Oristano – tre opere di Carlo Contini saranno donate alla Pinacoteca

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Nel pomeriggio del 27 dicembre prossimo, nella Pinacoteca comunale di Oristano, saranno presentate in anteprima tre grandi opere che i familiari del pittore Carlo Contini, hanno deciso di donare al Comune di Oristano. Si tratta di Luci e ombre del Supramonte, un dipinto del 1961, L’albero della Cuccagna, Il Cristo a tre braccia del 1968, che sin’ora erano custodite a Pistoia, dove risiede la famiglia Contini.

“Un sentimento forte e di vecchia data lega la città a Carlo Contini e alla sua famiglia – sottolineano il Sindaco Andrea Lutzu e l’Assessore alla Cultura Massimiliano Sanna – le straordinarie opere di questo grande artista sono uno dei biglietti da visita più rappresentativi di Oristano, una città che ha amato e nei confronti della quale la sua famiglia nutre il medesimo sentimento, ma anche una città che ha contraccambiato dedicandogli la Pinacoteca comunale e il Liceo Artistico. Con la donazione di queste tre tele questo legame si rinnova. La Municipalità ne è onorata e rivolge un sentito ringraziamento a chi conserva e tramanda la preziosa eredità artistica del grande Carlo Contini”.

Il 2020 per la città di Oristano sarà un anno particolarmente importante e che vedrà primeggiare, a livello espositivo, la grande mostra retrospettiva dedicata all’artista, al quale è dedicata la stessa Pinacoteca e del quale si ricorderà il cinquantenario della morte. Per l’occasione e col coinvolgimento di molti cittadini, verrà messo a confronto il Contini pubblico e il Contini privato, talvolta inedito o poco conosciuto. Le opere, conservate gelosamente dai suoi concittadini, verranno esposte in Pinacoteca e messe in relazione con quelle in possesso del Comune: sarà un viaggio di ricordi, di emozioni e di colori, gli stessi che hanno contraddistinto la sua produzione artistica, un omaggio da parte della Comunità oristanese e del Comune a colui che, nelle sue tante opere ne è stato il più sincero e convinto cantore.

Luci e ombre del Supramonte, monumentale opera del 1961, è uno dei vertici di quel processo astrattivo che caratterizza l’opera tarda di Carlo Contini. Senza mai rinunciare a grumi di figurazione, la composizione è caratterizzata dall’incastro di tasselli di colore incernierati su un asse leggermente inclinato che le conferiscono profondità e dinamismo, assieme a una tavolozza tutta giocata su raffinati accostamenti di terre d’ombra, grigio-azzurri e ocra che evocano, in chiave visionaria, una struttura protocubista.

L’albero della Cuccagna è una delle opere più tormentate di Carlo Contini, come testimonia la sua quasi decennale gestazione, iniziata nel 1958 e portata a termine, dopo numerosi pentimenti e altrettanto numerose modifiche, come dimostra un efficace bozzetto, nel 1967. L’opera definitiva, meno libera dal punto di vista compositivo e attutita nei toni, con una predominanza di ocra, terre, neri e azzurri, definisce con più forza icastica i fanciulli che si inerpicano verso un traguardo che, per il taglio figurale, appare irraggiungibile.

Il Cristo a tre braccia, del 1968 e tra le ultime opere prodotte dall’artista, deve il titolo ad alcuni ripensamenti nella parte alta della tela. Caratterizzata da una tavolozza sempre più limitata all’uso di ocre, di bruni e di blu, l’opera si carica di un’inedita carica drammatica, un espressionismo dolente, violento e cupo, enfatizzato da un segno greve, dalle deformazioni del corpo abbandonato e debordante di Cristo e da un materismo segnico che enfatizza un processo creativo tormentato: un vero e proprio testamento spirituale che, tuttavia, non rinuncia alla ricerca di nuove vie espressive.

Carlo Contini, è nato ad Oristano nel 1903 ed è morto a Pistoia 1970 e viene considerato uno dei più importanti pittori sardi del secolo scorso. La sua produzione si caratterizza per una cifra stilistica ben distinta rispetto agli artisti corregionali suoi contemporanei. Lui stesso era consapevole di questa specificità che nasceva da una verve coloristica di prima grandezza. In un’intervista-confessione a Vincenzo Schivo, apparsa su Il Quotidiano Sardo del 2 gennaio 1949 a margine della XXIV Biennale di Venezia e ripensando alla sua terra d’origine, ebbe a dire: «Qui tutto è grigio, brumoso, freddo … E io amo il colore, vivo per il colore. Per quella ridda di gialli, di rossi, di verdi e di violetti che laggiù turbina nelle mie pupille e mi accieca».

Contini, Biasi e Figari, sono ritenuti gli iniziatori di una “via sarda” della pittura del ‘900. La sua formazione avvenne prima a Roma dove, tra il 1920 e il 1924 frequentò l’Accademia delle Belle Arti e successivamente, dal 1925 fino al 1939, a Venezia.

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