Nigeria nord-orientale. 10 anni di conflitto e sfollamenti con condizioni di vita e bisogni umanitari che restano gravissimi

A 10 anni dallo scoppio del conflitto nella Nigeria nord-orientale, le persone continuano a fuggire dalla violenza, abbandonando le proprie case e rifugiandosi in campi gestiti dalle autorità statali o allestiti informalmente a fianco delle comunità locali. A distanza di un decennio, il conflitto è tutt’altro che finito. Si stima che siano 1,8 milioni le persone sfollate negli stati nord-orientali di Borno, Adamawa e Yobe, la maggior parte donne e bambini dipendenti perlopiù dagli aiuti umanitari per sopravvivere.

In alcuni campi arrivano ancora oltre 750 persone ogni mese. Con la stagione delle piogge, la salute degli sfollati può facilmente peggiorare. Il cibo non basta da un raccolto all’altro e nel nostro centro nutrizionale a Maiduguri ammettiamo fino a 300 bambini al mese.

Dal 2009, livelli crescenti di insicurezza e gli sfollamenti forzati continuano a sconvolgere la vita delle persone nello stato di Borno. Medici Senza Frontiere (MSF) ha iniziato a rispondere a questa crisi nel 2014.

Molte aree dello stato di Borno restano ancora oggi insicure, il che rende difficile fornire assistenza. Gli operatori umanitari possono lavorare solo nelle enclavi controllate dall’esercito nigeriano e non possono accedere ad altre aree al di fuori del controllo militare. Ma anche in queste enclavi, i bisogni delle persone restano insoddisfatti. Per questo molte persone hanno lasciato la relativa sicurezza dei campi, rischiando la vita al di fuori di essi per cercare cibo e legna da ardere.

Nei campi sfollati ufficiali la restrizione della libertà di movimento mina le opportunità di autosufficienza e impedisce alle persone di coltivare i campi, rendendole fortemente dipendenti dall’assistenza umanitaria per sopravvivere, oltre ad aggravare i traumi fisici e psicologici vissuti in un decennio di violenza.

Nei campi informali le persone vivono in condizioni di sovraffollamento in piccoli appezzamenti di terra, con scarse infrastrutture e supporto umanitario per garantire che i loro bisogni di base vengano soddisfatti. Molte famiglie dormono in minuscole capanne fatte di teli di plastica, vestiti o tessuti strappati, che non riescono a resistere nemmeno a brevi periodi di pioggia.

Da quando siamo arrivati in questo campo otto mesi fa, non abbiamo avuto nemmeno una latrina da poter usare. Defechiamo tutti all’aperto, in un’area qui vicino” racconta Lami Mustapha, una donna di 40 anni che vive con i suoi otto figli in un campo informale a Maiduguri, la capitale dello stato di Borno. Rabi Musa, una madre di 50 anni con 10 figli, ha raccontato agli operatori di MSF di come la vita nei campi informali non sia affatto facile. “Dobbiamo tutti chiedere l’elemosina, compresi i miei figli, o svolgere lavori molto umili per sopravvivere. Non c’è nessuna forma di assistenza per noi”.

Negli ultimi sei anni sono stata costretta a spostarmi tre volte. Le prime due volte sono fuggita da violenti attacchi, la terza per le difficili condizioni di vita” racconta Yakura Kolo, una donna di 30 anni che vive in un campo sfollati con i suoi cinque bambini.

A Maiduguri, l’afflusso di sfollati da tutta la regione ha raddoppiato il numero degli abitanti, da uno a due milioni di persone. Nonostante l’alta concentrazione di organizzazioni umanitarie e aiuti in quest’area, i bisogni sono enormi e i servizi medici non hanno sufficienti risorse.

MSF gestisce il più importante programma di nutrizione terapeutica nel distretto di Fori a Maiduguri, dove si prende cura di bambini gravemente malnutriti con complicazioni mediche. Qui vengono ammessi fino a 300 bambini ogni mese.Nel distretto di Gwange, MSF gestisce un ospedale pediatrico per gli abitanti di Maiduguri e le persone sfollate, con un’unità di terapia intensiva che può anche rispondere a epidemie di malattie infettive. 

Fuori Maiduguri, MSF fornisce assistenza nelle cittadine di Pulka, Gwoza e Ngala, tra cui cure mediche di base o specialistiche, trattamenti per la malnutrizione, servizi di maternità e supporto per la salute mentale.

Essendo l’unica struttura in grado di offrire cure specialistiche in tutta l’area, stiamo facendo il possibile per assorbire l’aumento dei pazienti e il peggioramento delle condizioni sanitarie dovuto a fattori stagionali e alle precarie condizioni di vita” spiega Ewenn Chenard, coordinatore di MSF a Ngala. “In questi campi arriva una media di oltre 750 persone ogni mese. Oltre 60.000 persone sfollate vivono in meno di un chilometro quadro di terra, per la maggior parte in fragili ripari di fortuna che vengono facilmente danneggiati dalle tempeste di vento e sabbia e dalle forti piogge”.

Con l’arrivo della stagione delle piogge, la salute degli sfollati può facilmente peggiorare. È verosimile che possa esserci un aumento dei casi di malaria e le persone che non hanno ricevuto trattamenti di prevenzione sono particolarmente esposte. 

In tutto il Borno, le inondazioni durante la stagione delle piogge hanno danneggiato le infrastrutture igienico-sanitarie e la mancanza di acqua pulita sta aumentando la vulnerabilità delle persone, in particolare dei bambini, a malattie trasmesse dall’acqua come il colera. MSF ha allestito centri di trattamento del colera, con 100 posti letto a Maiduguri e 60 posti letto a Ngala, per rispondere tempestivamente a una potenziale epidemia.

In Nigeria nord-orientale le persone sono ancora esposte a un elevato livello di violenze ed esperienze traumatiche, in un conflitto che non è per nulla risolto” spiega Luis Eguiluz, capo missione di MSF in Nigeria. “La loro sofferenza e vulnerabilità si estende ai campi sfollati, dove i bisogni umanitari più urgenti non trovano risposta adeguata”.

Alberto Porcu Zanda

 

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