Pisa. Troppi uomini in cattedra, così è imbarazzante, assumiamo donne

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La questione femminile in primo piano alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Quella che è considerata una delle eccellenze mondiali nel campo della formazione conta tra le sue fila appena quattro docenti donna su 35.    In sintesi si cercano professoresse alla scuola Normale Superiore di Pisa, è quello che ha detto il direttore del prestigioso centro di ricerca, Vincenzo Barone, nel corso dell’inaugurazione a Firenze di un centro di studi intitolato all’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. L’ennesima proposta di quote rosa? «No – spiega il professor Barone-   Per noi quella non è la soluzione perché è contraria al principio del merito al quale non ci ispiriamo. Noi diciamo che, a parità di risultati, d’ora in poi sceglieremo la concorrente donna. Io, nel mio piccolo, ci ho sempre creduto. Non a caso il settore in cui insegno, la chimica, è l’unico in cui su due docenti una è una donna, Chiara Cappelli, peraltro l’unica in tutto l’ambito scientifico: chimica, fisica, matematica e biologia.Tra gli studenti abbiamo più donne che uomini. Poi, tra assegnisti e ricercatori, la percentuale diventa più o meno 50 e 50, mentre arrivando ai professori la disparità è totale. E questo a mio parere non è più accettabile. Io sono assolutamente convinto che l’equilibrio di genere faccia bene all’università perché ci vogliono visioni complementari. Ma il punto è che in Italia abbiamo le mani legate. Siamo l’unico Paese in cui un’università non può chiamare il docente di cui ha bisogno. Se mi serve un professore di archeologia etrusca, non posso stilare una shortlist di esperti e scegliere il più adatto alle mie necessità. Sono costretto invece a servirmi della graduatoria generale di archeologia redatta in base a criteri puramente quantitativi. Dietro questa scelta c’è la malintesa idea che, lasciati a noi stessi, faremmo chissà quali imbrogli». In altre parole, per operare un riequilibrio di genere nel mondo accademico bisognerebbe che le università fossero in grado di assumersi la responsabilità delle proprie scelte e che il merito, invece di essere valutato  su basi quantitative venisse valutato ex post sulla base dei risultati. «Se poi dopo tre anni il docente o la docente che ho scelto non porta i risultati che mi aspettavo – conclude Barone – è giusto che ci sia una penalità, anche in termini di finanziamenti. Ma noi oggi questo non lo possiamo fare, perché la legge non ce lo consente. Perfino le Poste hanno maggiore flessibilità nella scelta dei dirigenti».
L’idea di favorire la selezione di professoresse a parità di risultato con i concorrenti maschi sarebbe “ovviamente applicata a tempo: avrebbe senso farlo solo fino al momento in cui ve ne fosse necessità e non un attimo oltre“.
Le “mosche bianche” che ricoprono il ruolo di docente ordinario o associato alla Normale di Pisa provengono per la maggior parte dal mondo umanistico: Anna Magnetto insegna Storia greca, Ilaria Pavan Storia contemporanea e Lina Bolzoni Letteratura italiana. C’è poi Chiara Cappelli, docente di Chimica fisica nella classe di Scienze matematiche e naturali.

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