Paolo Palumbo e la 'stronza' sul palco di Sanremo: "Il mio corpo è diventato una prigione, ma ce la farò, promesso”

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A Sanremo Paolo Palumbo, ‘la stronza’ come compagna di vita ma Paolo ha preso la sua vita e l’ha trasformata in un capolavoro. Bellissima canzone, parole importanti da ricordare nei momenti di difficoltà. Si  è ammalato quattro anni fa, e da allora è diventato un combattente perché come dice nella sua canzone, “Il mio corpo è diventato una prigione. Vorrei mangiare, bere e camminare. Il percorso sarà lungo, ma ce la farò, promesso”, Sono la montagna che va da Maometto pur restando nel letto, per volare mi bastano gli occhi, quelle volte che il mondo sta stretto“.

La canzone  si intitola “Io sono Paolo”, all’Ariston cala il silenzio, si ascolta la voce di Michele Pintus e quella meccanica, da “casello autostradale”, del più giovane malato di Sla d’Europa

Il suo messaggio, parole che hanno colpito come una freccia diritta nel cuore, Paolo  un grandissimo esempio di vita: “Immaginate che il corpo che per anni vi ha sostenuto non risponda più ai vostri comandi – spiega Paolo attraverso la macchina che gli permette di comunicare con il mondo – che non possiate improvvisamente canticchiare la vostra canzone preferita o dissetarvi con un bicchiere d’acqua. Mio fratello Rosario ha lasciato tutto per diventare le mie braccia e le mie gambe: certo ogni tanto litighiamo, ma con il suo amore mi ha insegnato una forza interiore che non sapevo di avere. Grazie a lui e alla mia famiglia, la Sla non mi ha impedito di realizzare tutto ciò che volevo. La mia quindi non è la storia di un ragazzo che si è arreso: quando qualcuno vi dice che non potete farcela, non credetegli. I limiti sono solo dentro di noi. La vita non è una passeggiata, lo scorso mese ho avuto una brutta crisi respiratoria. Quando mi sono risvegliato, ho capito che abbiamo poco tempo, dovremmo riempirlo di amore e altruismo. Date al mondo la parte migliore di voi. Questa malattia colpisce senza conoscere ceti sociali, età e progetti: non buttate via la vostra vita. Chiedetevi: è così che sognavate di vivere? È questo il mestiere che vi fa svegliare con il sorriso ogni mattina?”.

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