvocal.

Con l’evento organizzato da CeDAC, il quintetto capitanato dal pianista/compositore marchigiano  saluta al meglio il 2025 dando dimostrazione di grande qualità all’insegna della versatilità musicale che comprende soul, jazz, pop, swing, anche un pizzico di country.  

Con i suoi “compagni di viaggio”, questa è una prerogativa, Gualazzi riesce a spingersi in diversi generi accomunati con una raffinata energia che porta a nozze il pianoforte, e non solo, con la sua voce eclettica. Questo rappresenta una costante che va avanti da oltre un decennio e questa affinità trova il meritato riscontro fra il pubblico che più di una volta, si lascia andare a calorosi applausi prima del termine del brano in esecuzione.

La stessa scaletta risponde ad una voglia di attingere dal grande “magazzino musicale” dell’artista che comprende anche l’ultimo album intitolato “Dreams”. Da quest’ultimo arrivano “Vivido il tramonto”, (il brano scelto per l’apertura del concerto), ”Soul Affliction”, “Malinconia di averti”, “Addiction Waltz”, “You’re my Africa.

Raphael Gualazzi è un elegante artista che sa cambiare ritmo ma sa anche giocare con la simpatia senza volerla conquistarla per forza. “Meraviglioso pubblico”, il suo primo saluto, arriva solo al termine di “Follia d’Amore” mentre con “Not Scared” (inclusa anch’essa inclusa nell’ultimo album), oltre a spiegarne la genesi, motiva la scelta delle quattro corde di un ukulele.

Per lui e per i suoi musicisti, a parlare è la musica. C’è “Reality and Fantasy” ma non ci sono le canzoni più famose. Poco male perché il tutto è una preziosa occasione per conoscere testi meno noti  come, fra gli altri, “Carola”,“Wildman singing”, “Lotta Things” o “Welcome to my Hell”.

A volte in trio, a volte piano solo, in questo concerto l’essenza complementare dei suoi protagonisti è la chiave del suo stesso successo. Questa capacità, frutto di un connubio artistico di egregia fattura, offre ai presenti la consapevolezza di aver ascoltato dell’ottima e variegata  musica che comprende anche quella di altri artisti.

Il bis contempla la reinterpretazione di “Vacanze romane” dei Mattia Bazar mentre “Lady O” dei Blues Brothers è eseguita con il coro dei presenti. Fra palco e platea non c’è alcuna distanza sin dalle prime note, la lunga standing ovation al termine del concerto certifica tutto.

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