
“Benvenuti a teatro, benvenuti nel mio ufficio”. Giorgia Fumo saluta cosi il pubblico del Teatro Doglio presente ieri sera per “Out of Office”, lo spettacolo in tour in Italia a cavallo fra il 2025 e il 2026.
“Fuori dall’ufficio”, parte da una laurea in ingegneria conseguita a 25 anni e prosegue nel racconto di un lustro trascorso fra il digital marketing e le consulenze nel mondo della moda fino alla scelta di abbracciare il mondo dello spettacolo. Una scelta, quest’ultima, in netto contrasto con gli standard occupazionali previsti dalla sua famiglia composta da un padre dermatologo, una madre infermiera volontaria e una sorella chirurga ortopedica. Due erano le scelte: la grande azienda o il concorso pubblico.
Giorgia Fumo quel lavoro tipico lo abbandona e in questa stand up comedy riesce far ridere raccontando la sua esperienza trascorsa a realizzare slides per le presentazioni su Powerpoint e a sviluppare grafici su calcoli di Excel. Si ride riflettendo pensando, fra le altre cose,quali mansioni corrispondano concretamente a certi acronimi inglesi come “Job titles” tanto in voga attualmente. Per la comica romana, il “Test del Presepe chiarisce che il proprio lavoro è realmente importante solo nell’ essere funzionale fra Gesù Bambino e i Re Magi.
Le guerre quotidiane con i colleghi per la temperature degli uffici, le trasferte che toccano a tutti, gli aperitivi post lavoro, le riunioni aziendali dove fa carriera chi è sempre d’accordo, il look per la cena aziendale di Natale, i manager che spiattellano numeri sul Freccia Rossa. E poi il confronto fra generazioni di lavoratori. “La mia – dice la comica – è quella dove Gigi D’Agostino è il nostor Lucio Battisti”. E cosi fra “Boomer”, “Generazione X” e “Millenial”, vengono inclusi anche i bambini figli degli influencer e le neo mamme che rientrano dalla maternità, “le uniche che vanno volentieri in ufficio”.
Giorgia Fumo, fa sintesi di tutto. Che sia Milano, Livorno o Cagliari, città che lei ha vissuto da liceale, il suo modo di esprimersi è perfettamente in linea con quanto succede più o meno ovunque. Dopo 90 minuti di monologo, a lei va il merito di raccontare un mondo che talvolta è fonte di tensione. A lei vanno i complimenti per averla stemperata.
Giornalista