Niente è impossibile, la disabilità si può sconfiggere

Chi è diversamente abile, chi è considerato anormale perchè disabile motorio deve avere una vita normale e può – se lo vuole – cimentarsi anche in specialità fisiche considerate estreme perchè praticate in ambienti non protetti, immersi in contesti aperti, in montagna, alle intemperie, in mare anche sott’acqua.

Certo, potrebbe obiettarsi che non è proprio per tutti, ma in realtà se si approfondisce il concetto si scopre che nella maggioranza di questi casi – senza retorica – conta più la testa del corpo: se il destino a volte sembra voler imporre uno stop, occorre reagire, sfidare i propri limiti e spingersi avanti; solo così gli schemi convenzionali dell’essere anormale o – come usa dire oggi – diversamente abile, rimangono meri concetti astratti, contrapposizioni linguistiche e problemi escatologici fini a se stessi.

Ne parla con una convinzione assoluta e privo del benchè minimo dubbio, Lino Cianciotto, persona che ha una rilevante voce in capitolo a discutere di queste tematiche; sì, perchè l’incidente di percorso che gli è capitato, è stato serio e considerato dai più, drammatico e distruttivo; la conseguenza la spiega il diretto protagonista: si tratta di una amputazione transtibiale, io ce l’ho alla gamba destra; l’ho subita nel 2013 a causa di un incidente durante un trekking, ma è roba superata, il mondo va avanti e anch’io lo faccio, vivo, mi diverto, lavoro, faccio esattamente quello che facevo prima.

Liscio come l’olio, se non fosse che, per molto meno, un po’ chiunque si sarebbe chiuso in se stesso, avrebbe cambiato abitudini, modellando la vita in base all’accaduto; invece Lino Cianciotto, fotografo professionista, conosciutissima guida ambientale escursionistica, profondo conoscitore della Sardegna e dei suoi territori, ha continuato a fare esattamente ciò che faceva prima dell’incidente: dopo pochi mesi dalla amputazione ha ripreso il suo lavoro, la sua vita, i suo impegni editoriali (è autore di pubblicazioni quali “Iglesiente selvaggio”, “Sardegna sud ovest”, “La Costa delle miniere”); è lui stesso un atleta di rango che corre, fa mountain bike, arrampica, fa subacquea e speleo, ma sopratutto pratica l’endurance, gare di durata da percorrersi a tempo in ambienti naturali, il tutto – va ricordato – con l’arto-protesi alla gamba destra, la sua “gamba nuova” che, simpaticamente, a volte gioca a scoprire davanti agli sbalorditi clienti dei trekking.

Nel mese di settembre dello scorso anno, Lino Cianciotto ha partecipato con altri quattro atleti amputati – per la prima volta in assoluto da quando esiste la gara – all’endurance trail TotDret 2018 che è gara ultra inserita nel circuito Tor des Geants che racchiude le 5 gare più importanti al mondo di questa specialità: in ambiente montano, ha percorso 130 chilometri che separano Gressoney da Courmayeur in staffetta con 10 tappe sui sentieri dell’Alta Via numero uno, no stop, giorno e notte, con il sole o con la pioggia, fino all’arrivo.

Obiettivo, oltre la passione, sopratutto la promozione del progetto “Gamba in spalla”, nato con l’intento di combattere il pregiudizio nei confronti della disabilità e di sensibilizzare tramite l’attività sportiva il recupero psico-fisico di chiunque possa avere problemi legati alla disabilità; e quest’anno si replica con l’edizione 2019.

Cianciotto ha inoltre partecipato con altri atleti amputati, sempre nel 2018 anche al Vertikal Punta Martin ad Acquasanta, località dell’entroterra genovese: una edizione speciale della gara, dall’alto valore simbolico – in ricordo al crollo del ponte Morandi – dedicata esclusivamente agli atleti amputati, “Genova è stata amputata del suo braccio – scrivevano in una nota, gli organizzatori della gara – della sua arteria più importante e uomini coraggiosi e puri dimostreranno che anche con un arto amputato si possono effettuare imprese straordinarie”.

I progetti a breve del “vulcanico” Cianciotto, sono la partecipazione alla long distance di 55 chilometri del trail del Marganai, a staffetta con un altro atleta con amputazione transtibiale, ma sopratutto è uno degli ideatori della 24 ore Costa delle Miniere – Sardegna sud ovest: l’evento che è alla terza edizione ed è aperto a tutti gli appassionati del settore, si terrà l’11 e 12 maggio 2019; si tratta di una camminata di circa 62 chilometri con partenza da Portoscuso ed arrivo alla spiaggia di Piscinas che durerà appunto lo spazio di un giorno; saranno 24 ore indimenticabili di cammino anche notturno tra il mare e l’entroterra, un susseguirsi di spiagge dorate, strapiombi di falesie, in uno dei litorali tra i più belli e selvaggi dell’isola. Non si tratta di una gara e quindi tutti i partecipanti partiranno insieme ed arriveranno insieme al traguardo, con una tabella di regolarità di percorrenza, che darà il giusto passo all’impresa. Sono previste delle micro pause in modo da permettere a tutti di completare il percorso; inoltre sarà a disposizione un supporto logistico che garantirà la migliore assistenza, l’uscita e il trasferimento con comodi mezzi anche per chi – eventualmente – non fosse in grado di concludere l’avventura.

Lino Cianciotto lo dice con leggerezza e semplicità: è un progetto importante di sport, di inclusione, di valorizzazione del territorio; il messaggio, è stare insieme all’interno di un progetto in cui non esiste il “diverso”, che il più delle volte – spiega – è una condizione che ci creiamo, noi siamo diversi se siamo noi i primi a pensarlo.

Niente è impossibile, questa è la filosofia: occorrono solo sacrificio, impegno, determinazione per raggiungere gli obiettivi che ci poniamo. E sopratutto il “non posso” non esiste, mai dirlo e soprattutto mai pensarlo.

Alberto Porcu Zanda

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