
C’è un filo rosso che unisce molte delle crisi che colpiscono la Sardegna: ogni volta che qualcosa diventa essenziale, qualcuno trova il modo di trasformarlo in un business. L’acqua, i trasporti, l’energia. Ora tocca al pellet. E la storia si ripete con una puntualità quasi offensiva
Un’isola lasciata al freddo mentre i prezzi bruciano
Il pellet non è un capriccio. Non è un lusso. È il modo in cui migliaia di famiglie sarde si scaldano. Eppure, da settimane, chi entra in un negozio si sente rispondere che non ce n’è. O che “forse arriva”, ma a un prezzo che cambia di giorno in giorno, sempre verso l’alto.
La domanda che molti evitano di fare, ma che ormai è inevitabile, è semplice: com’è possibile che un prodotto così diffuso diventi improvvisamente introvabile proprio quando serve di più?
Rincari indecenti: quando il mercato diventa un alibi
I rivenditori parlano di costi di importazione, di dazi, di logistica. Tutto vero, tutto plausibile. Ma non basta a spiegare aumenti così violenti e così disomogenei. Perché se davvero il problema fosse globale, i prezzi dovrebbero salire ovunque allo stesso modo. Invece in Sardegna si assiste a un fenomeno diverso: un far west tariffario, dove ogni esercente fa storia a sé.
E quando un bene essenziale diventa terreno di caccia per chi vuole speculare, non si può più parlare di mercato. Si deve parlare di responsabilità.
Speculazione? Le Procure indagano. Ma il danno è già fatto
Le associazioni dei consumatori hanno presentato esposti. Le Procure li stanno valutando. L’Antitrust osserva. Ma mentre le istituzioni si muovono con la lentezza che le contraddistingue, le famiglie pagano. Pagano troppo. Pagano subito.
E la sensazione, sempre più diffusa, è che qualcuno abbia deciso di approfittare della situazione. Perché quando un prodotto sparisce dagli scaffali e riappare a prezzi gonfiati, la parola “speculazione” non è più un’ipotesi: è un sospetto legittimo.
L’insularità come scusa eterna
Ogni volta che qualcosa costa di più in Sardegna, la risposta è sempre la stessa: “Siamo un’isola”. Una frase che ormai suona come una presa in giro. L’insularità non può essere la giustificazione universale per ogni abuso, ogni ritardo, ogni rincaro.
Se l’isola è penalizzata, chi dovrebbe tutelarla? Perché non lo fa? E soprattutto: perché ogni crisi diventa un’occasione per qualcuno di guadagnare?
Un sistema che si regge sull’inerzia
Il problema non è solo il pellet. È la struttura. È l’assenza di controlli tempestivi. È la mancanza di alternative energetiche. È la dipendenza totale da importazioni che rendono la Sardegna vulnerabile a ogni oscillazione del mercato.
E in questo vuoto, c’è sempre chi si infila. Chi compra prima, chi accaparra, chi rivende a prezzi folli. Chi approfitta del freddo degli altri per scaldarsi il portafoglio.
Giorgio Lecis

Giornalista. Direttore responsabile