martedì, Febbraio 17

Oristano, CeDAC/Prosa: il 6 febbraio “Riva Luigi ’69-’70 – Cagliari ai di’ dello scudetto” di e con Alessandro Lay 

Storia di un campione con “Riva Luigi ’69 ’70 – Cagliari ai dì dello scudetto”, uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Alessandro Lay, ispirato alla figura e alle imprese del leggendario “Rombo di Tuono”, con disegno luci e suono a cura di Giovanni Schirru, progetto sonoro di Matteo Sanna e scenografie di Mario Madeddu, Marilena Pittiu, Matteo Sanna e Giovanni Schirru – produzione Cada Die Teatro in cartellone venerdì 6 febbraio alle 20.30 al Teatro “Antonio Garau” di Oristano per la Stagione di Prosa | Danza e Circo Contemporaneo 2025-2026 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna.

Una pièce che intreccia cronache sportive e note autobiografiche, per raccontare attraverso gli occhi di un bambino una straordinaria epopea moderna: Gigi Riva, grande goleador e hombre vertical, con i suoi tiri potentissimi e pressoché imprendibili, per la nobiltà e coerenza delle sue scelte diventa il simbolo del riscatto di un’intera Isola. Nelle note di presentazione Alessandro Lay – attore, autore e regista – cita Pier Paolo Pasolini: «Il gioco del football è un “sistema di segni”; è, cioè, una lingua, sia pure non verbale. La sintassi si esprime nella “partita”, che è un vero e proprio discorso drammatico» – sostiene lo scrittore e poeta –. «Ci può essere un calcio come linguaggio fondamentalmente prosastico e un calcio come linguaggio fondamentalmente poetico… Riva gioca un calcio in poesia».

In una estetica dello sport di matrice novecentesca, le gesta del fuoriclasse del pallone si trasfigurano in arte, incantano le platee: «Nel 1970, quando il Cagliari divenne campione d’Italia, io avevo 8 anni» – rivela Alessandro Lay –. «Non ricordo molto dello ‘scudetto’, ma ricordo come era la città, come ci vestivamo, come ci appendevamo ai tram per non pagare, l’album della Panini e le partite ‘a figurine’ sui gradini della scuola elementare. Ricordo il medagliere, con i profili dei giocatori del Cagliari sulle monete di finto, fintissimo oro da collezionare. E ricordo vagamente un ragazzo schivo, a volte sorridente, che guardava sempre da un’altra parte quando lo intervistavano. Un ragazzo che puntava i pugni in terra e si faceva tutto il campo correndo ogni volta che segnava un gol…».

Le gesta immortali di Luigi Riva da Leggiuno restano impresse nell’immaginario collettivo, i suoi tiri formidabili ma anche la sua visione del gioco, da irraggiungibile virtuoso del pallone, splendido solista in dialogo con l’orchestra, il suo naturale istinto e la sua capacità di cogliere l’attimo per andare infallibilmente, quasi inesorabilmente in rete sono il tema di un immaginario poema, scritto sul campo e scandito da applausi e ovazioni di folle in delirio. La sua vita “normale”, da ragazzo di periferia”, segnata dalla tragedia della morte del padre e illuminata dal coraggio e dalla determinazione della madre, cui lo unisce un legame fortissimo, fatto di affetto e tenerezza ma anche di antica dignità, si trasforma in leggenda proprio in terra di Sardegna, quell’Isola lontana e sconosciuta dove come un moderno eroe conduce la squadra, di vittoria in vittoria, fino alla conquista dello scudetto. In quel trionfo il riscatto del giovane dallo spirito inquieto, che fin da bambino mal sopporta regole e umiliazioni, tanto da fuggire più volte dai severi collegi per tornare a casa, si intreccia all’orgoglio di un’intera regione, le sue imprese rappresentano il desiderio di affermazione e rivalsa di un popolo di “vinti, ma non convinti” per dirla con Francesco Masala, che approda sulla ribalta nazionale (e internazionale) grazie alle evoluzioni mirabili di una sfera.

La statuaria bellezza di un giovane dio greco, la naturale eleganza e il carattere schivo, da uomo non amante dei riflettori, contribuiscono a creare il mito del grande calciatore, capace di sorprendere gli avversari e gli stessi compagni e cambiare le sorti di una partita, segnando una serie di goals che sembrano talvolta sfidare le leggi della fisica, dagli esordi nel Legnano, poi con la maglia del Cagliari e nelle file della nazionale italiana, di cui è il miglior marcatore con 35 gol segnati su 42 presenze, con risultati e prestazioni eccellenti, che lo designano come uno dei migliori calciatori di sempre. Ma Luigi Riva detto Gigi resta impresso nella mente e nel cuore dei cagliaritani e dei sardi, come dei tifosi di tutto il mondo come simbolo di alta statura morale, di un’idea dello sport come luogo della competizione leale dove valgono talento e tecnica, ragionamento e istinto, capacità individuali e spirito di squadra, generosità e rispetto, ma non i criteri dello showbusiness: punto di riferimento per generazioni di aspiranti calciatori, esempio di onestà e coerenza, anche per il forte legame instaurato con l’Isola, sua patria d’adozione.

Nel suo “Riva Luigi ’69 ’70 – Cagliari ai dì dello scudetto”, Alessandro Lay intreccia i propri ricordi personali e la biografia del campione, traccia la splendida parabola del calciatore e ne sottolinea la profonda umanità, quel senso di lealtà che lo spinge a rifiutare le proposte dei grandi clubs e in particolare le offerte di Gianni Agnelli, che lo vorrebbe nella Juventus, per continuare a giocare nel Cagliari, quasi a ricambiare l’affetto e la fiducia di una città e di una terra che l’hanno accolto gioendo dei suoi trionfi e soffrendo con lui per i duri colpi della sorte (e la scorrettezza degli avversari) che lo spingono a ritirarsi ancora giovane, all’apice della gloria. Una pièce che parla di sport e di umane passioni, drammi esistenziali e responsabilità personali sullo sfondo delle mutazioni politiche e economiche, ma anche sociali e culturali del Belpaese, per mettere l’accento, sulla falsariga di Pier Paolo Pasolini, sulla bellezza del gesto, sulla perfezione del tiro che trasforma i goals di Gigi Riva in autentiche, stupefacenti e inconfondibili opere d’arte.

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